TRENTO. Ex An, fedelissimo dell’ex ministro Adolfo Urso, stile felpato, Andrea de Bertoldi non incarna il prototipo del candidato di destra. La spartizione nazionale dei collegi nel centrodestra ha catapultato il commercialista di Fratelli d’Italia, il partito di Giorgia Meloni, sul collegio del Senato di Trento, a sfidare quel Franco Panizza che cinque anni fa sbaragliò il candidato del Pdl Giacomo Bezzi, 49% a 22%. «Ma lì c’era un centrodestra in crisi profonda - avverte de Bertoldi - oggi l’aria è cambiata, il 5 marzo aspettatevi delle sorprese».

De Bertoldi, partiamo dall’attualità. Il raid xenofobo di Macerata ha scatenato lo scontro sulle responsabilità politiche di un clima in cui Traini ha agito. Lei cosa pensa?

Quello di Macerata è un atto che risponde a criteri psichiatrici e che va condannato. Certo è che quando crescono la delinquenza e l’insicurezza, questo scatena le tensioni sociali.

Il compito della politica dovrebbe essere di governarle non di alimentarle, non crede?

Il compito della politica è di evitare che si creino tensioni, per il bene degli italiani ma anche degli immigrati regolari, che sono i primi penalizzati dai conflitti delle periferie.

Centrale resta il tema dell’immigrazione. La vostra leader nazionale Giorgia Meloni ha parlato di «Italia campo profughi d’Europa».

Bisogna partire dal fallimento totale degli ultimi governi. Non si può dire che l’immigrazione è un fenomeno storico e naturale, questa è un’ovvietà. La politica deve governarlo e negli ultimi tre anni ci sono stati 500 mila sbarchi di presunti profughi. Finalmente Minniti ha capito che servono accordi con i Paesi d’origine per frenare le partenze. Non possiamo accogliere più persone di quelle che possiamo ospitare. Lo dico da cattolico, altrimenti ci ritroviamo con i container di Marco, che non sono degni.

I migranti che partono comunque, pensate di respingerli in mare?

Noi abbiamo denunciato che alcune Ong, magari involontariamente, finivano per collaborare con i trafficanti di uomini e una legge proposta da Fratelli d’Italia ha obbligato le Ong a rendicontare i fondi che ricevono.

Il raid razzista pone anche il tema dei rigurgiti nazi-fascisti in Italia. Cosa risponde?

Io sono orgoglioso di essere stato tra i fondatori di Alleanza Nazionale in Trentino. La destra italiana aveva già nel ’94 fatto i conti col suo passato e la nostra oggi è una posizione cattolico-liberale rinascimentale. Abbiamo governato l’Italia e governiamo in molte Regioni, la nostra vocazione democratica non è in discussione.

La vostra coordinatrice Marika Poletti fa notizia per aver tatuato sul polpaccio un simbolo che ricorda la svastica. Che dice?

Che si vuole strumentalizzare. Marika è una cultrice del paganesimo e quel simbolo dista oltre 2 mila anni dalla svastica nazista.

Lei è stato definito uno sfidante «debole» di Panizza. Ci è rimasto male?

Il 5 marzo ci saranno sorprese. Gioco per vincere, per questo ho ceduto alle pressioni del centrodestra che mi ha chiesto di tornare alla politica attiva quando avevo le mie comode poltrone professionali (è tra l’altro consigliere economico del Mise per il commercio estero, ndr).

Su cosa imposterà la sua sfida al senatore del Patt?

Partirò dai dati. Nei primi anni 2000 il Trentino aveva indici economici equiparabili all’Alto Adige, dopo 15 anni di centrosinistra autonomista è assimilabile alle province venete, distaccato per Pil e disoccupazione. Insisterò sul fatto che se il referendum non avesse bocciato la riforma Renzi-Boschi, l’autonomia trentina oggi sarebbe in balia di Roma. Sfiderò Panizza sulla coerenza: ha preso i voti della sinistra e poi su unioni civili e ius soli non ha votato.

Un tema su cui punterà?

Il piano di FdI per la natalità, primo punto del nostro programma: nidi gratis, 400 euro al mese fino ai 6 anni dei figli, incentivi alle aziende che assumono donne in età fertile.

Il consenso crescente dei 5 Stelle porterà via voti anche al centrodestra. Anche voi finirete nel mirino della campagna anti-establishment?

Cinque anni fa il centrodestra era in crisi e sicuramente i 5 Stelle hanno eroso più voti a noi. Oggi ci siamo riorganizzati e loro si sono dimostrati una forza movimentista di sinistra (contro la Tav, per la decrescita felice). Non credo ci ruberanno voti. Quanto alla campagna anti-casta, non la temo perché non ho mai vissuto di politica. Per me la politica è una passione ma ho il mio lavoro. Oggi mi metto al servizio.