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TRENTO. Ultimo big di questa campagna elettorale, il segretario del Pd Guglielmo Epifani è arrivato ieri sera a Trento per il finale, dopo aver fatto tappa a Bolzano, e ha parlato nella sala della Cooperazione riempita la settimana scorsa da Matteo Renzi. Una presenza, quella di Epifani, in una giornata di alta tensione per il Pdl e per le sorti del governo Letta.
Segretario Epifani, in queste ore la tenuta del governo appare di nuovo a rischio. Quanto peserà lo scontro interno al Pdl?
Quando Berlusconi cercò di far cadere il governo e la cosa rientrò perché il vicepremier Alfano e altri parlamentari del Pdl espressero una posizione molto ferma, io dissi in aula che se non si andava ad un chiarimento, il rischio di tornare nel pantano era molto forte. E i fatti mi hanno dato ragione. Siamo di nuovo in una fibrillazione che non riusciamo a comprendere che sbocco possa avere. Aspettiamo di vedere cosa succederà nei prossimi giorni nella discussione interna al Pdl, alla quale guardiamo con grande rispetto. Non c’è dubbio che quello che succede lì potrà avere degli effetti sulla prospettiva del governo.
La legge di stabilità ha ricevuto molte critiche e rappresenta un altro scoglio per il governo. Pensa che in parlamento serviranno modifiche consistenti?
Nella legge di stabilità c'è qualcosa che va assolutamente cambiato e il governo deve tenere conto delle critiche e deve trovare le risposte. Ci impegneremo in parlamento affinché sia migliorata. Ma dico anche che la legge di stabilità non deve alterare il percorso del risanamento, altrimenti ricadiamo in quel baratro dal quale stiamo uscendo, contemporaneamente si deve fare di più per lo sviluppo e tutta la parte sociale che è in sofferenza. Questa è una legge di stabilità di transizione, visto che siamo appena usciti dalla procedura di infrazione ricevuta per colpa del centrodestra.
Il Pd trentino arriva a queste elezioni da primo partito della coalizione, ma dopo aver perso le primarie per la presidenza della Provincia e questo ha acuito le divisioni interne.
Quando si sceglie il metodo delle primarie poi bisogna essere conseguenti. Le primarie sono contendibili, si può vincere e si può perdere. Gli stati d’animo sono comprensibili ma mi aspetto che nel voto di domenica non pesino tanto quanto la prospettiva di continuare con il buon governo che ha caratterizzato la Provincia di Trento. Veniamo da amministrazioni, a Trento come a Bolzano, che hanno fatto bene. Si tratta di due realtà che nel panorama italiano sono state bene amministrate.
Tra il governo e le autonomie speciali è da tempo in atto un braccio di ferro. Trento e Bolzano chiedono maggiore autonomia anche accollandosi più spese. Pensa che il governo dovrebbe accettare questa sfida?
Questa trattativa fa parte del capitolo dei rapporti tra Stato centrale e autonomie, dai Comuni alle Regioni. è chiaro che quando le risorse si riducono, bisogna far partecipare tutti alla politica di condivisione dei tagli. Lo stesso vale anche per le Province a statuto speciale. Non mi stupisce che sia in atto un negoziato difficile, quando le cose vanno bene è più facile fare accordi. Si può dare più autonomia, ma bisogna vedere dove. Ci sono alcuni campi in cui si può dare qualche competenza in più e altri in cui bisogna tenere delle prerogative statuali. Confido che se il governo riuscirà a superare questa fase si potrà arrivare ad una conclusione positiva. Penso anche che su alcuni temi, come la recente delega sugli ammortizzatori sociali, il Trentino possa rappresentare una sperimentazione positiva per tutta l’Italia.
In lista con il Pd c’è anche un ex segretario della Cgil trentina...
Certo, Bruno Dorigatti lo conosco e siamo amici. Anche a Bolzano abbiamo candidati che vengono dalla Cgil. Mi fa piacere che il mondo del lavoro sia presente nelle liste perché vuol dire che il Partito democratico è attento alle ragioni del lavoro e questo per me è una doppia soddisfazione.
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