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TRENTO. Non sarà la «mafia» denunciata dal suo predecessore Donata Borgonovo Re, ma certo l’immagine dei Comuni trentini che emerge dall’annuale relazione del Difensore Civico non è delle più cristalline. Si parla di ancora troppe amministrazioni lente a rispondere al cittadino, poco attente alle istanze del Difensore e in alcuni casi «non trasparenti».
La relazione dell’attività svolta tra il 2008 e i l 2009 è stata illustrata ieri alla stampa durante un incontro a Palazzo Trentini, sede del Consiglio provinciale. Era presente anche il presidente del Consiglio Giovanni Kessler che ha esordito puntualizzando come il «difensore civico svolga un ruolo insostituibile per il cittadino, benché in altre regioni la sua figura sia messa in discussione solo per questioni di bilancio». Sotto questo profilo, anzi, Kessler ha ricordato come sia allo studio un disegno di legge (attualmente al varo della Conferenza dei capigruppo) che punta a rafforzare le competenze di questa figura di raccordo tra cittadino e amministrazione. «La speranza è che il disegno di legge trovi la convergenza di tutti i capigruppo».
La relazione del difensore civico Raffaello Sampaolesi parte di un dato di fatto: in circa il 40% dei casi in cui il difensore civico è intervenuto sui Comuni questi si sono adeguati alle prescrizioni o hanno risposto fornendo le informazioni richieste. Tuttavia Sampaolesi non ha mancato di sottolineare l’atteggiamento di alcuni enti «nel ritardare oltre ogni tollerabile limite, se non nell’osservare un contegno di ostinato, deprecabile silenzio, nel corrispondere alle richieste di intervento loro avanzate dal nostro Ufficio». Ed è proprio sull’aspetto dei tempi di risposta che Sampaolesi ha rimarcato la propria insoddisfazione, spiegando che «i tempi di reazione dei nostri interlocutori istituzionali sono piuttosto lunghi e sono davvero pochi i casi di risposte inviate entro i primi quindici giorni». A volte l’intempestività deriva da mera inerzia dell’ente, in altri casi dalla complessità della materia trattata, ma Sampaolesi ha chiarito che non esiste alcuna proporzione tra i tempi di risposta e le dimensioni del Comune o dell’ente interessato: «Ritardano grandi e piccoli, senza distinzioni».
Sampaolesi è poi entrato nel merito delle materie trattate. L’urbanistica (e in generale i temi legati al governo del territorio come espropri o concessioni edilizie) sono le questioni più calde nei rapporti tra Comuni e cittadini, con uffici tecnici che «in taluni casi sembrano rapportarsi con l’utenza manifestando fastidio e insofferenza e ostacolando qualche volta anche l’accesso agli atti». Il difensore civico aggiunge che «molti cittadini - non sempre visionari o fantasiosi - additano le amministrazioni comunali come non trasparenti e di parte, trovandone poi talora conferma nelle sentenze del nostro Tar».
Uno dei limiti più spesso evidenziati dell’attività del difensore civico riguarda l’efficacia dei suoi poteri, invero piuttosto scarsa. Sampaolesi non ha mancato di evidenziarlo: «Il nostro ufficio non ha poteri coercitivi od ordinatori, ma solo un generico potere di persuasione. I nostri interventi, dunque, si basano solo sulla bontà giuridica delle argomentazioni che proponiamo».
In effetti, a livello nazionale è mancata una legge quadro capace di assegnare più poteri al difensore: «E lì che bisognerebbe intervenire, anche perché l’attività del difensore civico - quando va a buon fine - fa risparmiare tempo e denaro non solo ai cittadini che chiedono il suo intervento, ma anche alle amministrazione pubbliche convenzionate».
La relazione dell’attività svolta tra il 2008 e i l 2009 è stata illustrata ieri alla stampa durante un incontro a Palazzo Trentini, sede del Consiglio provinciale. Era presente anche il presidente del Consiglio Giovanni Kessler che ha esordito puntualizzando come il «difensore civico svolga un ruolo insostituibile per il cittadino, benché in altre regioni la sua figura sia messa in discussione solo per questioni di bilancio». Sotto questo profilo, anzi, Kessler ha ricordato come sia allo studio un disegno di legge (attualmente al varo della Conferenza dei capigruppo) che punta a rafforzare le competenze di questa figura di raccordo tra cittadino e amministrazione. «La speranza è che il disegno di legge trovi la convergenza di tutti i capigruppo».
La relazione del difensore civico Raffaello Sampaolesi parte di un dato di fatto: in circa il 40% dei casi in cui il difensore civico è intervenuto sui Comuni questi si sono adeguati alle prescrizioni o hanno risposto fornendo le informazioni richieste. Tuttavia Sampaolesi non ha mancato di sottolineare l’atteggiamento di alcuni enti «nel ritardare oltre ogni tollerabile limite, se non nell’osservare un contegno di ostinato, deprecabile silenzio, nel corrispondere alle richieste di intervento loro avanzate dal nostro Ufficio». Ed è proprio sull’aspetto dei tempi di risposta che Sampaolesi ha rimarcato la propria insoddisfazione, spiegando che «i tempi di reazione dei nostri interlocutori istituzionali sono piuttosto lunghi e sono davvero pochi i casi di risposte inviate entro i primi quindici giorni». A volte l’intempestività deriva da mera inerzia dell’ente, in altri casi dalla complessità della materia trattata, ma Sampaolesi ha chiarito che non esiste alcuna proporzione tra i tempi di risposta e le dimensioni del Comune o dell’ente interessato: «Ritardano grandi e piccoli, senza distinzioni».
Sampaolesi è poi entrato nel merito delle materie trattate. L’urbanistica (e in generale i temi legati al governo del territorio come espropri o concessioni edilizie) sono le questioni più calde nei rapporti tra Comuni e cittadini, con uffici tecnici che «in taluni casi sembrano rapportarsi con l’utenza manifestando fastidio e insofferenza e ostacolando qualche volta anche l’accesso agli atti». Il difensore civico aggiunge che «molti cittadini - non sempre visionari o fantasiosi - additano le amministrazioni comunali come non trasparenti e di parte, trovandone poi talora conferma nelle sentenze del nostro Tar».
Uno dei limiti più spesso evidenziati dell’attività del difensore civico riguarda l’efficacia dei suoi poteri, invero piuttosto scarsa. Sampaolesi non ha mancato di evidenziarlo: «Il nostro ufficio non ha poteri coercitivi od ordinatori, ma solo un generico potere di persuasione. I nostri interventi, dunque, si basano solo sulla bontà giuridica delle argomentazioni che proponiamo».
In effetti, a livello nazionale è mancata una legge quadro capace di assegnare più poteri al difensore: «E lì che bisognerebbe intervenire, anche perché l’attività del difensore civico - quando va a buon fine - fa risparmiare tempo e denaro non solo ai cittadini che chiedono il suo intervento, ma anche alle amministrazione pubbliche convenzionate».
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