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TRENTO. Boom di partite Iva in Trentino. Nel mese di agosto ne sono state aperte l’11,9% in più rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Un dato in controtendenza rispetto a quanto avviene a livello nazionale, dove si è registrato invece un calo del 6,5%, con un totale di 16.265 nuove partite Iva.
Secondo il ministero dell'Economia «sembra consolidarsi la tendenza degli effetti derivanti dalle nuove forme contrattuali introdotte dal “Jobs act”, accompagnate dagli incentivi fiscali per le assunzioni a tempo indeterminato, che sembrano aver continuato a favorire la costituzione di rapporti di lavoro dipendente rispetto a rapporti di lavoro autonomo con partita Iva».
Non si spiega dunque il picco verificatosi in Trentino, soprattutto in considerazione del beneficio prodotto dal Jobs act. Lo conferma Franco Ianeselli, segretario della Cgil: «Secondo me è presto per vedere la tendenza, ma è sicuro che anche in Trentino c'è stato un aumento del 55% delle assunzioni a tempo indeterminato da inizio anno ad adesso e un aumento complessivo delle assunzioni del 5%. È questo che conta, con i problemi che porta il Jobs act in termini di maggiore facilità di licenziamento: la risposta che vogliamo dare in Trentino è quella di un accompagnamento delle persone che perdono il lavoro con politiche attive e ammortizzatori sociali».
Quanto alle partite Iva, «se crescono vedremo di capire meglio i motivi e se siano genuine o più problematiche».
Analoga la posizione di Lorenzo Pomini, della Cisl: «Intanto va verificato a livello nazionale se il calo delle partite Iva sia un effetto del Jobs act. Se fosse vero, direi che va molto bene. Questo confermerebbe che una parte di partite Iva erano false, spurie: nascondevano un rapporto di lavoro di tipo subordinato. Al proposito ci sarebbe da augurarsi anche qualche ispezione in più nelle aziende». Anche in provincia - prosegue il segretario della Cisl - «i dati stanno confermando una stabilizzazione: i contratti atipici si trasformano in tempi indeterminati. Gli 8 mila euro per tre anni di decontribuzione attirano molto le imprese e soprattutto per questo il provvedimento sta funzionando. L'importante è che non si ripeta l'effetto dei contratti di formazione lavoro della metà degli anni Ottanta, quando dopo 24 mesi i giovani venivano licenziati».
Il dato delle partite Iva sorprende Pomini: «Mi lascia molto meravigliato. Bisognerebbe sapere in quali settori avviene il loro utilizzo: sono persone al primo impiego o persone che già lavoravano? E che necessità c'è di partite Iva ora che è stato introdotto il Jobs act? L’aumento potrebbe essere legato alla stagionalità, visto che si parla di agosto: vorrei sapere se ci siano alberghi e bar che fanno ricorso a queste modalità di assunzione che francamente dovrebbero sparire».
Su scala nazionale, tra i settori principali si osserva un aumento di aperture nell'istruzione (+11,7%); incrementi più contenuti per la sanità (+2,1%) e le attività immobiliari (+1,8%), mentre le flessioni più evidenti si registrano nei trasporti (-18%), nell’edilizia (-13,3%) e nei servizi di informazione (-12,2%).
