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TRENTO. L’approdo nel Patt dell’ex consigliera 5 Stelle Manuela Bottamedi diventa un caso politico, con Pd e Upt che stoppano l’alleato autonomista alle prese con una massiccia «campagna acquisti» in vista soprattutto delle elezioni comunali del prossimo anno. A Trento l’operazione di agganciamento di consiglieri di altri partiti - Paolo Dal Rì (ex Pdl), Dario Maestranzi (ex Forza Italia, poi Leali e Fare), Paolo Zanlucchi (ex Udc) - è cominciata da tempo (Trentino del 26 ottobre, ndr). Ma il nuovo acquisto dell’ex grillina Bottamedi che quattro mesi fa ha rotto polemicamente con il movimento, ora alza il livello della sfida agli alleati. Anche perché in consiglio provinciale il Patt raggiunge il gruppo del Pd a quota 9 consiglieri: una parità che può cambiare gli equilibri, anche se Bottamedi è considerata più vicina all’ala riformista del Patt.
Lo stop di Pd e Upt. Dopo il vicepresidente Alessandro Olivi, che sabato aveva twittato «Rispetto al raccatta tutto il calciomercato della serie A è roba da educande», nel Pd interviene il capogruppo provinciale Alessio Manica. «C’è una maggioranza che ha vinto le elezioni e un suo eventuale allargamento lo decide la maggioranza, non un partito. Quindi mi aspetto che il Patt ponga il problema al tavolo di coalizione. E se domani arriva l’Upt che mi dice che porta i tre di Progetto Trentino? Non è una questione di percorsi singoli, abbiamo sottoscritto programmi diversi». «Ci sta che il Patt, come tutti i partiti, cerchi di consolidare la propria base, ma imbarcare chiunque, compreso chi militava in Forza Italia e nel Pdl, non mi sembra francamente un metodo lungimirante e dubito che rafforzi la maggioranza». «Sarà meglio che i segretari politici si incontrino», conclude Manica. Sulla stessa lunghezza d’onda il capogruppo Upt Gianpiero Passamani: «Ugo Rossi è stato eletto presidente con i voti di una coalizione composta da Pd, Upt, Patt, Socialisti, Verdi, Idv. Non di altri, non del Movimento 5 Stelle». «È come se noi - aggiunge - portassimo in maggioranza Pt senza dire niente...». Così insomma non va. E l’annuncio del capogruppo Patt Lorenzo Baratter di volerne parlare con i capigruppo di maggioranza «per una questione di correttezza politica e istituzionale», agli alleati suona tardivo.
Panizza «Patti chiari con chi aderisce». Agli alleati indispettiti risponde il segretario del Patt Franco Panizza con una lunga nota domenicale: «Ma quale calcio mercato, il nostro progetto è sempre stato chiaro: il Patt partito di raccolta, il Partito dei Trentini, di chi si riconosce negli ideali dell’autonomia». Nessuna paura di «annacquare la base o snaturare i nostri principi», chiarisce Panizza, «chi entra nel Patt li accetta e vi si riconosce». «Con Bottamedi, così come con Maestranzi e gli altri, abbiamo fatto un patto molto chiaro. Ognuno nel Patt è libero di esprimere il proprio pensiero ma poi c’è il rispetto della disciplina di partito e loro hanno accettato». «Non temano Pd e Upt, il Patt non vuole indebolire gli alleati ma rafforzare la coalizione. Attenti a pensare di essere autosufficienti. Io preferisco un partito grande con tante idee. E poi, il Pd che tanto parla è forse omogeneo al suo interno?». Baratter replica a Olivi con un’altra battuta: «Chi spiega a Olivi la differenza tra fare campagna acquisti e trovare bravi giocatori che sognano di stare nella tua squadra? Le squadre materasso non fanno campagne acquisti».
M5S all’attacco. Intanto sui social i grillini attaccano Bottamedi. Il deputato Riccardo Fraccaro posta un video con un montaggio di dichiarazioni dell’ex collega: durante un incontro una militante 5 Stelle la accusa di non aver rispettato l’impegno a rinunciare a parte dell’indennità di consigliera: «Dove metto i miei soldi sono fatti miei», è la risposta. «Sei vergognosa, tieniti il malloppo!», le urla la contestatrice. «Questo è il M5S, ecco perché ne sono uscita», chiude Bottamedi.
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