TRENTO. La spending review fatta in casa è due volte meglio di quella statale. «Vediamo se ora il governo ha qualcosa da dire», commenta il presidente Dellai presentando il “piano industriale” della Provincia. Per la verità il piano ha mosso i suoi primi passi prima che il governo venisse a fare le pulci ai conti di piazza Dante e fa parte del più complesso intervento di riorganizzazione che va dalla logistica degli uffici fino al personale.

A ottobre, cioè quando sarà definita la sistemazione dei dipartimenti, si potrà andare ancora più nello specifico, ma per il momento sono stati individuati i settori dai quali si potrà spremere quel primo risparmio che a regime conterà 120 milioni di euro all’anno. La prima voce aggredita sarà quella del personale. Il blocco del turn over già in atto da qualche anno subirà un giro di vite radicale. Nel giro di quindici anni il risparmio sugli stipendi sarà del 15%, ottenuto dai pensionamenti. Già l’anno prossimo si ridurrà del 3% e le assunzioni sono centellinate: non sarà rimpiazzato più del 20% del personale uscito. Insomma, in parole povere ogni 5 pensionati ci sarà al massimo un’assunzione. Anche meno se sarà possibile. Nel quinquennio si perderanno alcune centinaia di posti pubblici.

Altro capitolo sul quale le forbici possono muoversi è quello della spesa per l’acquisto di beni e servizi. Qui c’è un miliardino (sui 2,5 complessivi) sui quali sforbiciare. L’obiettivo è tagliare l’8%. Si comincia con un meno 1,5% l’anno prossimo e un 2,5% nel 2014 per arrivare poi a regime nel 2017.

Un taglio più contenuto ma sempre significativo è infine previsto su quelle risorse ch eoggi la Provincia destina a soggetti esterni: scuole paritarie, Rsa, Centro di formazione, scuole dell’infanzia equiparate. Il piano di spending review in salsa trentina prevede una riduzione del 5% in cinque anni su 441 milioni “aggredibili”. Nel 2013 il primo contenimento sarà di mezzo punto.

Questa, come ha precisato il direttore generale Ivano Dalmonego, è la prima fase del contenimento dei costi e riguarda il back office. La riorganizzazione permetterà di offrire gli stessi servizi ma con una quantità di risorse minore. Poi il piano si estenderà a enti e agenzie. Per la prima volta è stato realizzato un vero e proprio piano industriale della Provincia, perché oggi più che mai il pubblico va considerato come un’azienda produttiva. Più snelli ed efficienti, anche attraverso la riduzione dei tempi della burocrazia, crea maggiore attrattiva e si recuperano risorse da investire in progetti per la comunità.

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