TRENTO. Sul progetto di far ritornare l’Itea pubblica, nell’alveo della Provincia, sembrano tutti d’accordo. Dal presidente Ugo Rossi che ha annunciato la volontà di tornare al passato, con l’obiettivo di ottenere un vantaggio fiscale, alle opposizioni che rivendicano di essere sempre state contrarie alla privatizzazione. Fino alla dirigenza dell’Istituto di edilizia abitativa, pronta ad affrontare il passaggio al vecchio status di ente funzionale della Provincia.

Passaggio che si annuncia però molto delicato, soprattutto per quei dipendenti che sono stati assunti da Itea dopo la privatizzazione, con contratto a tempo indeterminato, e che - se Itea tornasse pubblica - non potrebbero transitare tra il personale della Provincia. Per legge, infatti, nella pubblica amministrazione si entra solo per concorso: un principio che la Corte Costituzionale ha più volte ribadito anche negli ultimi anni. Pressocché impossibile dunque ipotizzare una norma provinciale che disponga tout court il passaggio dei dipendenti Itea in Provincia, anche se questi ultimi sono stati assunti attraverso selezioni pubbliche. Ma da una spa, e non dall’ente pubblico. Scontato che dentro l’istituto, in via Guardini, dopo l’annuncio di Rossi molti dipendenti siano in fibrillazione, preoccupati per il loro posto di lavoro.

L’Itea ha un personale di circa 150 persone. Dalla riforma del 2005 sono passati otto anni, durante i quali sono stati assunti una sessantina di dipendenti. Di questi, una quindicina erano però già dipendenti pubblici passati alla spa: sono dunque nell’organico della società ma per legge possono tornare indietro, a dipendenti della Provincia quali erano, beneficiando dell’istituto della «riammissione in servizio». Una sorta di «porta girevole» che li mette al riparo, anche se passerebbero tra il personale di Piazza Dante alle condizioni quo ante, ovvero con lo status e il livello economico che avevano prima dell’ingresso in Itea: chi nel frattempo ha fatto carriera, o ottenuto benefici economici, non li avrà più assicurati.

Tolti questi casi, il problema più urgente riguarda i quaranta che non possono tornare indietro. Che ne sarà di loro? «Nessuno rimarrà a piedi», è la rassicurazione che arriva dai vertici della società. «Chi è assunto è assunto e non deve temere di perdere il posto. Siamo già in carenza di organico - fanno notare dall’istituto - negli ultimi anni abbiamo avuto il turn over bloccato, come da direttive della Provincia, e oggi abbiamo 10.700 alloggi da gestire, 1500 in più di quanti erano nel 2005». Come garantirli i lavoratori «a rischio» è da studiare: potrebbero essere messi a disposizione della nuova Itea attraverso forme di mobilità, per esempio transitando da altre società della Provincia. Le soluzioni - è il ragionamento - si trovano, non ultima la possibilità di bandire nuovi concorsi ad hoc: «Questi anni non sono stati tempo perso, la spa era nata in un contesto diverso di risorse pubbliche, la riforma ha introdotto criteri di efficienza interna e soprattutto canoni equi e legati alla situazione economica. Prima c’erano inquilini con 600 mila euro in banca, oggi non accade più e chi esce dai criteri economici paga un affitto di mercato».

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