TRENTO. Thomas Widmann (Svp) è il nuovo presidente del consiglio regionale, eletto ieri a Bolzano con 43 voti. Prende il posto di Chiara Avanzo, come previsto dalla staffetta Trento-Bolzano di metà legislatura. Dovrà portare a termine l’attuazione della riforma dei vitalizi, su cui pendono decine di ricorsi degli ex consiglieri, e resta da capire se alla fine del percorso si arriverà alla firma dei decreti ingiuntivi di restituzione su cui Avanzo si è personalmente impegnata. Ma la notizia della giornata è che il consiglio, dopo tre votazioni, non è riuscito ad eleggere il vicepresidente a causa della guerra dei lunghi coltelli interna al Patt, con metà gruppo che non ha votato il capogruppo Lorenzo Ossanna, nome proposto in aula da Lozzer. Domenica lo stesso Ossanna aveva annunciato che il Patt avrebbe fatto il nome di Walter Kaswalder, a cui il gruppo consiliare aveva promesso la carica due anni fa. Ma ieri mattina, di fronte a Pd e Upt che confermavano il no, la strategia è cambiata e per uscire dall’impasse è spuntato proprio il nome di Ossanna. Con Avanzo, sostenuta dagli alleati, fatta fuori dal suo partito nonostante gli attestati di stima di tutti, in primis del governatore Rossi. Il consiglio è stato sospeso per un’ora e mezza nel tentativo di evitare una resa dei conti in aula ma non è servito.

Kaswalder attacca degli alleati. A scusarsi per l’interruzione è stato lo stesso Kaswalder, che ha fatto una requisitoria: «Quando il mio nome non è condiviso con argomentazioni pretestuose, meglio fare un passo indietro. Avrei dato le dimissioni entro sera perché io voglio andare in giro a testa alta con il mio elettorato, su omofobia o preferenze di genere non mi faccio condizionare da Pd e Upt. Se quella casella è del Patt, non sono gli alleati a dire chi la deve occupare. Il Patt dovrebbe rinunciare, la carega se la tengano gli altri».

Il fronte pro-Avanzo. A rilanciare il nome di Avanzo sono stati i Verdi con Brigitte Foppa: «Per noi ha lavorato bene e non si capisce perché non possa essere nominata vicepresidente». Avanzo si è chiamata fuori, e lo ha fatto con parole gelide: «Lusingata ma sono costretta a declinare. Diverso sarebbe se la proposta venisse dalla maggioranza e dal mio partito, così non è stato». «Grazie per la lezione di signorilità», ha detto Donata Borgonovo Re (Pd), «toglie le castagne dal fuoco a una maggioranza che si è incartata. Il Patt ha agito in un modo che vorremmo dimenticare». E Mattia Civico: «Tutti sappiamo che Avanzo sarebbe la persona giusta al posto giusto, lo sa anche il Patt se solo si avesse rispetto delle persone e delle istituzioni». In questo clima si è arrivati al voto: nelle prime due votazioni Ossanna si è fermato a 29 e 31 voti (contro i 20, poi 23, di Kaswalder) contro i 36 necessari per essere eletto. Alla terza votazione è mancato il numero legale: assente dal pomeriggio Lorenzo Baratter, non hanno partecipato al voto neanche Avanzo, Kaswalder e Luca Giuliani e al termine i votanti risultavano 35 con 37 schede inserite: di fronte alle proteste delle minoranze, Widmann ha preferito chiudere la seduta. Durissimo Ugo Rossi: «Difficile commentare uno spettacolo cosi avvilente. Avvilente vedere che si fa muro contro muro su una questione non certo decisiva. Sono deluso sia da chi dentro il Patt ha forzato in un senso sia da chi nel resto della maggioranza ha forzato nell'altro. Penso che si debba recuperare maggior senso di responsabilità e disponibilità a non trasformare ogni cosa in una questione di principio». A 12 giorni dal congresso, nel Patt siamo al tutti contro tutti, e ieri sera voci di palazzo davano una delusissima Avanzo tentata dall’addio al Patt. Direzione Upt.