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TRENTO. Una bomba a orologeria piazzata sotto il bilancio della Provincia o, in maniera più riduttiva, un rubinetto rotto che resta sempre aperto e dal quale escono milioni di euro. Sono i contratti di interest rate swap, meglio conosciuti come derivati, stipulati da due controllate della Provincia, Cassa del Trentino e Patrimonio del Trentino, due società per azioni a capitale totalmente pubblico. Secondo quanto già rilevato dalla Sezione Controllo della Corte dei Conti di Trento, con la verifica del bilancio della Provincia approvata con delibera del 22 dicembre 2015, i derivati hanno comportato finora una perdita di più di 15 milioni di euro con sbilanci notevoli rispetto ai tassi dei mutui che vanno a garantire, questo causa dell’eccezionale ribasso dei tassi sui mercati finanziari negli ultimi anni.
E il rischio è che la perdita, alla scadenza nel 2029, possa essere molto più alta. Inoltre, il decreto legge 112 del 2008 impediva agli enti locali, comprese le province autonome, di sottoscrivere derivati. Questo perché in precedenza molti enti locali avevano perso fiumi di soldi. Invece successivamente al 2008, le due controllate della Provincia hanno sottoscritto contratti di interest rate swap per 112 milioni e 848 mila euro con scadenza al 2029. Contratti che, al momento, fanno perdere quasi tre milioni all’anno.
Patrimonio del Trentino, in particolare, ha sottoscritto due derivati da 31.737.966 euro ciascuno, per un totale di 63 milioni e 475 mila euro con Monte dei Paschi di Siena e Dexia Crediop. Questi derivati dovevano coprire il rischio tassi per i mutui accesi per la costruzione del Muse. I contratti in nostro possesso risalgono, rispettivamente, al 18 febbraio 2011 e al 7 marzo 2011 e sono stati firmati da Lorenzo Bertoli, attuale direttore generale di Cassa del Trentino e all’epoca vicepresidente di Patrimonio del Trentino. I contratti prevedono, rispettivamente, uno spread del 2,76 e del 2,775 per cento sull’Euribor a 3 mesi.
I due contratti di swap stipulati Cassa del Trentino, invece, servivano a coprire il tasso dei mutui per una cinquantina di milioni di euro. I due contratti erano stati stipulati con Royal Bank of Scotland e con Barclays Bank. Entrambi hanno un importo nozionale di 24.687.538 euro e scadono nel 2029. Quello con Barclays è stato firmato il 3 marzo 2010 e l’altro il 16 marzo 2010, entrambi sono stati firmati dall’allora vicepresidente Gianfranco Cerea. Lo spread in entrambi i contratti è dell’1,503 % sull’Euribor a 6 mesi. La Corte dei Conti aveva osservato che, per quanto riguarda il mark to market, ovvero l’ipotetico valore di realizzo nell’ottobre 2015, portava a una perdita secca complessiva di oltre 18 milioni di euro.
Anche il differenziale tra i flussi di entrata e quelli di uscita portava a forti perdite. In particolare, i derivati di Cassa del Trentino nel 2015 avevano perso 510 mila euro l’uno e quelli di Patrimonio 950 mila euro l’uno, per un totale annuo di quasi 3 milioni. Dal 2010 la perdita sui flussi dei quattro derivati è stata di oltre 15 milioni di euro. Rispondendo alla Corte e a un’interrogazione di Filippo Degasperi del Movimento 5 Stelle il presidente della Provincia Ugo Rossi aveva spiegato che i quattro contratti sono derivati di copertura e, quindi, l’analisi deve tener conto non solo dei flussi finanziari del contratto derivato, ma anche degli strumenti finanziari coperti dall’operazione. Secondo Rossi, l’analisi completa dei flussi porta a concludere che il saldo dell’operazione è positivo.
