di Paolo Morando

Centinaia di incontri in tutta Italia, con associazioni e nelle scuole. Dopo aver realizzato il documentario “Il corpo delle donne”, e pubblicato il libro omonimo, Lorella Zanardo si è vista piombare addosso l’interesse di un intero Paese, esausto dopo decenni di televisione (privata e pubblica) volgare e sessista come in nessuna altra parte del mondo. Ma dopo la “pars destruens”, ecco quella “construens”: un nuovo libro, sempre per Feltrinelli, “Senza chiedere il permesso. Come cambiamo la tv (e l’Italia)” (235 pagine, 16 euro), che contiene anche una corposa parte intitolata “Nuovi occhi per i media”, un “percorso di consumo attivo” della televisione elaborato assieme a Cesare Cantù, docente di media education e regista. Che proporrà domani a Trento, alle 9 alla sala Don Guetti di via Segantini (vedi in basso).

Dottoressa Zanardo, di che cosa si tratta?

È una sorta di manuale, ma non per addetti ai lavori. È invece pensato per tutti i telespettatori, a partire dai più giovani: in un Paese come il nostro dominato dalla tv, sapere come decodificarne i messaggi è uno strumento di cittadinanza attiva. Il documentario “Il corpo delle donne” in questi tre anni e mezzo è stato visto da 5 milioni di persone. E centinaia di docenti e studenti da tutta Italia ci hanno scritto chiedendoci di dare loro strumenti per sapere “leggere” la televisione. Proprio nel momento in cui la tv veniva resa sempre più potente in termini di offerta quantitativa, ma con un livello qualitativo bassissimo.

L’avvento della tv digitale e di centinaia di nuovi canali non è dunque servito a nulla?

I canali digitali rimangono canali d’élite: purtroppo gli italiani continuano a consumare soprattutto tv generalista. I dati dicono anche che il 98% degli italiani ha in casa più di un apparecchio, soprattutto nelle camere da letto. La tv si guarda dunque in solitudine, mentre per bambini e ragazzi la visione assieme ad adulti potrebbe mitigare gli effetti di certi contenuti. Si guardano soprattutto i canali Rai e Mediaset. Anche i giovani. Non è vero che i nuovi media stiano sostituendo la tv. “Uomini e donne”, per esempio, i ragazzi lo guardano eccome: il giorno dopo su YouTube, un quarto d’ora. E le madri che vedono i loro figli in camera davanti al computer non se ne rendono conto.

Nuovi occhi per guardare la televisione: quanto sono ricettivi i giovani che incontra da mesi nelle scuole?

Lo sono in maniera sorprendente: sono proprio loro a darci la forza di andare avanti con questo progetto. Li incontro soprattutto nelle scuole superiori e accadono miracoli, perché sono in un’età in cui tutto può ancora accadere. Mentre già un paio d’anni dopo, all’università, sono più disillusi: loro stessi me lo scrivono. Per questo si deve agire nella scuola: i semi attecchiscono. E magari tra dieci anni vivremo in un Paese diverso. Non a caso i nostri incontri sono spesso seguiti anche dalle tv straniere. La Zdf, tedesca, ad esempio, ha realizzato un servizio proprio a Rovereto.

Di qui la scelta, ora, di avviare incontri con formatori e non più solo con studenti. Quando avete iniziato?

Intanto vorrei sottolineare che non godiamo di alcun finanziamento pubblico. Ma veniamo chiamati un po’ dappertutto. E un anno e mezzo fa in Toscana abbiamo avuto la possibilità di organizzare un corso per formatori. Abbiamo così potuto “istruirne” quindici, uomini e donne, che poi a settembre 2011 hanno iniziato a proporre i nostri moduli nelle scuole. E lo scorso giugno erano ormai 7 mila gli studenti che hanno potuto usufruirne.

In che cosa consistono questi moduli?

Sono cose tutto sommato semplici: l’utilizzo della telecamera, le tecniche di montaggio, la scelte della regia. Ma una volta acquisiti questi strumenti, ci si accorge di come spesso le riprese abbiano lo scopo concreto di umiliare le persone.

I risultati nella consapevolezza dei giovani?

Incredibili. A Lucca è bastato un modulo di tre ore. E quel docente ci ha poi raccontato di come molti ragazzi si siano appassionati al punto di realizzare loro stessi documentari per svelare i trucchi della televisione. Per non parlare delle molte tesine di maturità. E poi i tanti giovani maschi sensibilizzati sulla discriminazione di genere della nostra tv: una vergogna di cui parla tutto il mondo.

È cambiato qualcosa dopo “Il corpo delle donne”? Lei scrive che in realtà, con la scusa di parlarne in modo critico, la tv italiana continua a riproporre immagini degradanti. Per non parlare della pubblicità.

Il cambiamento è difficile, ma c’è. La gente è più sensibile. Non credo che serva il boicottaggio, bastano proteste civili, come all’estero. Dove l’abitudine di scrivere alle aziende per contestare spot o cartelloni è consolidata. Ed efficace. E che anche in Italia il vento stia cambiando le aziende se ne accorgono, multinazionali comprese. La Rai è ancora impantanata dalla lottizzazione, ma a breve avremo elezioni: speriamo che servano. Intanto continuiamo a protestare. Ad esempio contro l’ultima trasmissione di Paolo Bonolis, “Avanti un altro”, esempio di tv di quarant’anni fa, con la valletta ancora presentata come l’oca di turno. Che sicuramente non è.

Mesi fa si è parlato di lei come possibile membro del cda della Rai. Come andò?

Fu una storia pulita. Un associazione, “Move on”, si mobilitò per raccogliere proposte e migliaia di persone a me sconosciute scrissero mail indicando il mio nome. Tantissimi tra l’altro docenti universitari, psicologi dell’età evolutiva, che avevano utilizzato “Il corpo delle donne” nei loro corsi. La richiesta arrivò a Sergio Zavoli, presidente della commissione parlamentare di vigilanza. Poi vinsero comunque le volontà dei partiti.

Ha parlato delle prossime elezioni: che cosa dovrebbero fare come prima mossa i futuri amministratori del servizio pubblico?

Fare in modo che la tv pubblica torni ad avere anche l’obiettivo di educare. Come la “mission” della Bbc, che non è mai cambiata: educare, informare e intrattenere. E negli anni ’60, proprio assieme alla Bbc, la Rai era la tv pubblica migliore del mondo, faceva cose oggi inimmaginabili: ad esempio, programmi con poesie lette da vincitori di premi Nobel.

Rete Due fino alla fine anni ’70 proponeva ogni settimana opere teatrali in prima serata.

Certo. Con il risultato che Eduardo De Filippo oggi è conosciuto anche tra gli strati più umili della popolazione. La verità è che mantenere le persone idiote fa comodo a chi le vuole manovrare politicamente.

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