VALLE DEL CHIESE. «Sono 88 le donne disoccupate in Valle del Chese e per loro, uno dei pochi sbocchi occupazionali è Azione 19. I posti a disposizione, tra lavori nel verde e nel sociale, sono 60 e le donne rappresentano il 60/70 per cento del totale degli assunti.Di queste ben 36 vivono o risiedono a Storo». Ad affermarlo è Vigilio Giovanelli, sindaco di Storo, da sempre garante dell’occupazione. «Si tratta di forze lavorative, per lo più con famiglia, espulse dal lavoro e che da allora non sono più riuscite a trovare occupazione», sottolinea ancora il sindaco.

Tra queste ci sono le cosiddette “dame di compagnia”, cioè quelle destinate all’interno delle tre Case di riposo per tenere compagnia e fare animazione, che in tutto ammontano a circa a una ventina. Solitamente lavorano per circa otto mesi, mentre per gli altri quattro usufruiscono della disoccupazione. Le strutture destinate ad accoglierle sono quelle di Strada, Condino e Storo. Al di là di quelle di Storo, altre donne intenzionate ad accedere ad Azione 19 (disbosco e pulitura zone verdi, strade e piazzette o di supporto) ve ne sarebbero al momento 12 di Bondone, 6 di Castel Condino, 7 di Condino, 4 di Roncone e 3 Bersone mentre un’isola davvero felice risulta essere Bondo e Pra di Bondo dove almeno finora non si riscontra nessuna richiesta. Quest’ultime hanno negli anni sono riuscite a trovare occupazione in ambito ospedaliero.

Il presidente di Agri 90’ sostiene: «Tra le donne si riscontra un nuovo interesse per il lavoro nei campi. Vengono in coop e chiedono informazioni e delucidazioni su come intraprendere la coltivazione di frutta minore, tra cui fragole e lamponi. Sembrano bene intenzionate e questo fa bene sperare». Un tempo, da queste parti la situazione era molto diversa quando nella sola zona di Storo le donne occupate in più aziende erano almeno 200. In attività c’erano Filatura e Cotonificio Trentino, Condel era Zanardi prima e Lowara poi. La stessa Sapes, che allora faceva riferimento alla famiglia Miglio, di donne occupate ne aveva avute fino a una cinquantina. Era considerata un’azienda modello dove quasi ogni famiglia aveva un occupato. A Storo, allora c’era anche una fabbrica d’armi, il cui capo fila risultava Riva. Da quelle stesse officine era uscito il fucile che aveva colpito mortalmente il presidente statunitense Kennedy. Sempre a Storo, le maglierie Oggiano e Vaifro, che anch’essere davano lavoro a sole donne. A Condino prevaleva la Gra con personale femminile che realizzava e cromava maniglie. Era l’azienda del compianto commendatore Giacinto Rivadossi che proveniva da Agnosine e che nel 1961 occupava più di 100 dipendenti, quasi la metà erano donne. Nello stesso paese, oltre all’ambita Cartiera (Trentine prima e ora Carmignano) dove il personale femminile era limitato, operava anche la Manifattura Mascheri poi approdata in Marocco. A Pieve di Bono, c’erano i calzifici Orven e Vela che contavano circa 200. Sempre nella stessa Busa la storica Nicolini di Strada ( dove ora c’è il Bic) che assorbiva tante donne e ad una infinità di famiglie.