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TRENTO. La Uil vuole una grande manifestazione autunnale per dare la sveglia ai politici che non hanno capito come sta andando il mondo fuori dal Palazzo; la Cisl è sicura che qualche cosa da fare i consiglieri provinciali la troverebbero di sicuro in quei due mesi nei quali invece l’assemblea è considerata in vacanza. No, i sindacati non hanno preso bene il lungo stop (poco meno di due mesi) che il consiglio provinciale si è concesso e non si tratta solo di una questione di forma: in un periodo del genere, dove la maggior parte degli italiani soffre una pressione (fiscale e sociale) indescrivibile, il buon esempio di sobrietà e di pudore dovrebbe arrivare proprio da chi quella situazione l’ha in parte creata e che comunque la deve gestire. Ma appunto non è solo questo. Il problema è anche di sostanza.
«Non è di sicuro un buon segnale - dice Ermanno Monari della Uil - soprattutto per quei lavoratori che sono impegnati con ben altre scadenze. Certo, si potrebbe dire che in fondo sono i risultati quelli che contano e anche qui ci sarebbe da discutere, perché i disegni di legge banalotti si sono visti in giro. Sono convinto che i temi importanti da discutere ci sarebbero, e sono tanti. Uno su tutti, quello dei costi della politica. Vedremo martedì cosa ci dirà la presidente della Regione sui tagli alle indennità, ma qui si rischia di andare avanti rinvio dopo rinvio e così si lascerà passare anche questa estate. L’idea potrebbe quella di convocare un bel consiglio, che ne so, il 20 di luglio e chiuderlo solo quando saranno risolti tutti i nodi dei costi della politica a partire dalla porta girevole fino al taglio delle indennità, dalla tassazione della diaria, che mi pare veramente un obiettivo minimo, alla riduzione dei Comuni. Ma ho l’impressione che questa politica, questi politici non hanno la forza nè la voglia di fare le riforme che li riguardano direttamente. Non ci sono più gli statisti del dopoguerra con una visione lungimirante. Questi aspettano il modo per uscire dalla bufera senza rimetterci troppo e così rinviano sempre le decisioni importanti. Per fargli capire com’è veramente la situazione la mia idea, a cui vorrei che aderissero anche Cisl e Cgil , è quella di portare in piazza i cittadini, magari a settembre, non per scioperare o protestare, ma semplicemente per far sentire la voce di chi tutti i giorni deve fare i conti con una situazione drammatica», conclude Monari.
Anche Lorenzo Pomini (Cisl) scuote deluso il capo. «Direi che questa pausa, in questo momento, non è opportuna. Soprattutto perché abbiamo a Roma qualche sottosegretario di governo che vuole togliere una settimana di ferie agli operai per far guadagnare produttività al Paese. Allora rilancio la proposta anche agli amministratori: riduciamo quei due mesi di stop estivo in modo da aumentare la produttività della politica. Ci sono cittadini che non arrivano a mettere insieme due settimane vere di vacanza, molti non si possono permettere di andarsene in villeggiatura perché a corto di soldi o magari disoccupati. Direi che questo è un ennesimo schiaffo della politica. Stiamo andando incontro a un ulteriore giro di vite che andrà a colpire duramente i dipendenti pubblici nell’ambito della spending review. Ecco, i nostri politici dovrebbero dare il buon esempio. Tanto più che sono convinto troverebbero un sacco di argomenti interessanti e urgenti da affrontare nell’aula legislativa».
Va controcorrente, invece, Franco Ianeselli della segreteria Cgil. «Non credo che le ferie dei consiglieri siano il problema fondamentale del momento. Anche perché l’attività non si misura con le presenze giornaliere o con il lavoro specifico in aula. I parametri per individuare il lavoro e l’efficacia dei consiglieri sono ben altri. La questione che ci sta a cuore, piuttosto, è quella legata alla riduzione dei costi della politica con il taglio delle indennità. Ora ascolteremo quello che la presidente del consiglio regionale Thaler avrà da dirci in merito alla proposta che deve appunto essere discussa in consiglio regionale. È su questi temi che bisogna concentrarci con l’obiettivo di arrivare subito a una conclusione. La questione delle ferie è davvero relativa, anche perché è vero che l’attività legislativa va avanti anche al di fuori dell’aula consiliare.
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