PHOTO
TRENTO. Reazioni ovviamente soddisfatte da parte dei parlamentari trentini del centrosinistra autonomista dopo il colpo di scena di ieri in Senato, con la fiducia a Letta alla fine votata anche da Berlusconi. L’ex governatore Lorenzo Dellai, capogruppo alla Camera di Scelta civica, in una nota decreta la marginalità politica del Cavaliere: «Nessuno può impedire a dei parlamentari di votare a favore della fiducia di un governo appena sfiduciato, come ha fatto il senatore Berlusconi - afferma - ma una cosa è chiara: il governo Letta può proseguire il suo lavoro solo se sorretto, come credo accadrà, da una nuova maggioranza numericamente e politicamente autosufficiente rispetto a Berlusconi».
Il senatore dell’Upt Vittorio Fravezzi, invece, guarda ai contenuti dell’azione di governo: «Saluto con favore l’intento di continuare l'opera di risanamento dei conti pubblici, puntando su una riqualificazione della spesa, sulle dismissioni e privatizzazioni, non per svendere ma per attrarre nuovi investimenti, come ad esempio si tenta di fare con il pacchetto di misure previste nel provvedimento Destinazione Italia». Un plauso anche, e non poteva essere altrimenti, alle dichiarazioni di Letta circa l’intento di perseguire un equilibrio di bilancio con un patto di stabilità interno nel rispetto dei territori, dei Comuni e delle Autonomie speciali».
In aula l’autonomista Franco Panizza è così intervenuto: «Abbiamo fiducia in lei e nel suo governo. Siano pronti a sostenerla ancora e a sostenere tutte le iniziative che vorrà intraprendere convinti che il senso di responsabilità debba avere la meglio sulle ideologie».
Soddisfatto anche il senatore Giorgio Tonini del Pd: «Ma per sostenere il governo in maniera stabile serve un’operazione politica e non una somma di comportamenti individuali», ha detto, riferendosi alla costituzione di gruppi parlamentari che nascano dalla scissione nel Pdl a favore dell'esecutivo.
Infine l’intervento in aula del senatore della Lega Nord Sergio Divina: «Questo governo per mille ragioni non ha più niente da dare al Paese ed è meglio staccare la spina e ridare la voce al popolo sovrano».
