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TRENTO. Marco Cainelli di Sopramonte, classe 1944: macellaio da cinquantasette anni e da cinquanta anni tondi tondi macellaio in proprio. Il mezzo secolo compiuto in queste settimane si festeggerà pubblicamente in autunno inoltrato. Come? Sarà una sorpresa.
La storia da raccontare deve iniziare dall'aneddoto famigliare più volte ricordato dal padre ai figli. Siamo negli anni del boom, ossia i primi anni Sessanta. Questo è il dialogo tra un mezzadro di Sopramonte, il padre di Marco, e un meccanico in proprio: “Me tolé me fiol el Marco, ch'el gha 16 ani, a laoarar da voi come mecanico?” La risposta «possibilista»: “Quant me dè al mes, voi a mi, se v'el togo?” “Grazie, come non deto, bondì!”
Alla sera, a cena, il mezzadro, padre di altri cinque figli, avvilito, dice al figlio Marco: “Va là, Marco, vei che te vai a far fen sul mont. L'è mejo”.
Prima doverosa considerazione: questa era la disoccupazione giovanile di quei tempi. Eppure era boom economico.
E anziché a “fare fieno”, Marco è sceso a Trento in piazza Erbe nella mitica macelleria Camin come garzone di bottega e poi come macellaio. Lo ha fatto per 11 anni. Poi è passato per due anni alla concorrenza in Corso 3 novembre da Grasselli. Nessuno sa dire come e perché a Sopramonte, poche centinaia di anime stanziali, sia stato e sia tuttora un sobborgo di macellai (Segata, Belli). Chissà.
Sta di fatto che nell'autunno 1967 Fausto Segata, proprietario di una piccola macelleria lì a Sopramonte, imprenditore che ormai stava ragionando in grande, va casa di Marco e gli propone di prendere in affitto la propria piccola macelleria.
È un salto nel buio. Marco passa notti insonni, si macera nelle preoccupazioni e ansie. Fa conti mentali a ripetizione e infine con “celeti e celeti de coragio” prende la decisione: sì, mi metto in proprio. Poco tempo dopo si riaffaccia in negozio Fausto Segata: “Vendo sia il negozio che la casa. Comperi tu?” Affare fatto. E i soldi? Naturalmente ci pensa la Cassa rurale il cui direttore, però, a fine di ogni giornata entra in macelleria e, anziché comperare un paio di lucaniche, va a prelevare l'incasso.
Seconda doverosa considerazione: altro che crediti bancari in sofferenza!
Tutta l'attività di Marco Cainelli va avanti bene e sempre meglio anche perché – lo dice e lo ripete assieme ai figli Christian (1971) e Manuel (1974) che confermano con entusiasmo – Marco nel 1970, tre anni dopo la grande decisione di mettersi in proprio, ha fatto l'”affare” più importante e decisivo della vita: si è sposato con Laura, una segretaria dello studio legale di Flavio Mengoni. È lei il faro, il parafulmine, il propellente dell'impresa, la suggeritrice, la consolatrice nei momenti difficili, l'ottimista quando si potrebbe o si dovrebbe essere pessimisti.
E la nave va. Non esageriamo, la barca va. Sicura. Nasce Christian che ha tanta poca voglia di studiare che a 16 anni nel 1987 comincia a lavorare con il padre che non gli risparmia qualche calcio (metaforico) nel culo quando combina in laboratorio qualche fesseria. Gliene dice – tanto per restare in tema – “de bo e de vaca”.
Nel 1982 – Marco e Laura lo intuiscono, e tanto per cambiare sono d'accordo – approntano la prima ristrutturazione della macelleria e nel 1986 aprono un punto vendita a Sardagna chiuso nel 1997. La politica della coppia Marco e Laura – è doveroso coinvolgere nella ammirazione per la gestione la moglie Laura – è quella caratteristica della migliore trentinità: passi brevi senza strafare. Di più: bisogna valorizzare il prodotto locale, ossia, parlando di macelleria, lavorare e vendere carne solo indigena. Dopo Christian nasce anche Manuel che preferisce studiare diplomandosi perito elettronico. Ma quando capisce che la sua mano può e deve servire al meglio in famiglia, al computer preferisce il quarto di manzo e il laboratorio super moderno. E così entra anche lui nell'azienda famigliare.
Altra tappa: nel 1990 il primo dipendente, un moldavo. Poi con l'apertura nel 2014 di due nuovi punti vendita a Cavedine a a Trento in Largo Carducci, i dipendenti sono saliti a sei. Dei quali Christian Cainelli scandisce i nomi con entusiasmo: Thomas, Giorgio, Gianni, Francesco, Matteo, Elisa. I quattro Cainelli più sei: i magnifici dieci.
Si festeggia? Certo, certo. E il fieno dei sedici anni? Un ricordo che vale la pena tener sempre presente.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La storia da raccontare deve iniziare dall'aneddoto famigliare più volte ricordato dal padre ai figli. Siamo negli anni del boom, ossia i primi anni Sessanta. Questo è il dialogo tra un mezzadro di Sopramonte, il padre di Marco, e un meccanico in proprio: “Me tolé me fiol el Marco, ch'el gha 16 ani, a laoarar da voi come mecanico?” La risposta «possibilista»: “Quant me dè al mes, voi a mi, se v'el togo?” “Grazie, come non deto, bondì!”
Alla sera, a cena, il mezzadro, padre di altri cinque figli, avvilito, dice al figlio Marco: “Va là, Marco, vei che te vai a far fen sul mont. L'è mejo”.
Prima doverosa considerazione: questa era la disoccupazione giovanile di quei tempi. Eppure era boom economico.
E anziché a “fare fieno”, Marco è sceso a Trento in piazza Erbe nella mitica macelleria Camin come garzone di bottega e poi come macellaio. Lo ha fatto per 11 anni. Poi è passato per due anni alla concorrenza in Corso 3 novembre da Grasselli. Nessuno sa dire come e perché a Sopramonte, poche centinaia di anime stanziali, sia stato e sia tuttora un sobborgo di macellai (Segata, Belli). Chissà.
Sta di fatto che nell'autunno 1967 Fausto Segata, proprietario di una piccola macelleria lì a Sopramonte, imprenditore che ormai stava ragionando in grande, va casa di Marco e gli propone di prendere in affitto la propria piccola macelleria.
È un salto nel buio. Marco passa notti insonni, si macera nelle preoccupazioni e ansie. Fa conti mentali a ripetizione e infine con “celeti e celeti de coragio” prende la decisione: sì, mi metto in proprio. Poco tempo dopo si riaffaccia in negozio Fausto Segata: “Vendo sia il negozio che la casa. Comperi tu?” Affare fatto. E i soldi? Naturalmente ci pensa la Cassa rurale il cui direttore, però, a fine di ogni giornata entra in macelleria e, anziché comperare un paio di lucaniche, va a prelevare l'incasso.
Seconda doverosa considerazione: altro che crediti bancari in sofferenza!
Tutta l'attività di Marco Cainelli va avanti bene e sempre meglio anche perché – lo dice e lo ripete assieme ai figli Christian (1971) e Manuel (1974) che confermano con entusiasmo – Marco nel 1970, tre anni dopo la grande decisione di mettersi in proprio, ha fatto l'”affare” più importante e decisivo della vita: si è sposato con Laura, una segretaria dello studio legale di Flavio Mengoni. È lei il faro, il parafulmine, il propellente dell'impresa, la suggeritrice, la consolatrice nei momenti difficili, l'ottimista quando si potrebbe o si dovrebbe essere pessimisti.
E la nave va. Non esageriamo, la barca va. Sicura. Nasce Christian che ha tanta poca voglia di studiare che a 16 anni nel 1987 comincia a lavorare con il padre che non gli risparmia qualche calcio (metaforico) nel culo quando combina in laboratorio qualche fesseria. Gliene dice – tanto per restare in tema – “de bo e de vaca”.
Nel 1982 – Marco e Laura lo intuiscono, e tanto per cambiare sono d'accordo – approntano la prima ristrutturazione della macelleria e nel 1986 aprono un punto vendita a Sardagna chiuso nel 1997. La politica della coppia Marco e Laura – è doveroso coinvolgere nella ammirazione per la gestione la moglie Laura – è quella caratteristica della migliore trentinità: passi brevi senza strafare. Di più: bisogna valorizzare il prodotto locale, ossia, parlando di macelleria, lavorare e vendere carne solo indigena. Dopo Christian nasce anche Manuel che preferisce studiare diplomandosi perito elettronico. Ma quando capisce che la sua mano può e deve servire al meglio in famiglia, al computer preferisce il quarto di manzo e il laboratorio super moderno. E così entra anche lui nell'azienda famigliare.
Altra tappa: nel 1990 il primo dipendente, un moldavo. Poi con l'apertura nel 2014 di due nuovi punti vendita a Cavedine a a Trento in Largo Carducci, i dipendenti sono saliti a sei. Dei quali Christian Cainelli scandisce i nomi con entusiasmo: Thomas, Giorgio, Gianni, Francesco, Matteo, Elisa. I quattro Cainelli più sei: i magnifici dieci.
Si festeggia? Certo, certo. E il fieno dei sedici anni? Un ricordo che vale la pena tener sempre presente.
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