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TRENTO. Il futuro della Cantina La Vis continuerà a parlare trentino. Sul tavolo del cda, che si è riunito ieri sera, sono arrivate due importanti proposte di salvataggio, formulate proprio dagli altri due colossi del mondo vitivinicolo trentino: Cavit e Mezzacorona. E' stata una riunione-fiume, in cui il cda ha valutato nel dettaglio entrambe le proposte.
Si tratta di una scelta difficile per il cda presieduto da Vittorio Brugnara, ma ormai obbligatoria visto che il debito di La Vis supera gli ottanta milioni di euro e la scadenza per i nuovi pagamenti ai soci si avvicina di giorno in giorno.
Sia Cavit che Mezzacorona avrebbero messo sul piatto una progetto che darebbe le più ampie garanzie al "marchio La Vis", in modo che sul mercato non ci siano contraccolpi per una linea di vini che mantiene un appeal elevato nei consumatori. Una cosa è certa: la vendita delle tenute toscane Poggio Morino di Scansano (controllata al 76%) e di Basilica Cafaggio di Greve in Chianti (controllata al 100%) sono considerate certe, un primo passo per riportare il debito complessivo su cifre considerate più tranquille, incamerando una cifra attesa sui 15 milioni di euro. Ancora da definire, invece, il futuro di Casa Girelli, l'azienda di Trento Sud situata su un'area di grande interesse urbanistico, in viale Verona, e che La Vis vorrebbe mantenere nonostante i gravi problemi di liquidità proprio per evitare una "svendita", magari aspettando che il Comune di Trento ne possa variare la destinazione d'uso.
L'abbraccio trentino, sia con Cavit che con Mezzacorona, permetterebbe a La Vis di avere assolute garanzie dal punto di vista patrimoniale, e la tranquillità di poter cedere gli asset non strategici a prezzi non da saldo. Capitolo a parte, invece, per Cesarini Sforza, vista da Cavit e da Mezzacorona come un'azienda dalle ottime potenzialità.
Stando alle indiscrezioni filtrate nelle ultime ore, il cda risulterebbe diviso. La base, con i soci più piccoli, sarebbe orientata ad una scelta territoriale con Mezzacorona, considerando anche le altissime remunerazioni che l'azienda di Rizzoli e Conci ha sempre garantito ai contadini. Ci sarebbero invece segnali di apprezzamento del progetto Cavit da parte dei soci più grandi, quelli più attenti anche alle "dinamiche politiche" che non disdegnerebbero un approdo in questo senso per la Cantina La Vis. Dalla sua, Cavit, avrebbe anche la capacità di poter gestire meglio il comparto mele di La Vis.
Le prossime ore saranno decisive per la soluzione di questa intricata partita, destinata in ogni modo a cambiare gli equilibri del mondo vitivinicolo trentino, alle prese con una crisi economica da superare alla svelta pensando a nuove politiche di valorizzazione dell'intero "sistema Trentino". Una cosa è certa: passi falsi non sono più permessi.
Si tratta di una scelta difficile per il cda presieduto da Vittorio Brugnara, ma ormai obbligatoria visto che il debito di La Vis supera gli ottanta milioni di euro e la scadenza per i nuovi pagamenti ai soci si avvicina di giorno in giorno.
Sia Cavit che Mezzacorona avrebbero messo sul piatto una progetto che darebbe le più ampie garanzie al "marchio La Vis", in modo che sul mercato non ci siano contraccolpi per una linea di vini che mantiene un appeal elevato nei consumatori. Una cosa è certa: la vendita delle tenute toscane Poggio Morino di Scansano (controllata al 76%) e di Basilica Cafaggio di Greve in Chianti (controllata al 100%) sono considerate certe, un primo passo per riportare il debito complessivo su cifre considerate più tranquille, incamerando una cifra attesa sui 15 milioni di euro. Ancora da definire, invece, il futuro di Casa Girelli, l'azienda di Trento Sud situata su un'area di grande interesse urbanistico, in viale Verona, e che La Vis vorrebbe mantenere nonostante i gravi problemi di liquidità proprio per evitare una "svendita", magari aspettando che il Comune di Trento ne possa variare la destinazione d'uso.
L'abbraccio trentino, sia con Cavit che con Mezzacorona, permetterebbe a La Vis di avere assolute garanzie dal punto di vista patrimoniale, e la tranquillità di poter cedere gli asset non strategici a prezzi non da saldo. Capitolo a parte, invece, per Cesarini Sforza, vista da Cavit e da Mezzacorona come un'azienda dalle ottime potenzialità.
Stando alle indiscrezioni filtrate nelle ultime ore, il cda risulterebbe diviso. La base, con i soci più piccoli, sarebbe orientata ad una scelta territoriale con Mezzacorona, considerando anche le altissime remunerazioni che l'azienda di Rizzoli e Conci ha sempre garantito ai contadini. Ci sarebbero invece segnali di apprezzamento del progetto Cavit da parte dei soci più grandi, quelli più attenti anche alle "dinamiche politiche" che non disdegnerebbero un approdo in questo senso per la Cantina La Vis. Dalla sua, Cavit, avrebbe anche la capacità di poter gestire meglio il comparto mele di La Vis.
Le prossime ore saranno decisive per la soluzione di questa intricata partita, destinata in ogni modo a cambiare gli equilibri del mondo vitivinicolo trentino, alle prese con una crisi economica da superare alla svelta pensando a nuove politiche di valorizzazione dell'intero "sistema Trentino". Una cosa è certa: passi falsi non sono più permessi.
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