TRENTO. Dalle 22 di questa sera sulle autostrade e dalle 7.30 di domani mattina su tutte le altre strade, scatta lo sciopero dei benzinai che per tre giorni incroceranno le braccia chiudendo tutti gli impianti. E se le associazioni dei consumatori denunciano possibili ricadute speculative in seguito alla serrata, la Faib Confesercenti sottolinea come l'azione sia necessaria perché, spiega il coordinatore Carlo Pallanch, «i problemi del settore sono gravi anche in Trentino: a rischio molti posti di lavoro».
Partiamo con gli orari dello sciopero. I primi impianti a chiudere saranno quelli autostradali per i quali la serrata scatterà alle 22 di questa sera per concludersi alla stessa ora di venerdì. Sulla viabilità ordinaria lo sciopero invece scatterà alle 7.30 di domani e durerà sino alle 7 di sabato.
Anche in provincia di Trento le pompe di benzina aderiranno allo sciopero nazionale proclamato in maniera unitaria dalle sigle delle associazioni che rappresentano benzinai e gestori di stazioni di servizio. «Aderiamo allo sciopero - spiega Carlo Pallanch, coordinatore provinciale della Faib Confesercenti - perché i problemi sollevati col governo a livello nazionale riguardano anche noi». In particolare il presidente nazionale della Faib Martino Landi fa sapere che «mentre congiuntura economica e contrazione dei consumi contribuiscono alla sofferenza di un intero settore, l'unica strategia che l'industria petrolifera sa mettere in atto è quella di abbandonare gli investimenti e smobilitare, nonché di scaricare duramente sull'anello finale della filiera, quello dei gestori, tutte le contraddizioni del sistema». Ai gestori, infatti, vengono negati diritti fondamentali, relazioni commerciali corrette e non precarie, risultati economici che ogni impresa deve conseguire, e, attraverso le gravissime discriminazioni sui prezzi di cessione, è posto nelle condizioni di non poter più competere e, infine, di soccombere al mercato. «Nel contempo - ribadisce la Faib - il governo lancia una ennesima quanto inutile ristrutturazione della distribuzione dei carburanti, che avvantaggia solo petrolieri, retisti e grande distribuzione: 25.000 gestori e 75.000 addetti agli impianti rischiano di perdere diritti e lavoro a causa di una norma che di fatto cancella ogni governance della rete distributiva, distrugge la contrattazione collettiva, azzera il servizio diffuso al territorio ed infine caccia i gestori, le loro famiglie ed i loro dipendenti dagli impianti».
Sul tema intervengono anche i consumatori. «Lo sciopero - spiegano le associazioni - non solo comporterà gravi disservizi per i cittadini, ma determinerà anche ricadute speculative, come sempre accade, in vista della chiusura degli impianti. È gravissimo che non si sia riusciti a ricomporre la frattura con i gestori della rete di distribuzione».

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