TRENTO. «La prossima puntata di Quark sarà dedicata al Muse, perché voi qui i musei li fate bene, come si deve. I musei sono importanti». Poi ha citato il grandissimo S. J. Gould, maestro globale di biologia, che dice sempre che la sua ispirazione venne dalle frequenti visite che da bambino faceva al locale Museo di Scienze naturali. Lo ha detto così, con un sorriso convincente, Piero Angela, il grande divulgatore, ospite d'eccezione iera sera sul palco, davanti a ottocento persone che gremivano, attente, l'Auditorium Santa Chiara. Questo ha fatto gongolare il direttore Michele Lanzinger, presente in sala, dove si sono visti anche molti altri operatori museali, ad esempio il direttore del Museo di Rovereto Finotti.

Ieri sera c'erano moltissimi ragazzi e giovani, in sala, molti operatori del mondo culturale e varie personalità politiche, come il sindaco di Trento, l'assessore alla Contemporaneità di Rovereto, il Rettore dell'Ateneo trentino e altri.

Piero Angela, insomma, alla sua età (sulla quale ha scherzato ironicamente) attira ancora un pubblico variegato e curioso. Del resto, ha spiegato lui stesso, spesso i suoi programmi raggiungono il massimo dello share nel prime time.

In fondo ieri sera il padre nobile della divulgazione scientifica italiana e della televisione intelligentemente popolare, ha detto cose molto di buon senso, che dette da lui però, che non ha nulla da guadagnare, nulla da vendere, nessun interesse da mettere in campo, se non la sua passione per la scienza e per il pubblico stesso, risultano particolarmente credibili.

«La politica ha bisogno degli strumenti messi a disposizione dal metodo della scienza», ha argomentato, per spiegare la ragione per la quale ha scritto un libro sulla politica– di cui ha parlato ieri – dal titolo “A cosa serve la politica?” (Mondadori editore). «Stiamo perdendo competitività in questo paese – ha introdotto così il problema, mettendo subito sul piatto i numeri – nei dieci anni prima dell'apice della crisi, in Italia, il Pil cresceva comunque solo di uno 0, 1%. Il fatto è che la cultura nel nostro paese non è riuscita a seguire la velocità dello sviluppo di scienza e tecnica. Oggi alla guida dei processi ci sono persone e politici che non sono all'altezza di quella evoluzione». Angela ha proseguito spiegando che in Italia esiste «un'emergenza educativa». «Investiamo poco su formazione e cultura. Rispetto ad altri paesi emergenti o competitivi abbiamo un'asticella bassissima della qualità. Ci sono eccellenze ma sono casuali, non sono frutto di un piano», ha chiosato. La conseguenza di questo scenario come anche della specializzazione di tante discipline, è che «tutti hanno bisogno di divulgazione, al di fuori del proprio campo professionale», spiega e poi, sollecitato da un giovane studente di filosofia, aggiunge «Io mi sono innamorato del metodo scientifico per la sua serietà ma abbiamo bisogno anche di persone creative, che sappiano vedere le connessioni fra le categorie mentali, che abbiano una visione di sistema». Infine, Piero Angela, campione di ascolti, ha spiegato che non bisogna puntare a programmi o reti televisive di nicchia, ma che la divulgazione e la tv, avendo grandi potenzialità, dovrebbero essere in generale di buona qualità e rivolte al grande pubblico e che per attivare la memoria serve attivare le emozioni. Applausi.

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