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Trento. Mentre la nonna Nunzia impazzava su radio e Youtube, lui è stato costretto a fermarsi. Ma Mario Cagol, comico e attore che non serve presentare, ha cercato di fare di necessità virtù, di approfittare della situazione per raccogliere le idee. In vista di una ripartenza che, dice, ci sarà e a breve.
Mario Cagol, in questi mesi di "clausura" la voce di una sua parente stretta, nonna Nunzia, è arrivata nelle nostre case per tenerci un po' su. Le dica che la ringraziamo di cuore… Temiamo però che anche lei (il nipote?) in questo periodo non abbia lavorato molto, se non per scopi benefici. Ma se può smentirci ne siamo contenti...
Intanto grazie, riferirò alla nonna. È stato un piacere poter utilizzare le mie conoscenza tecniche di montaggio audio/video per realizzare alcuni video che sono diventati “virali” in breve tempo. Diciamo che sapersi destreggiare su più fronti può essere un'opportunità di questi tempi. Come tutti mi sono dovuto mettere in stand-by e diverse date sono saltate. Ma non voglio fare quello che si lamenta.
Non solo ruoli comici. Il racconto del Cermis le ha permesso di fare conoscere meglio la sua vena drammatica. Era ancora in tour con il suo monologo?
Il monologo che Pino Loperfido ha pensato, dandomi fiducia, di riproporre in teatro - “Il racconto del Cermis” - è stato per me un'occasione importante per mostrare un altro lato della mia professione. Lo spettacolo che condivido sul palco con Alessio Zeni e con la regia di Mirko Corradini, rimane comunque disponibile in futuro per eventuali repliche: ricordare, non dimenticare è importante, sempre. Ora ho in lavorazione tre progetti ben distinti ma che hanno un filo conduttore importante: la stima dei compagni di viaggio. Il primo è nuovamente scritto dalla abile penna di Pino Loperfido, con Alessio Zeni a realizzarne la parte musicale - una produzione Arditesìo con la regia di Andrea Brunello -, poi un monologo comico scritto da me sullo stile comico dialettale di sempre e infine una messa in scena scritta appositamente per la signora Nunzia nonna che vedrà la luce nel 2021.
Ci sono le persone – poche - che stanno sotto i riflettori e le altre – tante – che lavorano dietro le quinte. Ha avuto occasione di sentirle? Cosa le hanno detto di questo “tempo sospeso” e che futuro vede per loro?
Sono persone meravigliose. Le persone che stanno dietro alle quinte hanno senza dubbio una marcia in più perché lavorano nell'ombra ma sono fondamentali per la resa dello spettacolo. Credo poco, e spero non prenda piede, al teatro “on-line”: il teatro esiste solo ed esclusivamente… in teatro! E' un po' come la “radiovisione”, cosa che ho sempre rinnegato; la radio è radio proprio perché ti lascia fare, immaginare, ti tiene compagnia senza pretendere, dà spazio alla tua immaginazione… Se gli metti davanti una telecamera perde tutto il suo incanto.
Come osservava non senza amarezza da queste pagine Andrea Castelli - “il pensiero è che del teatro, dell’arte e della cultura alla fine si può farne anche a meno”. Si ritrova in queste parole?
Intanto un saluto al maestro Andrea. Il pensiero riguardo alla cultura lo condivido, nello stesso tempo posso capire che per tante persone la scelta fra spendere dei soldi per mangiare, vestirsi, pagare l'affitto… o andare a teatro… Ecco perché il sostegno deve arrivare dagli enti pubblici.
“Ce la faremo” era uno dei motti che hanno accompagnato la nostra vita negli ultimi mesi. Il mondo dello spettacolo trentino ce la farà?
Ne sono assolutamente certo: non chiedermi le tempistiche, ma ne sono certo. Il virus, oggettivamente, è davvero un grosso ostacolo per chi lavora davanti a un pubblico. Bisogna trovare formule nuove per ripartire rispettando i protocolli sanitari.
C’è chi parla di spettacoli “a domicilio” e con pochi attori, come quelli che si puntano a fare nelle scuole. Lei che ne pensa e cosa suggerisce?
Il teatro nelle scuole deve essere seguito con più cura e costanza perché i giovani sono un pubblico meraviglioso, attento e voglioso di capire. La questione degli spettacoli a “domicilio” lo vedo meno nobile ecco... Magari meno gente nei teatri, o comunque sfruttando zone suggestive della città e dei paesi, luoghi magici che possano fare da palcoscenico naturale.
Come ha trascorso le sue giornate durante il lockdown?
Non cadrò nella trappola del lagnoso resoconto dei lavori domestici. Una cosa è certa: ho pensato alle cose che più contano per me e non le dirò qui, le tengo nel cuore. Con la nonna? La convivenza è forzata, sempre, prima-dopo-durante il lockdown… Diciamo che ci sosteniamo a vicenda.
Mario Cagol, in questi mesi di "clausura" la voce di una sua parente stretta, nonna Nunzia, è arrivata nelle nostre case per tenerci un po' su. Le dica che la ringraziamo di cuore… Temiamo però che anche lei (il nipote?) in questo periodo non abbia lavorato molto, se non per scopi benefici. Ma se può smentirci ne siamo contenti...
Intanto grazie, riferirò alla nonna. È stato un piacere poter utilizzare le mie conoscenza tecniche di montaggio audio/video per realizzare alcuni video che sono diventati “virali” in breve tempo. Diciamo che sapersi destreggiare su più fronti può essere un'opportunità di questi tempi. Come tutti mi sono dovuto mettere in stand-by e diverse date sono saltate. Ma non voglio fare quello che si lamenta.
Non solo ruoli comici. Il racconto del Cermis le ha permesso di fare conoscere meglio la sua vena drammatica. Era ancora in tour con il suo monologo?
Il monologo che Pino Loperfido ha pensato, dandomi fiducia, di riproporre in teatro - “Il racconto del Cermis” - è stato per me un'occasione importante per mostrare un altro lato della mia professione. Lo spettacolo che condivido sul palco con Alessio Zeni e con la regia di Mirko Corradini, rimane comunque disponibile in futuro per eventuali repliche: ricordare, non dimenticare è importante, sempre. Ora ho in lavorazione tre progetti ben distinti ma che hanno un filo conduttore importante: la stima dei compagni di viaggio. Il primo è nuovamente scritto dalla abile penna di Pino Loperfido, con Alessio Zeni a realizzarne la parte musicale - una produzione Arditesìo con la regia di Andrea Brunello -, poi un monologo comico scritto da me sullo stile comico dialettale di sempre e infine una messa in scena scritta appositamente per la signora Nunzia nonna che vedrà la luce nel 2021.
Ci sono le persone – poche - che stanno sotto i riflettori e le altre – tante – che lavorano dietro le quinte. Ha avuto occasione di sentirle? Cosa le hanno detto di questo “tempo sospeso” e che futuro vede per loro?
Sono persone meravigliose. Le persone che stanno dietro alle quinte hanno senza dubbio una marcia in più perché lavorano nell'ombra ma sono fondamentali per la resa dello spettacolo. Credo poco, e spero non prenda piede, al teatro “on-line”: il teatro esiste solo ed esclusivamente… in teatro! E' un po' come la “radiovisione”, cosa che ho sempre rinnegato; la radio è radio proprio perché ti lascia fare, immaginare, ti tiene compagnia senza pretendere, dà spazio alla tua immaginazione… Se gli metti davanti una telecamera perde tutto il suo incanto.
Come osservava non senza amarezza da queste pagine Andrea Castelli - “il pensiero è che del teatro, dell’arte e della cultura alla fine si può farne anche a meno”. Si ritrova in queste parole?
Intanto un saluto al maestro Andrea. Il pensiero riguardo alla cultura lo condivido, nello stesso tempo posso capire che per tante persone la scelta fra spendere dei soldi per mangiare, vestirsi, pagare l'affitto… o andare a teatro… Ecco perché il sostegno deve arrivare dagli enti pubblici.
“Ce la faremo” era uno dei motti che hanno accompagnato la nostra vita negli ultimi mesi. Il mondo dello spettacolo trentino ce la farà?
Ne sono assolutamente certo: non chiedermi le tempistiche, ma ne sono certo. Il virus, oggettivamente, è davvero un grosso ostacolo per chi lavora davanti a un pubblico. Bisogna trovare formule nuove per ripartire rispettando i protocolli sanitari.
C’è chi parla di spettacoli “a domicilio” e con pochi attori, come quelli che si puntano a fare nelle scuole. Lei che ne pensa e cosa suggerisce?
Il teatro nelle scuole deve essere seguito con più cura e costanza perché i giovani sono un pubblico meraviglioso, attento e voglioso di capire. La questione degli spettacoli a “domicilio” lo vedo meno nobile ecco... Magari meno gente nei teatri, o comunque sfruttando zone suggestive della città e dei paesi, luoghi magici che possano fare da palcoscenico naturale.
Come ha trascorso le sue giornate durante il lockdown?
Non cadrò nella trappola del lagnoso resoconto dei lavori domestici. Una cosa è certa: ho pensato alle cose che più contano per me e non le dirò qui, le tengo nel cuore. Con la nonna? La convivenza è forzata, sempre, prima-dopo-durante il lockdown… Diciamo che ci sosteniamo a vicenda.
