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ALTO GARDA. Mancato rispetto di un contratto di collaborazione e violazione del diritto d'autore: dovrà difendersi principalmente da queste accuse, Ingarda, davanti al Tribunale di Rovereto (l'udienza è fissata a luglio), nell'ambito di un contenzioso che vede come parte avversa l'associazione sportiva dilettantistica GardaOnBike Sport and Tourism presieduta da Carlo Argentieri, che come risarcimento chiede 110 mila euro. In caso di successo, il sodalizio ha comunque deciso di destinare la somma ad attività e opere sportive di pubblica utilità oppure ad altre associazioni sportive.
I fatti risalgono al 2010, quando GardaOnBike e Ingarda stipularono un contratto di collaborazione biennale sulla "bacheca multisport", iniziativa volta alla realizzazione di una rete fra operatori turistici e fornitori di servizi outdoor: GardaOnBike si sarebbe impegnata a svolgere una serie di attività sportive-escursionistiche, mentre Ingarda a effettuare la campagna adesioni e a compartecipare alle spese sostenute dall'associazione per 28.800 euro annui più Iva; questo, stando alla citazione, a prescindere dal numero di strutture ricettive aderenti. La prima edizione andò benissimo, con 29 alberghi partecipanti e circa 900 iscritti. In vista del 2011, invece, qualcosa cambiò, con una proposta da parte di Ingarda ritenuta meno allettante e tempi assai stringenti per aderire, riducendo il numero delle strutture coinvolte a 8.
Di qui, inaspettatamente e inspiegabilmente (dal punto di vista dei ricorrenti), si arrivò allo stop dell'attività e alla rescissione del contratto. Per GardaOnBike la colpa è di Ingarda (per la campagna adesioni giudicata fallimentare), quindi lo stop alla collaborazione non può dirsi consensuale: ecco quindi l'accusa di inadempienza, cui si uniscono quelle legate alla mancata visibilità dell'associazione nelle brochure e al presunto utilizzo abusivo da parte di Ingarda di materiale grafico-informativo realizzato dal sodalizio partner.
Argentieri ha scritto una lettera aperta ai sindaci dell'Alto Garda e al presidente dell'Unione Commercio e Turismo per informarli del caso: «I fatti agli atti, tutti verificabili (anche) dalla visione di documenti e scritti prodotti dalla stessa Ingarda, sono lì - afferma il presidente di GardaOnBike - a chiedere spiegazioni; e se i responsabili di Ingarda non vi hanno finora informato di niente ci pensiamo noi a farlo perché si tratta non solo di soldi dell'azienda, ma anche di soldi di tutti i cittadini, essendo la stessa una partecipata a maggioranza di capitali pubblici. Speriamo e crediamo giusto che, se mai un giorno ci verranno riconosciute le nostre ragioni, i responsabili di questo grave danno a Ingarda, azienda di cui noi stessi siamo soci, paghino in prima persona per ciò che hanno commesso. Non è giusto che per tutti i semplici soci Ingarda (totalmente ignari di tutto) e in ultima istanza anche per i contribuenti al danno si aggiunga la beffa! Ci sta leggermente sulle scatole vedere con quanta spregiudicatezza e libertà, senza alcun tipo di supervisione, alcuni "manager" di società costruite e basate su capitali pubblici (senza la cui costante iniezione sarebbero magari affondate da tempo nel mare del libero mercato) fanno e disfano a loro piacimento, consapevoli e tranquilli che nessuno li toccherà». Prossima al "no comment" la replica dell'attuale presidente di Ingarda (all'epoca dei fatti c'era Enio Meneghelli) Marco Benedetti: «Si è tentata una mediazione, non accettata dalla controparte, quindi non ci sono alternative all'andare in Tribunale. E visto che c'è una causa in corso preferisco non dire nulla nel merito».
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