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TRENTO. Gian Carlo Caselli sarà ospite stasera al teatro sociale, alle 21. Il magistrato parlerà di legalità, corruzione, clientelismo, fenomeni che combatte in prima fila da sempre. Oggi Caselli è procuratore capo a Torino, dove per un decennio era stato giudice istruttore trattando anche reati di terrorismo. Nel Consiglio superiore della magistratura dal 1986 al 1990, ha guidato la Procura di Palermo dal 1993 al 1999, subito dopo le uccisioni di Falcone e Borsellino.
Corruzione e clientelismo sono fenomeni abituali per i quali non ci si indigna nemmeno più. Forse serve più un processo culturale che uno penale.
C'è in effetti una tendenza allo scaricabarile, a rovesciare tutto sul penale. Ma queste sono cose che succedono solo da noi. All'estero se un politico è sottoposto ad indagini per fatti gravi tipo rapporti con la mafia o di corruzione scattano immediate le dimissioni, perchè esiste una responsabilità politica e morale oltre a quella penale. Così funziona nelle democrazie. Da noi no, è il contrario. E anche il mondo politico si scherma dietro al procedimento penale: fino a quando non è finito sospende ogni giudizio. Siamo di fronte all'eclisse della questione morale, siamo all'autoassoluzione di fatto. Una perenne e continua autoassoluzione.
In Trentino c'è la convinzione di vivere su un'isola felice, dove mafia e corruzione non potranno mai arriva.
Tutte le mafie, quelle tradizionali e quelle moderne, hanno il problema di ripulire il loro denaro, frutto di attività illecite. Per poterlo spendere devono cancellare le tracce della provenienza. E così l'impresa da criminale diventa economica. E dove vanno a ripulire i loro proventi? Dove circolano già molti soldi, dove quelli sporchi possono mimetizzarsi e diventare utilizzabili. La ricchezza del nord italiano e quindi anche del Trentino diventa perciò come il miele per le api. Stupirsi che questo possa accadere è come stupirsi se l'acqua bagna.
Quanto lo Stato secondo lei si è impegnato nel combattere i fenomeni di corruzione e clientelismo?
Ci sono componenti attente, altre più disattente. Una parte dello Stato combatte tali fenomeni. Poi, abbiamo il presidente del Consiglio che vuole varare la cosiddetta "riforma epocale" della giustizia: ci fosse stata questa, parole sue, Tangentopoli non sarebbe mai esistita. La "riforma epocale" taglia le unghie ai magistrati che vorrebbero invece combattere questi fenomeni.
Il clientelismo è di destra o di sinistra?
Non ha un colore. Può darsi che abbia pure un ché di fisiologico, ma il problema vero è quando si trasforma in patologico. E allora qui gli interessi privati sono destinati a prevalere e calpestare sistematicamente quelli di tutti e allora si va a sbattere. E' una questione di rispetto delle regole di convivenza, di uguaglianza di tutti di fronte alla legge, di rispetto nei confronti degli altri.
La continua querelle tra il presidente del consiglio e la magistratura non crede possano indurre alla disaffezione anche il cittadino medio?
Guardi, qua ci vorrebbe forse un sociologo per rispondere. Quello che le posso dire è che la magistratura fa il suo lavoro, ma solo in Italia è tanto esposta ad attacchi così diretti. In nessun altro paese democratico ci si permette di non rispettare il ruolo della magistratura. Pensi all'ex presidente Clinton, costretto a subire processi anche umilianti. Eppure mai ha detto una parola contro i suoi giudici. Ci può essere lo scontro processuale, anche duro, ma il rispetto dei ruoli non deve mai mancare. In Italia non è così, siamo, su questo versante, fuori da alcuni standard delle democrazie occidentali.
Lei ritiene che la magistratura non abbia fatto errori?
Che i magistrati possano fare degli errori ci sta, ma io conosco una magistratura che combatte la mafia e il terrorismo e che ha pagato prezzi altissimi per questo suo servizio. Forse solo in Sudamerica la magistratura è stata tanto colpita come quella italiana. Allora è una vergogna, una vera vergogna quello che è successo a Milano: i manifesti che associano i magistrati ai terroristi sono stati un insulto a coloro che lavorano nell'interesse di tutti e che hanno rischiato in prima persona per contrastare il terrorismo.
Corruzione e clientelismo sono fenomeni abituali per i quali non ci si indigna nemmeno più. Forse serve più un processo culturale che uno penale.
C'è in effetti una tendenza allo scaricabarile, a rovesciare tutto sul penale. Ma queste sono cose che succedono solo da noi. All'estero se un politico è sottoposto ad indagini per fatti gravi tipo rapporti con la mafia o di corruzione scattano immediate le dimissioni, perchè esiste una responsabilità politica e morale oltre a quella penale. Così funziona nelle democrazie. Da noi no, è il contrario. E anche il mondo politico si scherma dietro al procedimento penale: fino a quando non è finito sospende ogni giudizio. Siamo di fronte all'eclisse della questione morale, siamo all'autoassoluzione di fatto. Una perenne e continua autoassoluzione.
In Trentino c'è la convinzione di vivere su un'isola felice, dove mafia e corruzione non potranno mai arriva.
Tutte le mafie, quelle tradizionali e quelle moderne, hanno il problema di ripulire il loro denaro, frutto di attività illecite. Per poterlo spendere devono cancellare le tracce della provenienza. E così l'impresa da criminale diventa economica. E dove vanno a ripulire i loro proventi? Dove circolano già molti soldi, dove quelli sporchi possono mimetizzarsi e diventare utilizzabili. La ricchezza del nord italiano e quindi anche del Trentino diventa perciò come il miele per le api. Stupirsi che questo possa accadere è come stupirsi se l'acqua bagna.
Quanto lo Stato secondo lei si è impegnato nel combattere i fenomeni di corruzione e clientelismo?
Ci sono componenti attente, altre più disattente. Una parte dello Stato combatte tali fenomeni. Poi, abbiamo il presidente del Consiglio che vuole varare la cosiddetta "riforma epocale" della giustizia: ci fosse stata questa, parole sue, Tangentopoli non sarebbe mai esistita. La "riforma epocale" taglia le unghie ai magistrati che vorrebbero invece combattere questi fenomeni.
Il clientelismo è di destra o di sinistra?
Non ha un colore. Può darsi che abbia pure un ché di fisiologico, ma il problema vero è quando si trasforma in patologico. E allora qui gli interessi privati sono destinati a prevalere e calpestare sistematicamente quelli di tutti e allora si va a sbattere. E' una questione di rispetto delle regole di convivenza, di uguaglianza di tutti di fronte alla legge, di rispetto nei confronti degli altri.
La continua querelle tra il presidente del consiglio e la magistratura non crede possano indurre alla disaffezione anche il cittadino medio?
Guardi, qua ci vorrebbe forse un sociologo per rispondere. Quello che le posso dire è che la magistratura fa il suo lavoro, ma solo in Italia è tanto esposta ad attacchi così diretti. In nessun altro paese democratico ci si permette di non rispettare il ruolo della magistratura. Pensi all'ex presidente Clinton, costretto a subire processi anche umilianti. Eppure mai ha detto una parola contro i suoi giudici. Ci può essere lo scontro processuale, anche duro, ma il rispetto dei ruoli non deve mai mancare. In Italia non è così, siamo, su questo versante, fuori da alcuni standard delle democrazie occidentali.
Lei ritiene che la magistratura non abbia fatto errori?
Che i magistrati possano fare degli errori ci sta, ma io conosco una magistratura che combatte la mafia e il terrorismo e che ha pagato prezzi altissimi per questo suo servizio. Forse solo in Sudamerica la magistratura è stata tanto colpita come quella italiana. Allora è una vergogna, una vera vergogna quello che è successo a Milano: i manifesti che associano i magistrati ai terroristi sono stati un insulto a coloro che lavorano nell'interesse di tutti e che hanno rischiato in prima persona per contrastare il terrorismo.
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