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MADONNA DI CAMPIGLIO. «La montagna è bella sa, perché insegna la prudenza anche nella vita. E l'onestà. La montagna dà tanto da imparare, perché se lei va in montagna e va con la testa bassa, non ha da imparare niente altro che la fatica, ma se lei si gira intorno, la natura è una cosa meravigliosa». Sono parole del grande alpinista Bruno Detassis e a raccoglierle, in un'intervista realizzata poco prima della sua scomparsa, a 97 anni, l'8 maggio del 2008, è stata Roberta Bonazza, autrice del film "Sentiero Bruno", vincitore della dodicesima edizione del concorso “Protagonista per una sera”, organizzato dalla Sat di Arco. Un film originale e coinvolgente che narra di un Bruno Detassis sotto molto aspetti inedito, in una sfera più privata, dove emerge l’intenso amore per la natura, la famiglia.
Roberta Bonazza, manager culturale, autrice di documentari e spettacoli teatrali, nonché co-curatrice del festival d’alta quota “Mistero dei monti" di Madonna di Campiglio, conserva uno splendido ricordo di quell'intervista: per il carisma di Bruno, per la profondità delle sue parole che, intercalate alle pause, facevano trasparire la figura di un uomo che della vita aveva colto la più intima essenza.
«Da quell'incontro - spiega - è nata l'idea del film. Con il passare del tempo l'intervista anziché consumarsi acquisiva significati, apriva orizzonti, manteneva la freschezza e la forza di contenuti attuali e senza tempo. Così mi sono chiesta come era arrivato Bruno a quell’età, a quella sintesi che incarnava nel corpo e nel volto? Quali esperienze erano tracciate, come le sue vie in montagna, nelle rughe del viso, nel fisico asciutto e nella folta barba? Di certo le sue parole precise, le sue pause, il suo sguardo andavano ben oltre la storia di un alpinista autore di 200 nuove vie, guida alpina e gestore per tutta una vita del rifugio Brentei, nelle Dolomiti di Brenta».
E da qui allora una metaforica salita al rifugio Brentei?
Sí, ho ripercorso il “Sentiero Bruno”, metafora di un cammino non solo muscolare, alla ricerca delle tappe e dei passi che lo hanno portato a essere quello che tutti ricordano, il “custode del Brenta”, il vecchio saggio, la presenza rassicurante al rifugio Brentei. Nel film è una giovane donna la protagonista della salita al Brentei, interpretata da Licia Salucci, con le riprese di Luciano Stoffella.
Perché una giovane come protagonista?
La direzione che Bruno incarna resta viatico aperto, sentiero da camminare oltre le generazioni.
Dal film esce un ritratto inconsueto del Bruno Detassis?
Per realizzare il film mi sono rivolta ai figli Jalla e Claudio che con lui hanno salito il sentiero. Ne è uscito un ritratto intimo e grazie alle foto inedite dell’archivio di famiglia si sono aperti scenari quotidiani di una famiglia “appassionata” che ha scelto di vivere al rifugio Brentei, nel cuore del Brenta, dove ha giocato un ruolo importantissimo la moglie di Bruno, Nella, una donna di grande personalità e talento.
Ma chi era Bruno Detassis oltre il grande alpinista che conosciamo?
Bruno era un uomo di grande sensibilità: a Jalla raccomandava sempre di camminare a passo lento per guardarsi intorno, perché sennò non avrebbe potuto capire la montagna, coglierne la bellezza. A Claudio, ogni mattina, quando si alzava e guardava fuori dal rifugio Brentei diceva: “Guarda che bello!”. “Beh, lo abbiamo visto ieri, papà”. “Sì, però lo vedi diversamente oggi…”.
