TRENTO. La spaccatura è ormai palese, acclarata, persino ufficializzata dall’esito della votazione che ieri pomeriggio, nel teatro San Marco di Trento, doveva confermare (vista l’assenza di una candidatura alternativa) a Paolo Dalprà la guida degli Schützen del Tirolo meridionale.

Le compagnie non lo hanno votato in maniera compatta. Niente unanimità nell’urna, tutt’altro. Il comandante uscente ha dovuto fare i conti con la “marea bianca”, un quantitativo di schede senza nome che ha persino messo in dubbio, almeno fino a tarda sera, l’elezione di Dalprà. Il dissenso delle compagnie contrarie alla rielezione del comandante si è manifestato in questa maniera. Ma c’è il giallo. La vittoria del presidente uscente è legata all’interpretazione dei regolamenti. Infatti, hanno partecipato al voto 119 cappelli piumati, su 125 aventi diritto. Dalprà e il candidato alla vicepresidenza Vasco Bortolameotti hanno ottenuto 59 voti, mentre le schede nulle sono state 19 e le schede bianche 41. Il regolamento prevede l’elezione valida per chi ottiene la maggioranza assoluta dei voti. E qui scatta il giallo. Infatti, i due candidati non hanno ottenuto la maggioranza assoluta dei votanti. Secondo l’interpretazione maggioritaria, però, viene eletto chi ottiene la maggioranza assoluta dei voti validi. E Dalprà ce l’ha visto che ottenuto 59 voti su 100 scehde valide. Ma c’è chi contesta questa interpretazione e sostiene che si debba tener conto di tutti i votanti. Il fatto è che una situazione come questa non si è mai verificata e non c’è neanche un organo competente a decidere.

Gli Schützen risultano divisi non tanto sui nomi quanto sul cammino che si vuole intraprendere: alla componente più “integralista”, che non vuole “sporcarsi le mani” e che cerca con tutte le forze di starsene alla larga non solo dalla politica ma anche da tutto ciò che è esterno al mondo dei cappelli piumati, si contrappone quella meno oltranzista, formata in particolare dai più giovani, magari non disposti tanto a farsi contaminare ma certamente più aperti alle discussioni e alla collaborazione.

Che questa spaccatura sia ormai un dato di fatto lo si è compreso anche dal tenore del discorso che Paolo Dalprà ha tenuto davanti ai “delegati” (cinque per ogni compagnia) e al resto dell’assemblea.

Il comandante uscente ha utilizzato gran parte del tempo a propria disposizione per lanciare con grande forza un appello all’unità, un richiamo continuo alla necessità di fare quadrato davanti alle polemiche per rispondere agli attacchi che arrivano dall’esterno.

Nel suo discorso, invece, ha solo sfiorato la vicenda giudiziaria che ha travolto gli Schützen nelle ultime settimane, in quello che è diventato il «caso Baratter» e che ha portato alla condanna dello stesso Dalprà e di Giuseppe Corona: il comandante ha parlato di un attacco e del tentativo di mettere in difficoltà e in cattiva luce gli Schützen.

A rendere evidente la frattura fra i due modi di intendere il futuro degli Schützen è stata la votazione di ieri, che doveva essere scontata nell’esito finale (vista la mancanza di un’alternativa alla ricandidatura di Dalprà) mentre ha lasciato molti dubbi. La riunione che si è svolta al teatro San Marco ha avuto il movimentato “fuori programma” della presenza di un inviato delle Iene (già sulle tracce di Baratter nei giorni scorsi) che ha letteralmente creato il panico fra gli Schützen a tal punto da chiudere le porte del teatro vietando l’ingresso a tutti i giornalisti. (gl.m.)