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TRENTO. Al grido di «siamo tutti antifascisti» i due cortei hanno attraversato la città coprendo i quattro chilometri che separano il centro città da via Degasperi. Partenze sfalsate di circa un’ora per poi iniziare insieme il presidio - ad una ventina di metri dal cordone delle forze dell’ordine - dove lanciare slogan, ma anche fumogeni, petardi e qualche bottiglia . La tensione aumenta, sembra sempre più vicino il momento in cui il corteo - circa 400 persone - cercherà di sfondare il cordone. Dall’altra parte, a metà di via Marighetto c’è un altro muro, quello formato dai circa 150 aderenti di CasaPound che sono arrivati anche da fuori provincia per inaugurare la sede. Fra i due gruppi non ci sono nemmeno due chilometri e carabinieri e poliziotti pronti ad evitare l’«incontro». Missione alla fine compiuta: poco prima delle 17 è stato annunciato il ritorno del corteo il centro città dove poi i manifestanti si sono divisi. E anche nella sede del «Baluardo» di via Marighetto c’è stato il «rompete le righe».
Ma quella di ieri è stata una giornata ad alta pensione per molte ore. Ed era difficile che andasse diversamene visto il clima che si era creato e la mobilitazione che era stata messa in moto sia dagli antifascisti che da parte di CasaPound. L’inizio ufficiale della giornata alle 10 in piazza Pasi con l’Anpi, l’Arci e i sindacati uniti nel cantare «Bella ciao» per ribadire il loro «no» senza se e senza ma al fascismo. Poi alle 13 la partenza del corteo anarchico dal centro città. Erano poco meno di un centinaio quasi tutti vestiti di nero dalla testa ai piedi e molti con il casco integrale tenuto in mano e indossato nella parte finale. Durante il corteo sono state tirate fuori anche mazze da baseball: e la tensione cresceva. Scortati dalle forze dell’ordine hanno sfilato per via Rosmini e via Travai (in tanti quelli alla finestra del Punto d’Incontro) per poi imboccare corso Tre Novembre e via fino a via Degasperi. Tanti gli slogan lanciati e rilanciati. Da «contro il fascismo sempre violenza» a «Ora e sempre resistenza» passando da «Siete fascisti e qui finisce male». Il passaggio degli anarchici è stato segnato anche da volantini, come quello che raffigura la partigiana Ora, ossia Ancilla Marighetto, la medaglia d’oro della Resistenza cui Trento ha dedicato una via, via che è stata scelta da CasaPound per la loro prima sede cittadina. Si arriva in via Degasperi e inizia l’attesa. Dopo le 14, infatti, era partito il corteo organizzato dal Centro sociale Bruno e la volontà era quella di unire tutti i manifestanti per fare insieme l’ultimo tratto di strada. E arrivare in via Marighetto. In realtà poi di metri ne sono stati fatti pochi. Il gruppo si è fermato davanti al cordone delle forze dell’ordine. Ancora slogan, un lungo intervento di Massimo Passamani, lancio di fumogeni e petardi. E il grido sempre più forte: «Siamo tutti antifascisti». Dall’altra parte i poliziotti indossano le maschere antigas. Intanto si mobilitavano anche in via Marighetto, i caschi sono pronti. L’avevano detto: restiamo in sede ma se arrivano ci troveranno pronti. Il tutto sotto una pioggia ad intermittenza che ha fatto aprire gli ombrelli anche ai manifestanti.
E alla fine, dopo quattro ore di tensione, l’annuncio al megafono. Si torna a casa, ma con una promessa: «Oggi Trento è stata antifascista e Trento resterà sempre antifascista».
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