PERGINE. Il modello “cultura self-service” di Pergine Spettacolo Aperto ha funzionato. Eccome, se ha funzionato. La scelta di tornare ad abbracciare la città, riempiendo le vie e le piazze centrali di piccoli e grandi eventi, è piaciuta ai perginesi e non solo, considerato il notevole afflusso proveniente da fuori città, grazie anche ad una macchina promozionale che ha puntato sensibilmente sull’idea di un percorso culturale itinerante: si arrivava a Pergine, si sceglieva cosa fare e in due, tre ore era possibile assistere e godere di più momenti, magari brevi, ma intensi e suggestivi. Un mosaico d’offerta variegato e quasi sempre sperimentale, alla ricerca di nuove frontiere, nel tentativo di sondare reazioni e emozioni del pubblico di fronte a questi nuovi percorsi.
Ne è convinta anche Cristina Pietrantonio, direttrice artistica del festival. «Sono stati 9 giorni intensissimi quelli vissuti a Pergine dal 5 al 13 luglio. Il festival “Homo narrans” 2013 dedicato al raccontarsi ha visto la cittadina animarsi di eventi: oltre 70 tra rappresentazioni, incontri di approfondimento, mostre e installazioni, laboratori per artisti e per tutto il pubblico. Pergine ha accolto un centinaio di artisti e relatori provenienti da tutto il mondo: Italia, Spagna, Francia, Germania, Regno Unito, Svizzera, Tunisia, Messico, India».
Sebbene sia difficile quantificare le presenze in un festival “en plein air”, la percezione generale sembra dare ragione alle scelte di quest’anno. «In controtendenza rispetto alla situazione nazionale, che vede i consumi culturali in costante regressione, la partecipazione del pubblico è aumentata rispetto all’anno precedente - conferma Pietrantonio - anche grazie alla scelta di collocare molte iniziative nel cuore del centro storico e di aprirle alla libera fruizione. Se il pubblico è sempre meno disposto ad avvicinarsi alla cultura, è dunque la cultura stessa a doverglisi avvicinare, anche facendocelo casualmente inciampare».
In effetti, l’inciampo è piuttosto evocativo, che ben si differenzia dallo sgambetto. La cultura da asporto, intensa ed espressa, è piaciuta molto: «Di grande impatto, da questo punto di vista, è stato ad esempio il progetto “I love you” del collettivo italo berlinese Ze Coupel, che ha visto una dozzina di nuovi perginesi delle più diverse provenienze donare ai passanti un frammento della loro storia. Ma anche l’esperienza di teatro per la comunità di Collettivo Progetto Antigone che sotto la guida di Letizia Quintavalla ha spinto gruppi di cittadini (dalla giunta comunale agli anziani, a diverse associazioni culturali) a confrontarsi con i bambini sui temi della legalità e della giustizia. Da segnalare anche il progetto “no limits”, per garantire a tutti l’accessibilità e che ha visto la collaborazione attiva di Handicrea, Ente nazionale sordi, La strada, CS4, Anfass Trentino».
Non sono mancati peraltro i nomi noti, che poi sono quelli che consentono di dare visibilità nazionale ed internazionale alla kermesse, come Antonio Rezza, Alessandro Haber, Emma Dante, accanto ad una selva di artisti emergenti che hanno lavorato per la prima volta in Italia, come la compagnia Res de Res, in prima nazionale con la poetica creazione “Remor”. Suggestivi anche gli emergenti a “km zero” «per un festival alla ricerca di nuove formule di arte e spettacolo capaci di coinvolgerci emotivamente e sensorialmente, mettendo al bando l’indifferenza», conclude Cristina Pietrantonio.
©RIPRODUZIONE RISERVATA