TRENTO. Mentre si attendono ancora i risultati dell’autopsia compiuta sul corpo del povero Selver Kurtelic, il ventenne di origine bosniaca affetto da una malattia degenerativa congenita e morto il 21 dicembre scorso nel reparto di pediatria del S.Chiara, il trentasettenne medico sospettato d’aver praticato l’eutanasia sul ragazzo ha presentato all’Azienda le proprie dimissioni.
 Il professionista, venuto a conoscenza dell’indagine aperta nei suoi confronti, ha scelto quasi subito di dimettersi dal proprio incarico, che ricopriva con un contratto a termine. Una decisione presa ancora prima che l’Azienda ne disponesse la sospensione cautelativa e a tempo indeterminato sia dall’attività che dallo stipendio.
 Una decisione drastica che sarebbe motivata non tanto da oscuri e opportunistici calcoli, ma piuttosto da due semplici e condivisibili ragioni di carattere umano. Sembra che il medico, il quale nonostante la giovane età ha una lunga esperienza, abbia ritenuto di non poter più svolgere il suo lavoro con l’indispensabile serenità che un compito tanto delicato impone. Ancor più evidente l’altra motivazione, legata all’impossibilità oggettiva di tornare all’interno di un reparto in cui forse operano le stesse persone che hanno segnalato ai carabinieri del Nas la sospetta eutanasia. Dimissioni presentate all’Azienda sanitaria e accompagnate da una lettera che ieri il legale del medico, l’avvocato Nicola Canestrini, ha depositato in Procura. Le indagini dei militari dell’Arma, intanto, sono proseguite anche durante le festività, ascoltando altre persone indirettamente coinvolte nella vicenda o in servizio nel reparto nelle drammatiche ore in cui Selver è spirato. Massimo il riserbo degli inquirenti, ma le testimonianze raccolte in questi giorni confermerebbero che la morte di Selver, peraltro ormai imminente, sarebbe stata in qualche modo accelerata per interrompere le indicibili sofferenze che l’epidermolisi bollosa causava al giovane, che ne era affetto fin da piccolissimo, e che ormai erano diventate insopportabili. A tradire il medico sarebbero state alcune confidenze fatte a colleghi e poi riferite dagli stessi agli uomini del Nas, i primi a cui sono arrivate le voci che parlavano di eutanasia. Cosa sia davvero successo in quella stanza, in cui insieme ai sanitari c’erano anche i genitori di Selver, lo potrà rivelare solo l’esito dell’autopsia. In particolare i dati riferiti alle sostanze presenti nel corpo del ragazzo che, qualora dovessero rilevare tracce di cloruro di potassio, renderebbero più difficile la posizione del professionista.
 Secondo quanto ipotizzato dalla Procura, infatti, sarebbe stata un’iniezione di cloruro di potassio - sostanza che dev’essere utilizzata solo diluita - a causare l’immediato arresto cardiaco al giovane, mettendo così fine alle sue sofferenze. Compito, quello di “rintracciare” il cloruro o di altre sostanze sospette, che la Procura potrebbe affidare ad un esperto, affiancandolo alla dottoressa Elena Pellini che alla vigilia di Natale ha compiuto l’autopsia. Subito dopo, il sostituto procuratore Salvatore Ferraro, che sta conducendo le indagini con la collega Alessadra Liverani e il procuratore Stefano Dragone, aveva firmato il nulla osta alla sepoltura di Selver e i suoi genitori - che hanno sempre espresso sentimenti di gratitudine nei confronti di tutto il personale di pediatria - hanno potuto portare il corpo del loro sfortunato figlio in Bosnia, dove è stato seppellito