FAEDO. Tecnicamente si definisce «zona di addestramento cani con sparo», e – se approvata – sarebbe la prima in Trentino. Il progetto lo hanno presentato alcuni privati, riuniti nell'azienda agricola De Salvador e Ortler, proprietaria della zona. Siamo nei boschi pregiati di Cadino Alto, sopra Faedo. Una zona d'incanto, solo in minima parte occupata da vigneti e prati: il resto è bosco. L'idea dei privati – ora all'attenzione della Provincia – è di destinare fra i 75 ed i 100 ettari (praticamente l'intera zona) all'addestramento dei cani da caccia. Con la possibilità di sparare ed abbattere fagiani, starne e quaglie d'allevamento (appositamente immessi nel territorio). Un'idea destinata a far discutere, facile immaginare le proteste degli animalisti. Eppure, a sorpresa, i primi a sollevarsi sono proprio i cacciatori della zona. Per loro Cadino Alto è una sorta di «polmone faunistico». Un'oasi nella natura, rispettata anche con regolamenti informali, che consentono – ma allo stesso tempo limitano – l'attività venatoria. Se il progetto dovesse essere approvato, i cacciatori perderebbero ogni loro diritto e controllo. Ed in zona, lamentano loro, si riverserebbero cacciatori da tutta la Provincia, e non solo. Perché, ora, chi è in cerca di una zona d'addestramento è costretto ad andare in Veneto, e quella di Faedo sarebbe una novità.

Il progetto prevede di ospitare 40 cacciatori al giorno, con turni da non più di 10 persone. Ogni cacciatore potrà abbattere fino a 10 capi, l'attività si svolgerebbe dalle 7 alle 18. Il via libera dovrà essere dato dalla giunta provinciale, a cui spetta il giudizio definitivo.

Nel frattempo l'assemblea dei cacciatori di Faedo – con un parere che è obbligatorio, ma non vincolante – negli scorsi mesi ha formalizzato la propria contrarietà. Fra i no, ai tempi c'era anche quello dell'ex sindaco Bruno Faustini. Ma oggi il comune di Faedo è commissariato, non avendo raggiunto il quorum alle ultime elezioni. A farsi portavoce della protesta è quindi Paolo Fontana, rettore della riserva comunale. «Il problema è che la zona non è quella giusta», spiega Fontana. «Gli ambientalisti ci definiscono come distruttori della natura, in realtà non è così: vogliamo tutelare e rispettare la fauna dei nostri boschi». «Abbiamo sempre mantenuto un rapporto corretto con i proprietari, non è uno scontro con loro», specifica Franco Sandri, anche lui cacciatore di Faedo. «Ci sono però delle norme molto precise, in tutela dell'ambiente e della fauna. Il progetto ipotizzato è fuori da ogni logica: è una sorta di tiro al piccione. Sicuramente un ottimo business, ma in un luogo inadatto dal punto di vista naturalistico».

Un anfiteatro geologico, che secondo i cacciatori sarebbe a rischio, se il progetto venisse approvato. Danni venatori, anche legati all'improvviso traffico, su una strada che è oggi percorribile solo a piedi. (d.e.)