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TRENTO. «Continuo a ritenere che la strada delle gestioni associate sia quella giusta perché tratta l’insieme delle problematiche, ci si chiama dentro il problema e si dà una mano a risolverlo. Quando invece si dice alla Provincia “dammi un costo standard da rispettare” significa che ci si chiama fuori, che chi ce la fa ce la fa e gli altri si arrangino». L’assessore provinciale agli enti locali Mauro Gilmozzi parla così il giorno dopo l’adunata degli 85 sindaci e amministratori, i «ribelli» che sabato a Ravina hanno duramente contestato le gestioni associate dei servizi (entrate, appalti e acquisti, informatica) che i Comuni sotto i 10 mila associati dovranno avviare entro luglio 2013.
L’assessore tiene aperta la porta del dialogo, difende il consiglio delle autonomie come unico luogo di sintesi, rivendica la bontà del percorso fatto. Sulle gestioni associate nessun passo indietro: «Dobbiamo andare avanti perchè ci sono tanti sindaci, la maggior parte, che ci credono e lavorano per raggiungere gli obiettivi che ci siamo dati».
L’analisi di Gilmozzi parte da un’osservazione: «I Comuni trentini hanno alti e bassi, dobbiamo cercare di rendere tutti più efficienti. Il mito dei costi standard e delle unioni dei Comuni che ha guidato gli enti locali negli ultimi 30 anni sperando che portasse efficienza è fallito. Non ci si è riusciti, né a livello nazionale né locale. Quello che noi chiediamo ai Comuni è di mettersi insieme. Perché non è importante solo il costo di produzione di quell’attività ma gli effetti che produce sull’esterno. Coordinare le procedure di appalto, per esempio, serve per dare risposta alle imprese del territorio che chiedono di programmare gli appalti e che le modalità siano uguali per tutti i Comuni. Così per gli acquisti: realizzare un ufficio unico permette di fare massa critica per ridurre i costi».
Giusto - riconosce Gilmozzi - non disfare ciò che di buono già si è fatto: «L’abbiamo dimostrato con l’emendamento sulle gestioni delle entrate, salvaguardando le esperienze che già esistono. Gli emendamenti che abbiamo presentato pochi giorni fa alla Finanziaria sono il segno che un’apertura alle sensibilità diverse c’è stata. Per me il dialogo resta sempre aperto ma l’organo di rappresentanza dei sindaci è il consiglio delle autonomie, sarà in quella sede che si decideranno i modi e le forme del confronto. Io sono sempre a disposizione». Ma proprio il presidente del consiglio delle autonomie, Marino Simoni, è finito sotto accusa per non aver concesso un incontro con i sindaci per discutere il protocollo di finanza locale e per aver liquidato l’iniziativa di Ravina («Nelle sale delle Pro Loco ci vado per le castagnate, non per discutere di politica»). Tuttavia, secondo Gilmozzi, è il consiglio «l’unico organismo che può fare sintesi tra posizioni diverse».
In quelle emerse nell’incontro di Ravina, l’assessore spiega di non aver «trovato grosse novità rispetto a quanto già detto negli anni e nei mesi scorsi da parte di alcuni amministratori». «Credo sia stato un convegno non solo di protesta, ho visto sindaci con cui mi sono confrontato più volte e che penso legittimamente siano interessati a capire le posizioni in campo. Io non ho mai criticato i momenti di confronto, ma c’è un percorso democratico e ampiamente partecipato che va rispettato e che va avanti». E ricorda: un anno per definire le competenze delle Comunità, un anno per la governance, un altro per raccogliere i dati. Certamente oggi non possiamo permetterci di interrompere tutto per fare contento qualcuno. Le gestioni associate guardano al tutto e non solo a una parte. Oggi - è l’appello ai sindaci - bisogna sentirsi comunità, e non solo Comune».
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