TRENTO. «Sarebbe sciocco che al Senato a febbraio affrontassimo uno scontro interno alla coalizione e pochi mesi dopo andassimo insieme alle provinciali».Lorenzo Dellai lancia l’opzione «alleanza di centrosinistra autonomista» anche per la sfida nei tre collegi uninominali del Senato e sfida il Pd, dove invece c’è chi avrebbe la tentazione di correre da soli anche al Senato. Una possibilità sostenuta in primis dal segretario Michele Nicoletti e dall’area kessleriana, nella convinzione che questa sarebbe la soluzione più chiara e che garantirebbe comunque due senatori. Un passo che significherebbe però rompere la logica di coalizione e che molti - dentro lo stesso Pd - giudicano «folle».

La differenza rispetto al 2008 - ed è qui che nasce il problema - è data dal fatto che l’Upt sosterrà Dellai e il suo nuovo progetto politico centrista, con Monti candidato premier se accetterà o, nella peggiore delle ipotesi, con un’alleanza Montezemolo-Casini a sostegno comunque dell’agenda Monti. A meno di accordi pre-elettorali tra Pd e Lista Monti, a questo punto sempre più improbabili, Pd e Upt si troveranno dunque concorrenti alla Camera, dove verosimilmente il governatore sarà capolista. «Ma a prescindere da come ciascuno si collocherà alla Camera - ha avvertito ieri Dellai incalzato dai giornalisti - è un grande valore che il centrosinistra autonomista si presenti insieme al Senato, sia per dare forza all’autonomia, sia per preparare le elezioni provinciali di ottobre».

A chi gli fa notare che diversamente dal 2008 i partiti che oggi governano la Provincia saranno in competizione e appoggeranno candidati premier diversi, Dellai replica guardando avanti e prospettando un accordo post-elezioni: «A livello nazionale non vedo una situazione di scontro tra l’area centrista e il Pd. Sarà concorrenza sì, ma i problemi del Paese sono tali da consigliare una collaborazione tra queste forze. Io non mi sento in guerra col Pd, spero che il Pd non sia in guerra con me».

Dellai - che ieri sera ha partecipato ha un’altra uscita pubblica al nord di Verso la Terza Repubblica a Cesena - ha detto di non credere ai sondaggi che danno il rassemblement a sostegno di Monti al 9% senza il premier in campo:«Finora è stata testata una cosa che ancora non c’è, la grande opinione pubblica non la conosce. C’è un bacino del 40% di elettori che dichiara che non andrà a votare e poi ci sono tanti elettori incerti sia nel centrodestra che nel centrosinistra». Quanto al ruolo di Monti, le prese di posizione delle cancellerie europee in suo sostegno «non sono un’ingerenza negli affari italiani, c’è un oggettivo interesse dell’Europa a che non vengano avanti in un Paese strategico come l’Italia politiche populiste». E se il professore cedesse e accettasse di guidare uno schieramento di moderati che arriva fino al Pdl, come gli ha offerto Berlusconi prospettando a quel punto un suo passo indietro? «Non penso proprio che il Pdl potrà tirare Monti a destra - è la risposta di Dellai - noi sappiamo fiutare le trappole anche senza i cani da tartufo».

Sulla linea di Dellai si schiera il Patt, che ieri in un vertice a San Michele all’Adige (presenti il segretario Franco Panizza, l’assessore Ugo Rossi, il presidente Walter Kaswalder, il consigliere Mauro Ottobre) ha definito con la Svp la road map verso le elezioni. Lo schema più probabile è che Patt e Svp appoggino Bersani, con la possibilità, grazie al premio di maggioranza per la coalizione vincente, di portare a casa 4 parlamentari. Mentre al Senato la volontà è di salvaguardare l’alleanza di centrosinistra autonomista. Spiega Panizza: «Il nostro obiettivo politico è di muoversi nell’ambito dell’alleanza regionale e ci auguriamo che al Senato l’accordo coinvolga tutti. Sappiamo che alla Camera per la Svp è improponibile allearsi con chi rappresenta il governo Monti, ma noi vogliamo confrontarci anche con un centro, quello di Dellai, che è a noi politicamente affine. Ciò che ci interessa è mandare a Roma una squadra compatta che difenda l’autonomia».

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