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TRENTO. Ha provato ma non ce l’ha fatta. A far cosa? A restare al proprio posto per diversi mesi dopo l’addio al Patt di Walter Kaswalder. Ma ieri Linda Tamanini, che del partito di Rossi e Panizza era la presidente, ieri ha preso carta e penna e si è dimessa. In una lunga lettera spiega che la «misura era colma da tempo e che sia la linea del partito, che la mancanza di rispetto, le hanno suggerito di lasciare la carica». Subito e senza possibilità di ripensamenti. Nel Patt, con calma olimpica, si sono limitati a passare i poteri di firma e tesoreria al vicepresidente, il roveretano Federico Masera: «Congresso? No, farlo ora sarebbe una follia. L’addio della presidente Tamanini non è un fulmine a cielo sereno. Ce lo aspettavano sin dal giorno che Kaswalder non è più nel Patt. Il suo ruolo sarà svolto dal vicepresidente Masera» osserva il segretario Franco Panizza.
Tamanini non raggiungerà subito Kaswalder nel nuovo movimento ma appare scontato lo faccia a breve: «Il concetto di partito nel quale credevo e credo è quello di laboratorio di idee, di maturazione di programmi, di attuazione di confronti aperti e leali, di agenzia di elaborazione del pensiero. Un Partito costruisce pensiero, programmi, vive di valori, ha radici nel passato e si rivolge al futuro forte della sua storia e non limitato dalla stessa. Il negazionismo autonomista quale nuova frontiera del moderno autonomismo proposto in questi giorni dal nostro segretario non è presente nel mandato congressuale di cui sono anch’io garante. A fronte di una compravendita di voti da parte di un dirigente poi diventato consigliere provinciale il partito espresse massima solidarietà nei suoi confronti attraverso le persone più rappresentative quali il presidente della giunta e il segretario di partito. Nella stessa settimana si giunse invece all’espulsione dell’ex presidente del partito con motivazioni di ordine ideologico. Due pesi e due misure come ormai da tempo faccio presente» nota Tamanini.
Che continua: «E’ di questi giorni il licenziamento di una dipendente del Patt e la contemporanea scelta di un’altra assunzione, all’oscuro della presidente in questo secondo caso, contro il suo parere nel primo. E’ normale pretendere dalla presidente la firma di fatture a piè di lista per spese non preventivamente autorizzate, salvo ricordarsi della sua legale responsabilità solo quando deve rispondere del bilancio del Patt? Ma il cambio di rotta politica non è stato autorizzato da nessun congresso. La misura è colma: una via che porta alla modificazione genetica del Patt, non può continuare a trovare nella sottoscritta la sua garante. Lascio questo partito per il trattamento irriguardoso ricevuto da una parte della sua dirigenza» conclude la sua lettera d’addio.
Tamanini non raggiungerà subito Kaswalder nel nuovo movimento ma appare scontato lo faccia a breve: «Il concetto di partito nel quale credevo e credo è quello di laboratorio di idee, di maturazione di programmi, di attuazione di confronti aperti e leali, di agenzia di elaborazione del pensiero. Un Partito costruisce pensiero, programmi, vive di valori, ha radici nel passato e si rivolge al futuro forte della sua storia e non limitato dalla stessa. Il negazionismo autonomista quale nuova frontiera del moderno autonomismo proposto in questi giorni dal nostro segretario non è presente nel mandato congressuale di cui sono anch’io garante. A fronte di una compravendita di voti da parte di un dirigente poi diventato consigliere provinciale il partito espresse massima solidarietà nei suoi confronti attraverso le persone più rappresentative quali il presidente della giunta e il segretario di partito. Nella stessa settimana si giunse invece all’espulsione dell’ex presidente del partito con motivazioni di ordine ideologico. Due pesi e due misure come ormai da tempo faccio presente» nota Tamanini.
Che continua: «E’ di questi giorni il licenziamento di una dipendente del Patt e la contemporanea scelta di un’altra assunzione, all’oscuro della presidente in questo secondo caso, contro il suo parere nel primo. E’ normale pretendere dalla presidente la firma di fatture a piè di lista per spese non preventivamente autorizzate, salvo ricordarsi della sua legale responsabilità solo quando deve rispondere del bilancio del Patt? Ma il cambio di rotta politica non è stato autorizzato da nessun congresso. La misura è colma: una via che porta alla modificazione genetica del Patt, non può continuare a trovare nella sottoscritta la sua garante. Lascio questo partito per il trattamento irriguardoso ricevuto da una parte della sua dirigenza» conclude la sua lettera d’addio.
