TRENTO. L'Occidente si rassegni, non è più l'ombelico del mondo. Ma non si deprima, ha ancora una missione: diffondere la cultura, la passione per la sua idea di libertà. Obama lo ha compreso e sollecita l'Europa a mettersi al suo fianco per costruire la nuova globalizzazione. E' questo lo scenario raccontato da Federico Rampini ad un Teatro Sociale pieno e attento.
Giornalista, saggista, docente universitario, giramondo. Rampini è un narratore di visioni, un creatore di senso. Analitico, non ideologico. L'Occiente è in fase calante, ha spiegato, non è più il motore unico né dell'economia, né della democrazia. L'Asia con la Cina e l'India, assieme all'Indonesia, stanno crescendo ed espandendosi. Le Americhe non conoscono più la sola potenza a stelle e strisce, ma fanno i conti con il Brasile che sta imponendosi come modello economico e politico. L'Africa ed i Medio Oriente sono battuti dal vento della primavera araba. Il mondo, insomma, è entrato in una fase nuova dov'è essenziale, per non perdersi nell'autocompatimento o nella rabbiosa chiusura, confrontarsi con i protagonisti del cambiamento.
La "libertà degli altri" era il tema proposto da Alberto Faustini e Rampini, scavando nella vasta miniera della sua esperienza di inviato di "Repubblica" in Cina e negli Usa, ha raccontato "le libertà" nuove, spesso diverse dalle nostre, che stanno nascendo. L'autoritarismo cinese che coniuga repressione con sviluppo economico ed affrancamento dalla povertà e dall'analfabetismo. La liberaldemocrazia indiana che governa il proprio sviluppo lasciando spazio alle libertà politiche. L'esperienza indonesiana che, sfatando il radicato pregiudizio occidentale, mostra come islam e democrazia non siano termini sempre inconciliabili. E poi il Brasile di Lula ed ora di Roussef che sta realizzando una grande socialdemocrazia emergente, punto di riferimento del continente sudamericano.
Obama ha compreso questo nuovo scenario - dice Rampini - guarda all'Asia e ha visitato il Brasile. E nel prendere atto della fase calante dell'Occidente - «intendiamoci: un magnifico declino» - assegna alla cultura ed alla sua ancora robusta economia il compito di affermare «i valori universali» che ha costruito.
Una chiamata resa esplicita nella sua ultima visita a Londra quando ha sollecitato l'Europa a seguire con attenzione ed interesse la "primavera araba" che in questi mesi infiamma il Mediterraneo. «Quei giovani non guardano alla Cina come modello» ha rimarcato Rampini «l'Occidente ha qualcosa da proporre loro».
Visione geopolitica, dunque. Che nel registrare come la Cina cresca al ritmo del 10 per cento l'anno, l'India dell'8,5, il Brasile del 7, segnala una verità evidente, ma spesso sottaciuta: «che la crisi in cui ancora ci dibattiamo non è affatto globale, ma riguada Usa, Europa e Giappone.» E' il mondo del G8, insomma, che annaspa, non quello emergente del Bric: Brasile, India, Cina ed ora anche Indonesia e Sudafrica. Anche se, ha aggiunto, «non conosco luogo più libero, stimolante e creativo della California. Perciò lasciate che i vostri figli facciano esperienza, che conoscano le libertà degli altri.» Così Rampini narratore di visioni e costruttore di senso in un mondo che - «anche dalla festa per la vittoria di Pisapia a Milano» - va guardato per ciò che è. Per non smarrirsi.