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TRENTO. Sugli episodi di corruzione per i quali era stato arrestato, Fabrizio Collini _ l'imprenditore trentino che si è tolto la vita gettandosi da un cavalcavia in Liguria _ aveva ammesso le sue colpe davanti ai magistrati: «E' tutto vero». Sui rapporti con Silvano Grisenti aveva spiegato che l’ex presidente dell’A22 era una sorta di suo «padrino politico» a cui chiedere lumi sulle migliori strategie imprenditoriali. Sull'esponente del Pdl trentino Mario Malossini era stato chiaro: «E' un amico, gli ho dato 18 mila euro per la campagna elettorale». Ecco il resocono di quell'interrogatorio
In tre ore e mezza di interrogatorio Fabrizio Collini ha confermato l’impianto della procura di Trento. Una confessione dettata dalla mole di prove raccolte contro di lui ma anche dalla necessità di alleggerire una posizione giudiziaria pesantissima che rischia di inchiodarlo in carcere per parecchio tempo.
Collini, però, non si è limitato ad ammettere quanto non poteva negare. Ha aggiunto nuovi elementi non noti all’inchiesta. Come altre sponsorizzazioni richieste da Grisenti per un totale - la cifra è stata fatta da Collini - che nel solo 2007 avrebbe raggiunto i 100-150 mila euro. Somma ingente che un imprenditore, benché facoltoso, difficilmente stanzia senza qualche tornaconto. E dal suo punto di vista, Collini i vantaggi li aveva.
Informazioni privilegiate da Grisenti, notizie che consentivano all’impresa di anticipare i tempi di studio e progettazione delle opere, indicazioni sulle alleanze da stringere. Insomma, tutta una mole di dati che formavano la «strategia» imprenditorale di Collini di cui Grisenti sarebbe stato una sorta di consulente esterno.
La giornata di ieri è cominciata pochi minuti prima delle 14 quando Fabrizio Collini è giunto in tribunale, scortato in manette dal carcere di Verona. Elegante, ma provato nel volto, ha atteso qualche minuto l’arrivo dei legali, gli avvocati Monica Baggia e Marco Stefenelli, prima di fare ingresso nell’ufficio del pm Pasquale Profiti. Ad attenderlo c’erano anche i colonnelli della Finanza Stefanno Murari e Tommaso Vernillo e il procuratore Dragone.
La porta dell’ufficio si è aperta solo alle 17.30 quando - dopo tre ore e mezza - Collini è uscito ed è stato riaccompagnato in cella. Tutto finito. L’imprenditore ha ammesso i due episodi di corruzione che gli vengono contestati. Il primo è quello relativo alla galleria di Mezzolombardo (i famosi 260 mila euro) che hanno portato all’arresto anche di Todesca e Osella. Il secondo riguarda i lavori per la realizzazione di un centro socio-sanitario all’ex Istituto per sordi, lavori che dovevano essere aggiudicati a Collini grazie ad una modifica delle modalità di gara con l’intervento di Marco Angelini e Giuseppina Leonardi i quali, in cambio, avrebbero ricevuto un corrispettivo.
Ammessi questi fatti l’attenzione si è concentrata sul rapporto con Silvano Grisenti. Collini ha spiegato che la conoscenza con Grisenti risale ai tempi in cui questi era ancora assessore ma la frequentazione si è intensificata dopo la nomina in A22. Grisenti sarebbe stato una sorta di padrino politico per Collini. Settimanalmente i due si ritrovavano nell’ufficio di via Berlino e facevano il punto della situazione dei maggiori appalti in Trentino. Grisenti - ha spiegato Collini - forniva informazioni sui cantieri e dava notizie privilegiate.
In cambio non chiedeva soldi per sè, ma sollecitava aiuti ad associazioni amiche. Del denaro al Circolo pattinatori di cui fa parte la moglie, all’associazione Albatros e ai Nuvola abbiamo già detto. Ieri, però, Collini ha fatto altri nomi. Qualche migliaio di euro è finito a sponsorizzare il Gruppo sciistico Marzola, ma il sostegno maggiore è andato allo Stat, lo Studio teologico accademico di Trento diretto dal noto biblista Gregorio Vivaldelli: 30 mila euro, su indicazione specifica di Grisenti
In tre ore e mezza di interrogatorio Fabrizio Collini ha confermato l’impianto della procura di Trento. Una confessione dettata dalla mole di prove raccolte contro di lui ma anche dalla necessità di alleggerire una posizione giudiziaria pesantissima che rischia di inchiodarlo in carcere per parecchio tempo.
Collini, però, non si è limitato ad ammettere quanto non poteva negare. Ha aggiunto nuovi elementi non noti all’inchiesta. Come altre sponsorizzazioni richieste da Grisenti per un totale - la cifra è stata fatta da Collini - che nel solo 2007 avrebbe raggiunto i 100-150 mila euro. Somma ingente che un imprenditore, benché facoltoso, difficilmente stanzia senza qualche tornaconto. E dal suo punto di vista, Collini i vantaggi li aveva.
Informazioni privilegiate da Grisenti, notizie che consentivano all’impresa di anticipare i tempi di studio e progettazione delle opere, indicazioni sulle alleanze da stringere. Insomma, tutta una mole di dati che formavano la «strategia» imprenditorale di Collini di cui Grisenti sarebbe stato una sorta di consulente esterno.
La giornata di ieri è cominciata pochi minuti prima delle 14 quando Fabrizio Collini è giunto in tribunale, scortato in manette dal carcere di Verona. Elegante, ma provato nel volto, ha atteso qualche minuto l’arrivo dei legali, gli avvocati Monica Baggia e Marco Stefenelli, prima di fare ingresso nell’ufficio del pm Pasquale Profiti. Ad attenderlo c’erano anche i colonnelli della Finanza Stefanno Murari e Tommaso Vernillo e il procuratore Dragone.
La porta dell’ufficio si è aperta solo alle 17.30 quando - dopo tre ore e mezza - Collini è uscito ed è stato riaccompagnato in cella. Tutto finito. L’imprenditore ha ammesso i due episodi di corruzione che gli vengono contestati. Il primo è quello relativo alla galleria di Mezzolombardo (i famosi 260 mila euro) che hanno portato all’arresto anche di Todesca e Osella. Il secondo riguarda i lavori per la realizzazione di un centro socio-sanitario all’ex Istituto per sordi, lavori che dovevano essere aggiudicati a Collini grazie ad una modifica delle modalità di gara con l’intervento di Marco Angelini e Giuseppina Leonardi i quali, in cambio, avrebbero ricevuto un corrispettivo.
Ammessi questi fatti l’attenzione si è concentrata sul rapporto con Silvano Grisenti. Collini ha spiegato che la conoscenza con Grisenti risale ai tempi in cui questi era ancora assessore ma la frequentazione si è intensificata dopo la nomina in A22. Grisenti sarebbe stato una sorta di padrino politico per Collini. Settimanalmente i due si ritrovavano nell’ufficio di via Berlino e facevano il punto della situazione dei maggiori appalti in Trentino. Grisenti - ha spiegato Collini - forniva informazioni sui cantieri e dava notizie privilegiate.
In cambio non chiedeva soldi per sè, ma sollecitava aiuti ad associazioni amiche. Del denaro al Circolo pattinatori di cui fa parte la moglie, all’associazione Albatros e ai Nuvola abbiamo già detto. Ieri, però, Collini ha fatto altri nomi. Qualche migliaio di euro è finito a sponsorizzare il Gruppo sciistico Marzola, ma il sostegno maggiore è andato allo Stat, lo Studio teologico accademico di Trento diretto dal noto biblista Gregorio Vivaldelli: 30 mila euro, su indicazione specifica di Grisenti
