ROVERETO. Si sono giustificati dicendo che volevano fare «solamente» (citiamo testuale) uno scherzo al guardiano. Ma ora si sono beccati una denuncia dai carabinieri per procurato allarme e sostituzione di pubblico ufficiale. Con la “ciliegina” del concorso. Non proprio una pagliuzza nel casellario giudiziario personale. Uno «scherzo» che ha tenuto in allarme, per una notte intera, le forze di polizia della città, dai carabinieri del nucleo operativo e radiomobile agli agenti del Commissariato di polizia. Dopo la preoccupata segnalazione del vigilante notturno di una grossa azienda locale, avevano deciso di concentrare i controlli in una zona della città, temendo un possibile furto di rame. Per i due personaggi, non proprio ragazzotti, avendo rispettivamente 36 e 37 anni (dei quali però non stati forniti altri dati personali dalle forze dell’ordine), l’«alzata d’ingegno» della notte fra mercoledì e giovedì sarà ricordata per anni.
Torniamo ai fatti.
Alle 2.30 di giovedì 29, i due personaggi contattano il vigilante di servizio in una ditta roveretana (che custodisce parecchio rame, materiale molto ambito e facilmente smerciabile sul mercato parallelo) spacciandosi per «carabinieri». I due gli dicono di uscire all’esterno, perché vi sono dei movimenti sospetti. Il vigilante, insospettito dalla telefonata, chiama la centrale operativa dei carabinieri, al “112”, per avere una conferma. L’operatore al “112” capisce che qualcosa non funziona, allerta il Comando, invia immediatamente sul posto una pattuglia del radiomobile e allerta i “cugini” del Commissariato di polizia. Per scongiurare un possibile furto vengono rafforzati i controlli attorno all’azienda. Fino al mattino. Giusto pochi giorni fa, nel Veronese, è stato fermato un gruppo di stranieri che, spacciandosi per vigili urbani, erano riusciti ad alleggerire tutto il carico di rame di un’azienda.
Giovedì mattina, i dirigenti della ditta controllano il deposito di rame: intatto. Allora i carabinieri decidono di andare a fondo alla storia. Tabulati telefonici, controlli incrociati, testimonianze: capiscono allora che si era trattato di uno scherzo di cattivo gusto. Ma non è finita. Con i riscontri telefonici in mano, invitano in caserma i due indiziati. Messi alle strette, i due signori hanno prima cercato di crearsi un alibi, poi hanno cominciato a incartarsi e rendere ricostruzioni inverosimili della nottata. Come in ogni film poliziesco, i due tizi alla fine hanno “confessato”: «Volevamo fare solamente uno scherzo al guardiano». Accertato che la storia era finita lì, i carabinieri li hanno denunciati a piede libero per procurato allarme e sostituzione di persona, in concorso. (n.f.)
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