TRENTO. La percentuale di donne che si avvicina al mercato del lavoro in Provincia di Trento è molto inferiore rispetto a quella dei maschi, sebbene negli ultimi anni ci sia stato un tendenziale aumento dell’occupazione femminile, con un andamento che si ritiene possa proseguire negli anni a venire. Il 62,4% il tasso di attività femminile rispetto al 77% dell’omologo maschile nel 2012, 58,1% il tasso di occupazione femminile rispetto al 72,8% dei maschi.

A fornire i dati sull’occupazione femminile Antonella Chiusole, dirigente generale dell’Agenzia del Lavoro, ieri mattina durante le audizioni della seconda Commissione permanente del consiglio provinciale. Quanto alla disoccupazione il tasso è stato il 6,8% per le donne contro il 5,6% dei maschi. Dall’ultima indagine, indipendentemente tra le tipologie di aziende (pubblico e privato), si conferma che le posizioni apicali sono rappresentate prevalentemente da uomini, così come si rileva tra gli operai. Tra i dirigenti il 31,5% sono donne, il 68,5% uomini. I quadri: 37% contro 63%. Impiegati: 60,2% contro 39,8%. Operai: 41,5% contro 58,5%.

Lo scarto di genere è legato soprattutto al tema della conciliazione familiare, ovvero da un lato c’è una discriminazione in entrata da parte dei datori di lavoro, dall’altro c’è una forma di autoesclusione da parte delle donne in considerazione proprio di questa rigidità e delle proprie esigenze di conciliazione. Il 37,3% dei rapporti di lavoro per le donne è part time.

Che cosa si fa in questa situazione? Chiusole ha illustrato sinteticamente il piano di politica del lavoro vigente che, ha detto, ha previsto diversi interventi mirati a sostenere l’occupazione femminile in un’ottica conciliativa: si interviene sui regimi di orario, con contributi ai datori di lavoro per consulenze sulla conciliazione familiare, contributi all’assunzione, contributi per l’avvio di attività d’impresa; si agisce attivando progetti per favorire l’occupazione delle disoccupate madri, con interventi per favorire il coinvolgimento dei padri nell’attività di cura.

Quanto alla conciliazione famiglia - lavoro, sono il 51% uomini e il 49% donne gli occupati presso le strutture della Provincia. Il personale femminile è rappresentato soprattutto nelle categorie B e C (segreteria e diplomati), sparisce in alcune aree prettamente maschili (vigili del fuoco, forestali, ricercatori) e tra i dirigenti e direttori. Quanto all’età, la popolazione provinciale sta invecchiando (sicuramente a seguito dei blocchi delle pensioni e delle assunzioni) aumentando di un anno ogni anno. L’età media è 49 anni. Il 24% dei dipendenti (1 su 4) lavora con contratto part time e questo personale é quasi tutto femminile (97%). 400 persone su 4200 godono dei benefici della legge 104 che prevede permessi di congedo per assistenza a figli e familiari: osservando il grafico delle assenze per la conciliazione, si può notare che il maggior onere di cura è in carico alle donne.

Sebbene il part time non sia un diritto, la Provincia cerca di soddisfare le richieste, soprattutto quelle rispondenti ad esigenze di conciliazione e cura familiare. Già dal 2002 è previsto un orario flessibile per tutti i dipendenti provinciali con la sola fascia obbligatoria 9-12.45, 14.30-15.45 dal lunedì al giovedì e 9-12.45 il venerdì.