TRENTO. Cosa succede quando ci si ritrova in mezzo ad un doppio cantiere stradale senza che ci sia coordinamento tra quei due cantieri? Una coda infinita di auto e raggiungere Rovereto partendo da Trento diventa quasi un’impresa.

A raccontare la sua odissea a “Dillo al Trentino” è Marco, pendolare sulla tratta Trento-Rovereto, che ha mandato una lunga mail a dilloaltrentino@giornaletrentino.it per segnalare quanto accaduto ieri sera, lunedì 14 marzo.

Scrive Marco: «Buongiorno, volevo rendere partecipi i lettori di “Dillo al Trentino” di quanto mi è capitato lunedì 14 marzo attorno alle nove di sera.

Mi trovavo nella zona nord di Trento e mi accingevo a tornare a casa a Rovereto.

Quando mi capita di transitare sulla tratta Trento-Rovereto di sera, durante la settimana, il viaggio è assolutamente tranquillo e veloce, con poche auto in strada.

Ma non stavolta.

Scendo lungo via Brennero e poi mi immetto sulla tangenziale di Trento. Lì iniziano i primi problemi, perché mi fanno uscire obbligatoriamente dalla tangenziale all’uscita del casello autostradale di Trento Centro a causa dei lavori che di notte stanno interessando il ponte di Ravina.

Niente paura, è successo altre volte. Seguo i cartelli che mi indicano la strada di questa deviazione e mi ritrovo sul Lungadige Marco Apuleio.

Ovviamente c’è un po’ di traffico, so già che quando c’è la tangenziale chiusa e mi ritrovo a dover transitare per le vie di Trento i tempi si allungano.

Alla fine del Lungadige mi immetto sulla rotatoria di Piedicastello pensando di poter proseguire verso la tangenziale ma trovo l’uscita ancora chiusa e il cartello di deviazione che mi fa girare verso via Sanseverino.

E lì inizio a pormi le prime domande. Ma davvero dall’area Zuffo la tangenziale deve rimanere chiusa fino a Ravina? Di solito se si lavora lungo un tratto (ad esempio Zuffo-Piedicastello) poi si può rientrare velocemente.

Ma non in questo caso.

“Vabbè, un po’ di pazienza in più e ci siamo”, penso. Ed è in quel momento che inizia la mia odissea.

Non appena mi immetto in via Sanseverino facendo Ponte San Lorenzo e il Lungadige Monte Grappa e seguendo i cartelli di deviazione, inizia l’odissea: una coda infinita di auto ferme.

Penso che sia successo un incidente, ma sono di fatto bloccato tra l’auto davanti a me e quella dietro e quindi mi metto il cuore in pace. Se non si sono fatti male, penso, in pochi minuti riapriranno la strada.

Guardo il display dell’auto, segna le 21.08.

La coda inizia a muoversi, per cui capisco che quell’incidente è effettivamente cosa da poco e in breve uscirò da Trento tornando sulla tangenziale, per proseguire la mia marcia verso Rovereto.

Da quel momento inizia un nuovo film. Si va avanti a passo d’uomo per dieci metri, poi di nuovo fermi per qualche minuto. Poi di nuovo avanti per dieci metri, e poi ancora fermi per minuti.

Inizio a non capirci più nulla, inizio anche ad essere curioso per vedere che tipo di incidente possa far andare il traffico così a singhiozzo.

Dieci metri, e poi ancora coda. E così per lunghi, interminabili minuti.

Sono le 21.35 quando finalmente arrivo nei pressi dell’incidente. E scopro che l’incidente non c’è! Al suo posto, un semaforo a intermittenza evidentemente male settato per uno scavo in strada proprio alla fine del sottopasso di via Sanseverino, uno scavo che sarà stato sì e no di tre metri.

Finalmente passo il mini-cantiere con quel semaforo assurdo, e ovviamente a quel punto per raggiungere la tangenziale e poi Rovereto c’è una coda abbastanza lunga, derivata da quel cantiere.

Alla fine arrivo a casa alle 22.05, praticamente oltre un’ora da quando sono stato mandato fuori dalla tangenziale.

Ora: non è tanto per il tempo in sè, perché quando si va in auto l’imprevisto ci può sempre stare.

Ma mi chiedo: davvero non c’era la possibilità di coordinare meglio il maxi-cantiere sulla tangenziale e il mini-cantiere su via Sanseverino? Non bastava modificare le strade della “deviazione ufficiale” per evitare di finire lì nel mezzo? I responsabili dei lavori che hanno posato i cartelli non hanno provato a percorrere la strada?

Domande che naturalmente resteranno senza risposta. Agli automobilisti rimane solo il nervoso e quella sensazione di impotenza davanti a evidenti errori che fanno perdere a tutti noi del tempo prezioso», conclude Marco.

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