TRENTO. Domani la cardiologia dell’ospedale S.Chiara apre le porte. A partire dalle ore 9, infatti, nell’auditorium del nosocomio di largo Medaglie d’Oro, si svolgerà l’annuale convegno, promosso dall’Anmco (l’associazione dei medici cardiologici ospedalieri). Un’occasione di incontro e scambio di conoscenze tra i medici, i pazienti e i loro familiari, aperto alla cittadinanza, nel corso del quale verranno dibattuti i progressi nella prevenzione e nella cura delle cardiopatie in Trentino. Diversi i temi all’ordine del giorno, dai nuovi trattamenti alla telecardiologia, dalla prevenzione al testamento biologico, argomento all’ordine del giorno dopo l’approvazione della legge.

“Tra l’altro presenteremo lo stato dell’arte, la situazione attuale, che è in continua evoluzione”, precisa Roberto Bonmassari, primario di cardiologia a Trento (adesso si dice direttore di una struttura complessa), reparto formato da un equipe di oltre 20 medici e una cinquantina di infermieri.

E qual è la situazione?

Senz’altro, negli ultimi anni, ci sono state delle novità nel trattamento delle patologie complesse, ad esempio la chiusura dell’auricola sinistra nel caso della fibrillazione atriale. Sono progressi impattanti in modo significativo sulla popolazione perché, fino a poco tempo fa, bisognava uscire dal Trentino per questo tipo di intervento. Inoltre, anche dal punto di vista organizzativo, c’è sempre più integrazione tra le varie strutture che si occupano di cardiologia. Sempre più fondamentale è comunque il rapporto umano, la relazione medico-paziente.

Nel programma è previsto anche un approfondimento sulla telecardiologia.

Sì, è quel sistema che permette di tenere sotto controllo, a distanza, il paziente ormai a casa al quale è stato impiantato un pacemaker. Il che non vuol dire che se il paziente si sente male, ha un’urgenza, non debba andare in pronto soccorso, anzi. Questo è bene chiarirlo. La telecardiologia non sostituisce il pronto soccorso. A Rovereto sono un migliaio i casi sotto controllo, a Trento 500. È il futuro della disciplina.

La patologia cardiologica più frequente qual è?

Senz’altro è ancora l’infarto miocardico acuto. È quello che miete più vittime nel mondo. In Italia si registrano 150mila casi all’anno, in Trentino circa 350. L’età media è intorno ai 60 anni. Colpisce più uomini, con maggiori possibilità di recidiva, che donne, che sono colpite, mediamente, in età avanzata.

I casi sono in calo o in crescita?

Generalmente, sono in leggera crescita, in linea con il resto del Paese, anche per l’aumento medio della vita. Per dare un’idea dei progressi nei trattamenti basti pensare che, prima del 1970, quando le unità coronarica non c’erano ancora, la mortalità per infarto negli ospedali italiani, compresi quelli trentini, era del 30%. Si registrava 1 decesso ogni 3 infartuati. Oggi la mortalità è sotto il 5%.

Quanto è importante la prevenzione?

È fondamentale. Ne parleremo. Ed è a due facce, secondaria e primaria. Rivolta ai giovani, non ammalati, che invitiamo a mangiar sano, fare sport, non fumare, seminando così salute. Poi c’è il paziente malato, anche giovane. Dopo l’infarto, auspicabilmente ben superato, lo riconsegniamo alla famiglia, alla società, consapevole di quanto successo, dell’essere portatore di una malattia cronica con la quale deve convivere e confrontarsi attraverso una prevenzione che eviti la recidiva. In questa azione siamo tutti in prima linea, specialisti e medici di famiglia.

Lei ha avuto illustri predecessori, Furlanello, Disertori. Ne segue le orme?

Sono dei maestri che hanno svolto un lavoro straordinario. Cerco di fare del mio meglio per portare avanti questa tradizione adattandola alle possibilità terapeutiche dei nostri tempi come, ad esempio, in collaborazione con i cardiochirurghi, la tecnica della stenosi valvolare aortica transcatetere, senza aprire il torace del paziente. Un’innovazione rivoluzionaria che permette che ad un anziano impossibilitato a sopportare l’intervento si possa impiantare una valvola, in modo meno invasivo rispetto al passato. (pa.pi.)