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PERGINE. Si è chiusa ieri pomeriggio con una transazione tra il Comune di Pergine e Assoartigiani, la disastrosa vicenda legata alla ex Cederna e al costosissimo progetto per utilizzare l’area di 25.000 mq in Via Bellini.
In sostanza, il Comune di Pergine ha recuperato gli 80.000 euro che aveva speso per tenere in piedi l’operazione giudicata fallimentare fin dall’inizio, con la perdita di migliaia di euro. Ieri la firma tra le parti. Di fatto, il Comune di Pergine perde le quote del 25% (ormai invendibili, in quanto il restante 75% è in mano di Assoartigiani), ma, quanto meno recupera i soldi impegnati. Resta sempre in capo al Comune, l’impegno ad accordarsi per trovare un’alternativa alprogetto elaborato e rimasto solamente sulla carta.
Come deciso dal consiglio comunale, oltre al recupero degli 80.000 euro, anche l’uscita dalla società “Pergine Sviluppo” con la “non adesione” alla prevista nuova sottoscrizione del capitale sociale. In sostanza, da venerdì 22 giugno, tutte le quote della società passano ad Assoartigiani, che verserà al Comune gli 80.000 euro di quote sottoscritte a suo tempo (la prima fu nel 2004) dall’amministrazione guidata dal sindaco Renzo Anderle.
Fin dall’inizio erano sorti forti ma inutili contrasti da parte dell’opposizione. L’allora assessore alle attività economiche Denis Fontanari era stato nominato vicepresidente di Pergine Sviluppo spa, con presidente Dario Beber (allora presidente degli artigiani di Pergine). Il sindaco Renzo Anderle aveva condiviso e sostenuto le richieste degli artigiani: acquistare i 25.000 mq dell’area dismessa dalla “Cederna spa” (chiusa per una grave crisi del settore tessile). Un quarto di quote al Comune, un quarto alla Cassa rurale di Pergine, e il rimanente ad Assoartigiani. I mutui (con la Cassa rurale di Pergine) per acquistare l’area, ma anche per la progettazione, hanno messo a terra la spa: la Cassa rurale, riusciva a disfarsi delle proprie quote (incassando 750.000 euro) nel giro di qualche giorno. Tempi più lunghi invece per l’amministrazione comunale (nel frattempo passata a Silvano Corradi che subito si era impegnato a vendere). E così, le quote non hanno avuto più nessun valore (anche se stimate oltre 900.000 euro) visto che il 75% era finito in mano ad Assoartigiani. A Corradi era stato messo in mano il classico cerino.
La società, con il passare degli anni, è stata sommersa di debiti. A fronte di un’area stimata 8,5 milioni di euro (se li vale ancora), perdite per 9,26 (340.000 nel 2011), di cui 8,77 nei confronti della Rurale e oneri vari per 261.000. Il Comune di Pergine si è rifiutato di proseguire nell’avventura. In proposito, con il passare dei mesi, non ha mancato di chiedere che il progetto fosse rivisto, cercando un’alternativa che tenesse conto delle mutate situazioni economiche ma anche di esigenze.
Corradi l’ha rimarcato più volte: l’area è strategica per lo sviluppo urbano di Pergine e dal punto di vista urbanistico, il Comune con il proprio Prg ha un ruolo importante. Adesso, Assoartigiani dovrà vedersela con la Provincia per venirne fuori.
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