TRENTO. Dopo mesi di discussioni accese sul nuovo Statuto, polemiche sulla riforma Gelmini e perplessità sulla delega che trasferisce le competenze in materia di Università dallo Stato alla Provincia, si apre a tutti gli effetti una nuova fase per l’ateneo trentino. E il primo passo concreto della rivoluzione prevede l’addio all’attuale assetto, composto da 7 facoltà e 13 dipartimenti, per partire con una nuova organizzazione. Le facoltà spariranno e, tra fusioni più o meno gradite, nasceranno grandi dipartimenti che diventeranno il cuore pulsante della didattica e della ricerca.
Nelle scorse settimane sulle scrivanie degli uffici di via Belenzani sono arrivate le proposte elaborate dai vari consigli di facoltà. Nel complesso sono state ipotizzate 10 strutture. Se per Giurisprudenza, Sociologia, Lettere e Scienze cognitive non cambierà molto rispetto alla situazione attuale, in quanto resteranno tutte in un unico dipartimento, qualche novità in più si profila per Economia, Ingegneria e Scienze. La facoltà di via Inama in un primo momento sembrava indirizzata alla creazione di due dipartimenti, ma invece il consiglio di facoltà ha optato per un’unica struttura che si chiamerà “Dipartimento di scienze economiche e management”. Si spezza in due invece Scienze. La situazione più delicata è, però, quella della facoltà di Mesiano, che verrà divisa in due macrodipartimenti: da una parte “Ingegneria civile, ambientale e meccanica”, dall’altra “Ingegneria dei materiali e delle tecnologie industriali”. Il voto del consiglio di facoltà ha così “fatto fuori” una realtà importante, rappresentata dai docenti di progettazione architettonica della facoltà. Il professor Pino Scaglione ha espresso disagio e dissenso per una decisione che ha definito “gravissima”. Per questo i docenti di architettura sono alla ricerca di una collocazione “più adatta”. Quello di Ingegneria non è comunque l’unico caso di “migrazione” dei docenti. Questo, infatti, è uno degli effetti della riorganizzazione. E un esempio eclatante è rappresentato dalle facoltà di Giurisprudenza ed Economia. Molti professori in queste ore stanno cambiando casacca, pardon, dipartimento. In particolare i titolari delle cattedre condivise da più facoltà che possono permettere un trasloco spontaneo da una delle vecchie facoltà ad uno dei nuovi dipartimenti in fase di definizione.
Questa è la situazione attuale. Ora la palla passa ad una commissione “speciale” che avrà il compito delicato di valutare la bontà di quanto messo nero su bianco dai consigli di facoltà. Questa commissione è composta da Marco Tubino, preside di Ingegneria, Maurizio Giangiulio, preside di Lettere, Luca Nogler, preside di Giurisprudenza, Michele Andreaus, direttore del dipartimento di Informatica e studi aziendali, Roberto Cubelli, direttore di Scienze della cognizione e della formazione, ed infine da Carlo Buzzi, direttore di Sociologia e ricerca sociale. A loro spetta l’ultima parola per dare il via libera alle strutture che comporranno a tutti gli effetti la nuova Università di Trento e che, probabilmente entro l’estate, saranno chiamate alle urne per eleggere i propri direttori.
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