TRENTO. Aumenta l'Iva col primo di gennaio? Per molte aziende sarà un costo aggiuntivo ma le procedure di adeguamento costituiscono un'inattesa opportunità di occupazione, seppur temporanea.

Il mondo dei bar e quelli dei distributori automatici di bevande calde, bibite e snack, hanno dei punti comuni, pur restando realtà parallele. E l'aumento dell'Iva è, però, una differenza: «Il problema non sono i punti in più di Iva, ma la tassazione nel suo complesso. Come baristi – dice il responsabile della categoria Giorgio Buratti – stiamo monitorando questo periodo da euforia festaiola. Vedremo come andranno i consumi, nel frattempo attendiamo di avere il quadro completo dei provvedimenti governativi in materia e di conoscere quale aliquota andrà ad applicare il comune di Trento, sulle tasse di propria competenza. Col quadro completo, valuteremo se gli aumenti saranno assorbili, o se saremo costretti a ritoccare i listini».

Se la realtà è data da un calo dei consumi, un aumento non peggiorerebbe solo la situazione ? «Per questo monitoriamo il mercato, nel periodo di apertura dei mercatini natalizi. Oggi i consumi si sono ridotti. Spesso la colazione è di un solo cappuccino, la gente entra meno al bar e chi lo faceva più volte al giorno, ha calato anche sotto questo aspetto».

Il mondo dei distributori automatici perderà il beneficio dell'Iva agevolata, in atto per i distributori posti all'interno delle attività lavorative, a favore di un'unica aliquota del 10% come precedentemente era solo per le “macchinette” a disposizione del pubblico. Marcello Rosa è da 38 anni titolare della Dolomatic di Lavis che conta su 130 dipendenti, 1800 distributori di cialde e 5000 di snack, acqua e bibite: «Al lato pratico l'aumento dell'Iva finirà per pesare sulle tasche dei lavoratori, che pagheranno di più la consumazione. Ma ci rimettiamo anche noi, perché difficilmente riusciremo a modificare tutti i distributori entro il primo di gennaio. Senza considerare il tempo commerciale perso per spiegare ai clienti il cambio di listino – scatterà anche l'aumento al centesimo superiore – e quello tecnico per modificare le schede». Farete tutto con i vostri dipendenti? «Solo in parte. Abbiamo assunto 3 ragazzi a tempo determinato per affrontare la nuova situazione».

Pio Lunel è titolare di due aziende la Aesse Service per il Trentino e Automatic Service per l'Alto Adige, complessivamente 3000 distributori : «Il discorso non è nuovo, ed è comune a tutte le realtà che costrette a fare gli esattori dello Stato, debbono anche spendere per poterlo essere. Per noi l'aumento dell'Iva sarà solo un costo indiretto: meno consumi ed un periodo di adattamento del mercato, da affrontare con nuove assunzioni, seppur a termine. Il calo dei consumi è già in atto. Rapportando i consumi con l'anno passato, non solo abbiamo una battuta ( in sostanza il corrispondente dello scontrino fiscale ndr) mediamente inferiore, ma ormai ci si rivolge ai prodotti di costi inferiori: abbiamo incrementato il consumo dell'acqua, nei confronti delle bibite tra le quali sono calati drasticamente i consumi di quelle di maggior costo. Sicuramente calata anche la frequenza. La maggior parte dei distributori sono nell'ambito dei luoghi di lavoro. Se scatta la cassa integrazione, per noi è un danno enorme o se ci sono dei licenziamenti peggio ancora».