TRENTO. Partirà oggi per la Tunisia il corpo di Sabri Abidi, il giovane che si è tolto la vita il 22 dicembre nel carcere di Spini dove era recluso. Un suicidio (purtroppo non un fatto raro all’interno delle strutture carcerarie italiane) che aveva scatenato la rivolta di altri carcerati che per ore avevano messo a dura prova gli agenti della polizia penitenziaria e i colleghi di carabinieri e polizia che erano quindi intervenuti.
Al momento sono una trentina i carcerati che sono indagati dalla procura di Trento per una serie di reati che vanno dalla violenza pluriaggravata a pubblico ufficiale, incendio, danneggiamento, lesioni. Contestato anche un episodio di sequestro di persona che, in base alla ricostruzione che è stata fatta, sarebbe avvenuta nella zona della lavanderia.
Adibi sarebbe uscito dal carcere fra pochi mesi e aveva trovato la sua strada nella cucina: i suoi manicaretti erano noti nella struttura di Spini. Ma il ragazzo non è riuscito a superare il «no» che gli era stato detto alla sua richiesta di scarcerazione anticipata.
Al momento sono una trentina i carcerati che sono indagati dalla procura di Trento per una serie di reati che vanno dalla violenza pluriaggravata a pubblico ufficiale, incendio, danneggiamento, lesioni. Contestato anche un episodio di sequestro di persona che, in base alla ricostruzione che è stata fatta, sarebbe avvenuta nella zona della lavanderia.
Adibi sarebbe uscito dal carcere fra pochi mesi e aveva trovato la sua strada nella cucina: i suoi manicaretti erano noti nella struttura di Spini. Ma il ragazzo non è riuscito a superare il «no» che gli era stato detto alla sua richiesta di scarcerazione anticipata.