ROVERETO. Poteva essere una buona occasione per dare un segnale e cercare di riavvicinarsi, a costo modesto, a quella parte di cittadini elettori sempre più insofferente nei confronti dei costi e dei privilegi (veri o presunti) della politica. Ai nasi più sottili non sarebbe sfuggito il sentore di populismo che aleggia su una iniziativa come questa, ma non è dei pochi nasi sottili che chi fa politica oggi si deve preoccupare. E forse nemmeno delle cadute nel populismo. Ma chiudendo le porte già nel «segreto» della riunione di maggioranza alla devoluzione ai roveretani poveri di alcuni gettoni di presenza e di una quota delle indennità, l’amministrazione ha ottenuto un effetto opposto molto più forte di quello positivo che avrebbe lucrato dicendo sì. In altre parole, o la proposta non veniva nemmeno avanzata, o non si poteva fare a meno di accettarla. Perché il palato degli amministrati non è tanto sensibile da ricercare le sfumature: se sente sapore di marcio, sputa e basta. E al di là dei mille distinguo che ogni consigliere potrà fare, il messaggio non potrà che essere letto così: «va bene la crisi, i sacrifici, i tagli, ma il gettone me lo tengo». E non è certo il modo giusto di accattivarsi simpatie.

La proposta era stata avanzata da Ezio Vanzo nel suo intervento: devolviamo i gettoni delle sedute consiliari sul bilancio al Fondo straordinario di solidarietà appena attivato dal Decanato. E lo stesso facciano i consiglieri circoscrizionali (quel gettone di 50 euro che si è favoleggiato di togliere per mesi ma è ancora lì), sindaco, assessori e presidenti di circoscrizione (una quota delle loro indennità, mica si pretendeva tutte) ed anche coloro che a nome del comune gestiscono enti partecipati.

A caldo, in aula, avevano dato il loro assenso (e plauso) una decina tra consiglieri e assessori, di tutti i partiti. Pareva si fosse sfondata una porta aperta. E Francesco Volani (Upt) ha messo la proposta nero su bianco in un ordine del giorno. A quel punto si poteva solo accettarlo, e tra squilli di tromba. Invece no. La maggioranza lo ha ritenuto non accoglibile (pare opponendo problemi tecnici a gestire un fondo simile in proprio e dubbi di opportunità sul sovvenzionare una iniziativa del Decanato: volgarmente, dare i soldi ai preti) e Volani lo ha ritirato. Ad Ezio Vanzo in aula non è stato nemmeno risposto.

«Sono molto supito - commenta Vanzo - ed anche amareggiato. Credo che il consiglio abbia perso un’occasione non solo per fare del bene, ma anche per dare un segnale alla città. Certo, ognuno di noi può fare e certamente fa quello che crede meglio per aiutare chi è in difficoltà. Ma politicamente questo è un autogol clamoroso e mi dispiace di averlo provocato, a questo punto per ingenuità».

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