TRENTO. Terzo giorno di presidio organizzato alla rotonda di Spini, davanti al Casello ex Gasoline, del “Coordinamento 9 dicembre” trentino, la versione locale del movimento dei Forconi, che nel capoluogo è condotto in maniera alquanto morbida. «Abbiamo concordato con vertici del coordinamento blocchi stradali che durano massimo due minuti, rallentamenti stradali e volantinaggi», dice Oscar Valentini.

Come mai una scelta meno radicale rispetto ad altre zone d'Italia?

«Una questione di numeri: l'adesione in Trentino è tiepida e quindi andiamo soft. Tiepida nel senso che la gente solidarizza, ma non si mette in strada a protestare».

In che modo solidarizza?

«Si fermano a parlare restando in macchina e così il traffico si blocca. Molti camionisti scendono dal camion lasciando la portiera aperta e così il traffico si ferma e riusciamo lo stesso a fare casino».

Come ieri mattina?

«Esatto, nell'ora di maggior traffico ci siamo messi in mezzo alla strada e la coda è arrivata fino alla statale. Ma sono sempre azioni dimostrative».

Ma come vi organizzate?

«Non c'è una regia. Alla sera ci contattiamo via internet e decidiamo che tipo di presidio fare. Normalmente ci alterniamo come nucleo fisso, al quale si aggiungono, anche per poco tempo, altre persone».

Ma è realmente un coordinamento apolitico?

«Di certo. La prima regola è quella di protestare senza nessun simbolo politico e sigla di partito: solo il tricolore perché questa è una lotta degli italiani che vogliono riappropriarsi della sovranità nazionale e reagire a questo stato di cose».

Uno slogan?

«Ribellarsi è un dovere».

La tattica è semplice. Volantinaggio al centro della strada, su entrambi i lati della circolazione ed il traffico si ferma. Finestrino abbassato e basta scambiare due parole per guadagnare dei minuti di sosta. La marcia riprende ed ecco un paio di persone che attraversano la strada e la circolazione si blocca nuovamente. Poi ci sono i curiosi, attratti dalle bandiere, dagli striscioni e perfino da un albero di Natale collocato a bordo strada. Si rallenta per osservare meglio ed il gioco è fatto. Nessuno protesta: aspettano e passano oltre.

Nessuna contestazione?

«Nessuna, la gente è con noi. Qui intercettiamo la gente che lavora, i camionisti, gli artigiani ovvero chi la crisi ed i provvedimenti governativi li vive in prima persona».

Fino a quando andrete avanti?

«Non abbiamo una scadenza. Si dice che venerdì sarà l'ultimo giorno, ma non è detto. Si vedrà».

Ma avete un obiettivo?

«Dar voce al dissenso. Far capire che la gente comune è stufa anche se non fa nulla di eclatante. Se ne vogliono tener conto bene, se no scenderemo nuovamente in piazza».

Sarebbe un successo se...

«Lo è già, perché la gente accetta il disagio e condivide».

Convinto che servirà?

«Sì, questa è una mobilitazione spontanea, organizzata via internet: una mobilitazione per passa parola, incontrollabile».

©RIPRODUZIONE RISERVATA