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Recenti studi di biologia molecolare hanno dimostrato che più del 98% del patrimonio genetico degli esseri umani coincide con quello degli scimpanzé. Da questo dato scientifico, per molti versi sorprendente, nonostante le anticipazioni darwiniane, prende le mosse la mostra ”La scimmia nuda. Storia naturale dell’umanità”, che deve il suo titolo all’antesignana e provocatoria opera del celebre antropologo Desmond Morris, pubblicata nel 1967. Un viaggio avvincente lungo il cammino evolutivo dell’uomo, alla luce delle più recenti teorie e dei più importanti dibattiti scientifici e filosofico-culturali, in un dialogo serrato tra cultura umanistica e scientifica, che mette in relazione antropologia, archeologia, paleontologia, zoologia genetica ed arte.
Un percorso in cui si alternano suggestivi manufatti di vario genere, reperti antropologici e archeologici, strumentazioni storiche, video, documentazioni fotografiche, exhibit interattivi (prestati dai più noti musei scientifici o appositamente realizzati per la mostra), opere e installazioni d’arte contemporanea con grandi nomi del panorama internazionale: il tutto con alcune prime assolute per l’Italia, come nel caso dell’arte delle scimmie, di reperti preistorici mai esposti prima d’ora o di installazioni artistiche, quali la curiosa «The Human Race Machine» di Nancy Bruston, per la prima volta in Italia in questa occasione.
La mostra - evento proposta dal Museo Tridentino di Scienze Naturali - dal 7 aprile 2007 al 6 gennaio 2008 - nasce da un progetto di grande respiro sul piano culturale ed espositivo. Ideata e curata da Claudia Lauro con la supervisione scientifica di Michele Lanzinger è realizzata in collaborazione con il Museo Friulano di Storia Naturale di Udine e il Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino (che ospiteranno la mostra nel 2008) e vanta un comitato scientifico internazionale di altissimo profilo: con Guido Barbujani, Camperio Ciani, Frans de Waal, Jared Diamond, Aldo Fasolo, Giacomo Giacobini, Jean-Jacques Hublin, Giuseppe Leonardi, Giorgio Manzi, Telmo Pievani, Ian Tattersall e la collaborazione speciale di Desmond Morris.
Un’esposizione, dunque, spettacolare e d’indubbia valenza scientifica e culturale; da vivere con tutti i sensi grazie ad un allestimento animato da suoni, odori e postazioni interattive, ricchissimo dal punto di vista dei supporti grafici e didattici, ideato da Fabrica, centro di ricerca sulla comunicazione del gruppo Benetton. Una mostra che ha l’obiettivo di spronare il pubblico a ripensare il nostro essere umani, la nostra discendenza animale, il rapporto uomo-natura e quello tra i diversi appartenenti al genere Homo Sapiens, fino a porci di fronte ai cruciali interrogativi sul nostro domani e sul futuro dell’umanità. Le similitudini tra l’uomo e le grandi scimmie antropomorfe non sono però solo di ordine genetico, bensì - come dimostrano numerose recenti ricerche - anche di ordine comportamentale, sociale e culturale.
Gli scimpanzé possiedono infatti una cultura - intesa come capacità di trasmissione d’informazioni e comportamenti tra individui, per via non genetica - e l’etologo Frans de Waal ha persino trovato i fondamenti della morale in varie specie di scimmie. Traendo così ispirazione dal celebre libro”Il terzo scimpanzé” del biologo evoluzionista e fisiologo Jared Diamond, l’esposizione si sviluppa attraverso una serie di ricchissime sezioni tematiche, suddivise in due grandi nuclei: l’«animale uomo» e «l’unicità dell’uomo?». La prima parte dell’esposizione mira ad evidenziare le somiglianze anatomiche, genetiche e culturali tra noi e gli scimpanzé. Si va dai documentari di alto livello, agli strumenti anatomici di fine Ottocento utilizzati per le autopsia sugli scimpanzé, sino agli strumenti in selce delle diverse fasi preistoriche.
Nella seconda parte, la mostra sulla «Scimmia nuda» indaga gli elementi che hanno segnato l’unicità dell’uomo: mani e cervello prima di tutto, ovvero un gioiello dell’ingegneria per afferrare il mondo e un regista senza pari che ci consente di sentire, percepire e pensare. «Da un punto di vista biologico siamo sorprendentemente simili l’uno all’altro: scimmie nude»: così scriveva il celebre zoologo Desmond Morris nel 1994. I motivi per visitare questa mostra sono moltissimi: nelle pagine che seguono ne troverete alcuni.
