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TRENTO. Don Ivan Maffeis va a Roma. La Cei, attraverso il segretario Crociata, ha chiamato l’arcivescovo Bressan e gli ha chiesto di poter avere nella capitale il direttore di Vita Trentina, al quale è stata affidata la vicedirezione dell'ufficio comunicazioni sociali.
Non è stato facile dire di sì. Don Ivan Maffeis è l’“uomo della comunicazione” della Curia: alla guida di Vita Trentina, di Radio Studio Sette inBlu, dell’Ufficio comunicazioni sociali ed Ufficio stampa della diocesi. Dovrà lasciare tutti questi incarichi dopo 15 anni di servizio (dal 1994 come vice di don Agostino Valentini, dal 2000 come direttore), che ne hanno fatto un punto di riferimento per i lettori e gli ascoltatori, ma anche per i giornalisti degli organi di stampa “laici” che hanno sempre trovato in lui una preziosa “interfaccia” con piazza Fiera e un collega disponibile, generoso e competente. Una persona molto stimata anche dagli altri sacerdoti, con i quali ha saputo costruire rapporti profondi, fatti di stima reciproca e di collaborazione nelle diverse parrocchie.
Un duro colpo per la diocesi, che perde il punto nevralgico del suo sistema comunicativo. Ci è voluta un’azione di pressing insistito da parte di Roma per strappare don Ivan a Trento. «Non volevamo assolutamente lasciarlo partire», allarga le braccia don Lauro Tisi, vicario generale e grande amico di don Ivan. «Per noi è una perdita molto grande e solo dopo una settimana di ripetute insistenze, abbiamo ceduto».
Sull’incarico che ricoprirà a Roma poco trapela. E, stando alla Diocesi e allo stesso don Ivan, ancora poco si sa, se non che dovrà prestare servizio all’Ufficio comunicazioni sociali della Cei, la Conferenza dei vescovi italiani, in un ruolo di responsabilità. «Sarà qualcosa di molto importante e significativo da far gestire direttamente a lui», dice senza giri di parole il vicario. «Ci fa pensare a questo il fatto che la richiesta sia stata fatta adesso, in un periodo che non è quello deputato ai normali avvicendamenti, e l’insistenza con cui l’hanno voluto. La chiamata è arrivata direttamente dal segretario Crociata e dal presidente Bagnasco. Abbiamo capito che nutrono per lui una grande stima e che lo seguivano da tempo».
E l’arcivescovo? «Gli rincresce tantissimo - risponde don Tisi -: monsignor Bressan non avrebbe mai voluto privarsi di don Ivan».
Ora la diocesi si trova di fronte al difficile compito di trovare un successore degno e altrettanto capace. L’impressione è che sia davvero presto per parlarne. «Siamo rimasti spiazzati, non abbiamo ancora idea, ci troveremo dopo Natale per decidere. Don Ivan non era sono il direttore di Vita Trentina, ma una persona che ha fatto molto bene alla diocesi. Le sue qualità più importanti? L’umanità e la capacità di dialogo con tutti. Ha lavorato molto anche nelle parrocchie, stringendo relazioni, aiutando le famiglie e manifestando un forte senso di vicinanza con chi ha bisogno».
Della decisione, maturata solo ieri, don Ivan ha informato i colleghi di Vita Trentina in serata, appena dopo la chiusura del numero di questa settimana. Il vicario rassicura però su una cosa: «A chi ci ha telefonato preoccupato, confermo che il giornale va avanti e faremo un ragionamento su tutto il mondo della comunicazione. Che non sarà assolutamente indebolito, anzi. Per la nostra Chiesa è vitale».
Non è stato facile dire di sì. Don Ivan Maffeis è l’“uomo della comunicazione” della Curia: alla guida di Vita Trentina, di Radio Studio Sette inBlu, dell’Ufficio comunicazioni sociali ed Ufficio stampa della diocesi. Dovrà lasciare tutti questi incarichi dopo 15 anni di servizio (dal 1994 come vice di don Agostino Valentini, dal 2000 come direttore), che ne hanno fatto un punto di riferimento per i lettori e gli ascoltatori, ma anche per i giornalisti degli organi di stampa “laici” che hanno sempre trovato in lui una preziosa “interfaccia” con piazza Fiera e un collega disponibile, generoso e competente. Una persona molto stimata anche dagli altri sacerdoti, con i quali ha saputo costruire rapporti profondi, fatti di stima reciproca e di collaborazione nelle diverse parrocchie.
Un duro colpo per la diocesi, che perde il punto nevralgico del suo sistema comunicativo. Ci è voluta un’azione di pressing insistito da parte di Roma per strappare don Ivan a Trento. «Non volevamo assolutamente lasciarlo partire», allarga le braccia don Lauro Tisi, vicario generale e grande amico di don Ivan. «Per noi è una perdita molto grande e solo dopo una settimana di ripetute insistenze, abbiamo ceduto».
Sull’incarico che ricoprirà a Roma poco trapela. E, stando alla Diocesi e allo stesso don Ivan, ancora poco si sa, se non che dovrà prestare servizio all’Ufficio comunicazioni sociali della Cei, la Conferenza dei vescovi italiani, in un ruolo di responsabilità. «Sarà qualcosa di molto importante e significativo da far gestire direttamente a lui», dice senza giri di parole il vicario. «Ci fa pensare a questo il fatto che la richiesta sia stata fatta adesso, in un periodo che non è quello deputato ai normali avvicendamenti, e l’insistenza con cui l’hanno voluto. La chiamata è arrivata direttamente dal segretario Crociata e dal presidente Bagnasco. Abbiamo capito che nutrono per lui una grande stima e che lo seguivano da tempo».
E l’arcivescovo? «Gli rincresce tantissimo - risponde don Tisi -: monsignor Bressan non avrebbe mai voluto privarsi di don Ivan».
Ora la diocesi si trova di fronte al difficile compito di trovare un successore degno e altrettanto capace. L’impressione è che sia davvero presto per parlarne. «Siamo rimasti spiazzati, non abbiamo ancora idea, ci troveremo dopo Natale per decidere. Don Ivan non era sono il direttore di Vita Trentina, ma una persona che ha fatto molto bene alla diocesi. Le sue qualità più importanti? L’umanità e la capacità di dialogo con tutti. Ha lavorato molto anche nelle parrocchie, stringendo relazioni, aiutando le famiglie e manifestando un forte senso di vicinanza con chi ha bisogno».
Della decisione, maturata solo ieri, don Ivan ha informato i colleghi di Vita Trentina in serata, appena dopo la chiusura del numero di questa settimana. Il vicario rassicura però su una cosa: «A chi ci ha telefonato preoccupato, confermo che il giornale va avanti e faremo un ragionamento su tutto il mondo della comunicazione. Che non sarà assolutamente indebolito, anzi. Per la nostra Chiesa è vitale».
