TRENTO. I carabinieri sono andati a prenderlo poco prima delle nove di sera nella casa del padre a Cognola. Enzo Bolzoni Giovannoni, papà di Francesca, la donna di 41 anni arrestata domenica con l'accusa di aver ucciso il figlio appena nato, è stato fermato per concorso in soppressione di reato perché si è ritenuto che vi fosse pericolo di fuga.

Dopo le procedure di rito, Bolzoni Giovannoni è stato portato nel carcere di via Pilati. A disporre il fermo, che equivale a un arresto, ma non ha il vaglio di un giudice come nel caso di ordinanza di custodia cautelare, è stato il pubblico ministero Marco Gallina. Decisivo è stato il racconto di Vincenzo Mauro, il medico amico di famiglia che aveva partecipato alla tragica cena del 26 giugno ed era stato richiamato dallo stesso Bolzoni Giovannoni quando Francesca aveva partorito in bagno.

Il medico, che era già indagato per false dichiarazioni al pubblico ministero, si è presentato ai carabinieri nel pomeriggio in compagnia del suo avvocato Giorgio Pontalti, poi affiancato anche da Luca Pontalti. Ha ammesso subito di essere stato lui a disfarsi del cadavere del bimbo nella ex discarica del Salto dei Cani, una specie di gola che scende a precipizio a due chilometri da Castello Tesino. Mauro ha raccontato che quella maledetta sera aveva partecipato alla cena e non aveva notato che Francesca si fosse assentata per partorire. Ha detto di essersi messo in macchina e di essere stato richiamato indietro da Bolzoni Giovannoni «perché era successa una cosa grave». Vincenzo Mauro ha spiegato che, una volta, tornato nella casa di Cognola si è trovato davanti Bolzoni Giovannoni che gli ha detto che Francesca aveva avuto un bimbo e che il piccolo era morto. Il dottore ha detto di aver constatato la morte del piccolo. Ha visto che non c'era nulla da fare.

Ai carabinieri, ha detto che la situazione era drammatica e che sia lui che il padre di Francesca erano disperati e anche in un forte stato confusionale. Il medico ha aggiunto che, ad entrambi, la via migliore per uscire da quella situazione è sembrata quella di far sparire il cadavere del bambino. Nelle parole di Mauro, la decisione sarebbe stata presa da entrambi. Sia lui che Enzo Bolzoni Giovannoni sarebbero stati d'accordo. A quel punto, lui si sarebbe incaricato di far sparire il corpicino. Lo ha caricato in macchina e poi, una volta tornato a Castello Tesino, lo avrebbe gettato nella ex discarica.

Le sue dichiarazioni hanno messo nei guai Bolzoni Giovannoni perché, nel racconto del medico, la decisione di far sparire il cadavere sarebbe stata presa da entrambi. Da qua l'ipotesi del reato di soppressione di cadavere. Si tratta di un reato diverso da quello di occultamento di cadavere, più grave, perché presuppone la distruzione del corpo. Nei confronti di Bolzoni Giovannoni, assistito dall'avvocato Piergiorgio Fia è stato adottato il provvedimento restrittivo perché si riteneva che potesse fuggire, visto che risiede a Santo Domingo. Poteva sussistere anche l'altro presupposto del pericolo di inquinamento delle prove.
Nei confronti del medico non è stato approvato lo stesso provvedimento perché lui ha confessato tutto e ha detto quello che sapeva e perché non c'è pericolo di fuga.

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