PHOTO
Trento. «Le ex scuderie clesiane (l’ex questura ndr) sono il luogo ideale per ospitare il Museo della storia del territorio, la Landesgeschichte come direbbero in Germania: una storia che non può essere circoscritta al Novecento e che ha bisogno di un’esposizione permanente». Luigi Blanco, docente universitario e presidente del Comitato di indirizzo della Fondazione Museo storico del Trentino, va dritto sull’obiettivo. Lo fa argomentando e soprattutto rivendicando il ruolo centrale avuto dalla Fondazione nella storiografia locale negli ultimi 10-15 anni. Lo fa non lesinando critiche al Castello del Buonconsiglio («Per anni insensibile alle collaborazioni con la Fondazione») e alla Sovrintendenza per i beni culturali («Cerca spazi per i suoi materiali? Eppure la sua funzione dovrebbe essere favorire il dialogo fra le istituzioni»). E forse non è un caso – leggendo tra le righe - che l’anello di congiunzione tra Castello e Sovrintendenza sia Franco Marzatico, a capo in tempi diversi di entrambe le realtà.
Blanco entra quindi nel dibattito lanciato dal “Trentino” sull’ex questura, indicandola, per la collocazione a ridosso del Castello e per gli spazi che può offrire, come risposta alla decennale richiesta di una sede da parte della Fondazione museo storico del Trentino. «La Fondazione – ricorda il docente universitario – è nata per volontà della giunta Dellai con un obiettivo: quello di allargare gli orizzonti della storia trentina, che con il Museo storico in Trento (la precedente denominazione ndr) era relegata prevalentemente al Risorgimento. Si è quindi riportata l’attenzione al contesto storico regionale, nel senso di regione storica tirolese. La fondazione è stata davvero elemento di novità in un contesto di arretramento delle storie del nostro territorio – prosegue Blanco - perché altre istituzioni hanno subito in qualche modo un declino lento rispetto alla grande stagione storiografica di Paolo Prodi e Pierangelo Schiera, soprattutto all’Istituto storico italo-germanico ma anche all’Università». Blanco ricorda anche il progetto per il canale dedicato, History Lab: «La narrazione della storia al pubblico è un aspetto fondamentale del mestiere dello storico, che però in Italia non viene insegnato. A volte gli storici comunicano solo fra di loro».
L’ex Questura sarebbe il luogo di sintesi del lavoro sin qui svolto dalla Fondazione: «Le Gallerie sono una scommessa vinta, ma non possono certo ospitare una mostra permanente; Ca’ dei Mercanti (e prima ancora le Margonerie) è un progetto culturale pronto, ma ristretto al Novecento trentino. Dobbiamo tornare un po’ indietro - prosegue Blanco - non si possono isolare i secoli, vanno trovate le radici della storia novecentesca, una cosa su cui il Comitato ha insistito. L’obiettivo, a nostro avviso, dovrebbe essere di costruire un Museo della storia del territorio, Die Landesgesichte, come in Germania. Questo obiettivo non è in discussione se lo debba fare solo la Fondazione, ma la Fondazione deve essere l’ente che coordina i vari soggetti interessati».
«L’ex questura - continua il docente – è la sede ideale, un polo culturale naturale per la vicinanza con il Castello, costituirebbe una soluzione ai bisogni espositivi e archivistici della Fondazione». Ci sono poi i rapporti con il Castello che, pur con sobrietà accademica, Blanco fa intendere che sono stati tutt’altro che idilliaci: «Queste due istituzioni devono trovare occasioni di confronto e dialogo, da parte nostra abbiamo insistito per fare percorsi comuni, ad esempio per la Fossa dei Martiri». Nei giorni scorsi, intervenendo su queste pagine, Franco Marzatico aveva fatto intendere che anche la Sovrintendenza avrebbe in casa materiali interessanti in un’ottica espositiva: «Secondo me, Compito della Sovrintendenza è stimolare le collaborazioni tra le istituzioni», il lapidario commento di Blanco.
Blanco entra quindi nel dibattito lanciato dal “Trentino” sull’ex questura, indicandola, per la collocazione a ridosso del Castello e per gli spazi che può offrire, come risposta alla decennale richiesta di una sede da parte della Fondazione museo storico del Trentino. «La Fondazione – ricorda il docente universitario – è nata per volontà della giunta Dellai con un obiettivo: quello di allargare gli orizzonti della storia trentina, che con il Museo storico in Trento (la precedente denominazione ndr) era relegata prevalentemente al Risorgimento. Si è quindi riportata l’attenzione al contesto storico regionale, nel senso di regione storica tirolese. La fondazione è stata davvero elemento di novità in un contesto di arretramento delle storie del nostro territorio – prosegue Blanco - perché altre istituzioni hanno subito in qualche modo un declino lento rispetto alla grande stagione storiografica di Paolo Prodi e Pierangelo Schiera, soprattutto all’Istituto storico italo-germanico ma anche all’Università». Blanco ricorda anche il progetto per il canale dedicato, History Lab: «La narrazione della storia al pubblico è un aspetto fondamentale del mestiere dello storico, che però in Italia non viene insegnato. A volte gli storici comunicano solo fra di loro».
L’ex Questura sarebbe il luogo di sintesi del lavoro sin qui svolto dalla Fondazione: «Le Gallerie sono una scommessa vinta, ma non possono certo ospitare una mostra permanente; Ca’ dei Mercanti (e prima ancora le Margonerie) è un progetto culturale pronto, ma ristretto al Novecento trentino. Dobbiamo tornare un po’ indietro - prosegue Blanco - non si possono isolare i secoli, vanno trovate le radici della storia novecentesca, una cosa su cui il Comitato ha insistito. L’obiettivo, a nostro avviso, dovrebbe essere di costruire un Museo della storia del territorio, Die Landesgesichte, come in Germania. Questo obiettivo non è in discussione se lo debba fare solo la Fondazione, ma la Fondazione deve essere l’ente che coordina i vari soggetti interessati».
«L’ex questura - continua il docente – è la sede ideale, un polo culturale naturale per la vicinanza con il Castello, costituirebbe una soluzione ai bisogni espositivi e archivistici della Fondazione». Ci sono poi i rapporti con il Castello che, pur con sobrietà accademica, Blanco fa intendere che sono stati tutt’altro che idilliaci: «Queste due istituzioni devono trovare occasioni di confronto e dialogo, da parte nostra abbiamo insistito per fare percorsi comuni, ad esempio per la Fossa dei Martiri». Nei giorni scorsi, intervenendo su queste pagine, Franco Marzatico aveva fatto intendere che anche la Sovrintendenza avrebbe in casa materiali interessanti in un’ottica espositiva: «Secondo me, Compito della Sovrintendenza è stimolare le collaborazioni tra le istituzioni», il lapidario commento di Blanco.
