TRENTO. Togliere l’aliquota all’1 per mille sulla prima casa, costruire la biblioteca universitaria disegnata da Botta e poi spostata alle Albere per carenza di fondi, trasferire l’Iti Buonarroti e l’Itg Pozzo all’ex Italcementi. Oppure trasformare da materia da libro dei sogni in realtà la favoleggiata funivia del Bondone.

I 50 milioni tra vitalizi e pensioni d’oro destinati ai consiglieri regionali basterebbero per realizzare interventi che, probabilmente, non vedremo mai a causa della stretta finanziaria imposta alle amministrazioni dal patto di stabilità o per evitare sacrifici in arrivo come nuovi prelievi fiscali sugli immobili.

Sembrerà un inutile esercizio di stile, ma chiedersi cosa fare di quella somma che invece finirà sui conti correnti di 123 rappresentanti dei cittadini, aiuta a capire quanto valga effettivamente il tesoro che la “casta” si è autodestinato (prima di tagliarlo, ma solo per chi sarebbe venuto dopo, naturalmente). La biblioteca di piazzale Sanseverino, dalla spettacolare forma di un libro aperto e in grado di ospitare 500 mila volumi, sarebbe costata proprio quella somma, circa 50 milioni. Di poco inferiore (48 milioni) il gettito stimato per la tassa sulla prima abitazione e il costo del nuovo polo scolastico scientifico a Piedicastello (45 milioni). Di 30 milioni di spesa si parlava per la funivia che porterebbe trentini e turisti sul Bondone. Qui avanzerebbero pure alcuni milioni da utilizzare, magari, per fare qualche marciapiede in più. Oppure per pagare un numero maggiore di uscite notturne dei vigili urbani per prevenire i raid ladreschi negli appartamenti (di cui si farà carico, a quanto pare, la Provincia).

Il malloppo che porteranno a casa i consiglieri permetterebbe anche di evitare i tagli al bilancio provinciale annunciati da Ugo Rossi: 52 milioni di euro, pari all’1,1% della disponibilità finanziaria complessiva.

Lorenzo Pomini, segretario generale della Cisl, avrebbe chiaro come investire risorse per far ripartire la crescita. «Rafforzerei per quanto possibile l'economia locale, richiamando imprenditori da fuori, che era una delle mission dell'Agenzia dello sviluppo rimasta incompiuta; in secondo luogo, farei un piano sociale di riqualificazione della nostra manodopera. Ne viene fatta già tanta di formazione, si intenda, ma metterei questo punto come ulteriore incentivo nei tagli Irap. Vorrei anche che l’attività dei nostri centri di ricerca si traducesse in applicazioni pratiche».

Quanto a vitalizi e pensioni, il giudizio di Pomini è secco: «In nessun sistema pensionistico si restituiscono i contributi versati. Se io muoio, i miei vengono usati per le pensioni di altri. I politici fanno le riforme delle pensioni per i cittadini, ma a se stessi riservano regole particolari. Un’enorme contraddizione».