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TRENTO. Le truffe online sono ormai un fenomeno all’ordine del giorno: un settore della criminalità che si sta allargando a macchia d’olio e con cui più o meno tutti prima o poi avremo a che fare. È importante conoscere come funziona il raggiro online, per questo abbiamo deciso di trattarlo nel nostro caso della settimana. Queste truffe coinvolgono decine di migliaia di persone ogni anno e causano danni da centinaia di milioni di euro. Ed è per rimediare a questi problemi che è nata Intellegit, la start up dell’Università di Trento che si occupa di combattere le frodi sul web. Per capirci qualcosa di più abbiamo parlato con Andrea Cauduro, ricercatore di Unitn e amministratore delegato di Intellegit.
Dottor Cauduro, oggi si parla molto di truffe online: cosa sono esattamente?
Quella delle truffe online è una categoria ampissima, come nel mondo reale: racchiude tutti i casi in cui il truffatore fa credere al truffato una cosa falsa. La differenza è che online esistono i crimini d’identità, che comprendono sia la frode d’identità (per cui il truffatore si inventa un’identità fasulla) sia il vero e proprio furto di dati personali.
Quali sono i rischi per chi subisce un furto d’identità?
Di solito i dati rubati vengono usati per chiedere prestiti o servizi di telefonia che risultano formalmente richiesti dalla vittima, che magari si vede arrivare a casa dei conti spropositati. In realtà il consumatore è tutelato: una volta inoltrata la procedura di disconoscimento il consumatore non è tenuto a pagare, e il danno ricade sull’azienda. Il problema, oltre ai costi per le aziende, è che alle volte risulta difficile rimediare: se per esempio si finisce nel registro dei protesti non è facile dimostrare che è stata colpa di un furto d’identità. Ci vuole tempo, e questo rende anche difficile quantificare il danno. Oltretutto, anche avviando una denuncia, è quasi impossibile identificare il colpevole.
E cosa possiamo fare noi consumatori, utenti della rete, per evitare tutto questo?
Il problema è che lasciamo in giro una quantità smisurata di informazioni personali senza rendercene conto: il 10% degli utenti di Facebook rende pubblici tutti i dati necessari per risalire al codice fiscale. Questi dati, una volta pubblicati, possono essere raccolti dai ladri d’identità. Ecco, è proprio alle informazioni rese pubbliche che bisogna stare attenti.
La vostra start up come lavora per combattere le frodi?
Oltre ad attività di formazione e sensibilizzazione, abbiamo sviluppato una serie di software capaci, sostanzialmente, di riconoscere le richieste che hanno un’alta probabilità di provenire da identità false o rubate; questo è importante, perché le transazioni sono 7-8 al secondo, e controllarle non è un lavoro alla portata degli umani. In più, abbiamo anche una serie di prodotti specifici per i consumatori online: Veripharma, ad esempio, è un’applicazione che consente di verificare se le farmacie che troviamo online sono legali oppure no.
Una sorta di etichetta di attendibilità, quindi. Questa app esiste solo per le farmacie o si trova anche per altri settori commerciali?
L’applicazione è nata per i prodotti farmaceutici perché in Italia si sta attuando la liberalizzazione delle farmacie, e il 99% delle farmacie online sono illegali o vendono farmaci contraffatti. Adesso siamo in una fase prototipale e non posso dire di più, ma il principio di base di Veripharma è tranquillamente applicabile ad altri settori.
(g.f.)
