MEZZOLOMBARDO. «Sono anni che tentano di chiuderlo. Ora ci sono riusciti». Questo il commento amareggiato ed anche un po’ arrabbiato di un cittadino di Mezzolombardo, ieri mattina, appena si è diffusa la notizia che stavano per evacuare e chiudere l’ospedale del suo paese di residenza e nascita. E più d’uno, nella Rotaliana, condivide quest’affermazione.
 In effetti è difficile per la popolazione di Mezzolombardo non collegare alla più volte paventata e temuta chiusura del San Giovanni l’improvvisa decisione della Provincia di evacuare, per motivi di sicurezza, il presidio ospedaliero.
 Sicuramente il pericolo esiste, lo sottolineano i tecnici, ma questa è una mazzata per chi ha lottato fino ad oggi per mantenere una struttura ospedaliera a Mezzolombardo. Una mazzata che rinvigorisce il pessimismo di chi pensa che il destino del San Giovanni è la chiusura definitiva: «Sono allibita - afferma Alessandra Ghezzi - non è possibile che fino ad oggi non si siano accorti di nulla: lì dentro stanno lavorando da anni, ormai. Mi sembra assurdo che mai nulla sia stato scoperto finora di problemi così gravi».
 E Gianpietro Tonincelli, che con la mamma è venuto ad accompagnare il papà, ricoverato al San Giovanni, in ambulanza fino a Trento (da dove peraltro era arrivato da un giorno, per fare la convalescenza dopo essere stato operato) rincara la dose: «Dovevano costruire mezzo ospedale - afferma infatti - prima di accorgersi che l’altro mezzo stava crollando?».
 Parole pesanti come pesante è il clima che si respira all’esterno del San Giovanni presidiato da vigili del fuoco, agenti di polizia municipale e carabinieri che non lasciano entrare nessuno.
 Anna Maria Tait e Marcella (Anna) Glatz: «È un disastro per il nostro paese. Se è vero che lo ricostruiranno, speriamo non ci mettano 30 anni, come con la casa di riposo. Lo speriamo specialmente per le persone anziane che ne hanno bisogno».
 Anche i coniugi Antonio Biada e Mara Tomazzoni sono arrabbiati. «È uno schifo. Improvvisamente stamattina hanno detto a nostra figlia, ricoverata qui, che doveva fare le valigie ed andare a casa. Stava facendo degli accertamenti e non li ha ancora finiti. Non è questo il modo di fare».
 Paolo Fedrizzi, medico di base, uno delle persone che più hanno lottato negli anni per l’ospedale di Mezzolombardo, afferma amareggiato: «Il reparto radiologia è stato rimodernato da pochissimo tempo. Ma gli ingegneri non hanno controllato la struttura prima di procedere con i lavori?».