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TRENTO. Nel cuore del nuovo Bruno. Ieri iniziavano i lavori di ristrutturazione della nuova sede del centro sociale, in Lung'Adige San Nicolò: quattro piani che prima di essere alternativi, dovranno essere riattati e potranno essere disponibili l'anno prossimo. Secondo l'accordo, spetta ai militanti il compito di svuotare gli appartamenti, accatastando quella che comunque è un'immondizia, in maniera indifferenziata. Sarà poi una ditta specializzata incaricata dalla Provincia a portare via il tutto, differenziando in un secondo tempo. La concessione dell'immobile è in comodato d'uso precario senza scadenza; quando i locali saranno ristrutturati è previsto il pagamento di alcune spese a carico del Centro Sociale. «Tutte le spese di sgombero sono a nostro carico, come quelle di pulizia e quelle di restauro. La Provincia ha solo fatto una perizia tecnica sull'agibilità dell'immobile, facendosi carico dello smaltimento dei rifiuti. Per questo mi sembra giusto che sia una locazione gratuita», dice Stefano Bleggi. Che ha un'altra considerazione da fare: «Esiste una tassa sulla socialità? Se sì, noi non la paghiamo. Scherzo, ma è per rendere l'idea. La nostra attività non ha scopo di lucro, proponiamo una socialità alternativa. Non siamo un bar, ma uno spazio che la gente può gestire liberamente e rilasciare uno scontrino sarebbe un non senso».
«Ci accusano di non pagare la Siae – interviene Fabiano, 25 anni di fabbrica ed oggi attivista del Bruno –, quello stesso ente che con richieste esorbitanti toglie la libertà di fare musica. Quello che ha ottenuto il bel risultato di spegnere la musica in occasione delle sfilate di Carnevale: ad una realtà così, cosa dovremmo dare?».
Molte associazioni accusano il centro sociale Bruno di avere un trattamento privilegiato, poiché loro debbono pagare una sede: «Abbiamo iniziato i lavori e i volontari delle associazioni che vogliono venire a darci una mano, lo possono fare e noi gli daremo uno spazio», riflette Bleggi . «Noi, in passato, ce lo siamo preso e da oggi diamo il via all'operazione “Home sweet home” con la quale monitoreremo gli spazi inutilizzati della città che potrebbero essere destinati ad altri usi. Dovremmo considerare che per l'associazionismo si apre una fase di cambiamento. La crisi - conclude Bleggi - porterà alla riduzione dei contributi ed allora si vedrà qual'è il vero volontariato».
Al contrario di quanto accade in altre città, a Trento il Bruno è l'unico centro sociale: «Penso che da una parte riempiamo bene il nostro spazio, ma per arrivare ad un'occupazione ci vuole un percorso che non tutti si sentono di fare. A Trento c'è Il Caffè della Pace o la Bookique: circoli avanzati, ma non ancora pronti all'autogestione».
Il Centro Sociale è aperto con orari da dopolavoro, perché non pensare ad una diversa gestione e a destinare, nella nuova sede, un paio di appartamenti all'emergenza casa? «Gli orari dipendono dal fatto che tutti lavoriamo o studiamo e quindi, possiamo dedicarci all'attività principalmente nei fine settimana. Per l'emergenza casa due appartamenti non risolverebbero il problema, ma ci vuole una risposta diversa. Da una parte ci vorrebbero più case ad affitto moderato, dall'altra ci dovrebbe essere un affitto sociale, supportato da un percorso di sostegno che permetta il completo recupero della persona».
E le elezioni? «Ci troviamo di fronte ad un enorme ufficio di collocamento: 750 candidati non sono segno di democrazia, quando non c'è partecipazione. L'esempio è la gestione Dellai, nella quale decideva solo lui. Ha ragione Borgonovo Re, quando dice che dalla monarchia assoluta possiamo passare alla repubblica».
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