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ROVERETO. E’ un piano, e lo è nel modo più concreto del termine perché imposta gli interventi che in tema di viabilità, infrastrutture e mobilità saranno compiuti a Rovereto nei prossimi 10 anni. Ma il Pum, nel bene o nel male lo dirà solo il tempo, è anche molto di più. Un cambio radicale di visuale rispetto al passato, una scelta di campo, un impegno prima di tutto culturale. E una scommessa: punta a cambiare mentalità e cultura dei roveretani, partendo dalla convinzione che la qualità della vita di tutti possa migliorare, e che quindi quello che oggi sarà magari accolto con qualche mugugno, nel prossimo futuro diventerà motivo di orgoglio e fonte di benessere per ogni cittadino.
Ridotto a slogan, il concetto è che non si ragiona di viabilità ma di mobilità. Mettendo al centro non i veicoli, ma la persona. E partendo dalle effettive esigenze di movimento di ogni roveretano per costruire le soluzioni più adeguate. In altre parole, l’obiettivo non è far arrivare ogni auto in qualsiasi momento in qualsiasi posto, ma garantire a chiunque di poter andare dove vuole in modi efficaci, veloci e sicuri. E se esistono vari modi per farlo, scegliendo quello di minor impatto sociale, e quindi risparmiando inquinamento, rumore, pericoli per gli altri, energia.
A questo punto è chiaro come il Pum si ponga, ora che dopo due anni di lavoro è stato completato (ieri la presentazione a commissioni consiliari e circoscrizioni; ora 30 giorni per le osservazioni e poi diventerà esecutivo) come un punto di rottura e qualificante, ancora nel bene e nel male, per l’amministrazione. Perché più del Prg influirà sulla vita di ognuno. Brutalmente: è il terreno sul quale con ogni probabilità si valuterà in futuro l’amministrazione Miorandi.
Chiariti gli obiettivi, il punto è come li si raggiunge. E il Piano propone soluzioni concrete, declinandole sui prossimi 10 anni, sia con criteri di priorità, sia considerando con realismo i tempi di realizzazione.
Partendo dal fatto che il limite di velocità dei 30 chilometri all’ora verrà esteso a quasi tutta la città, per quanto riguarda le strutture, nei prossimi tre anni dovranno arrivare le bretelle «Ai Fiori» e «Alla Mira», l’asse di viale Caproni e viale dell’Industria dovrà venire adeguato al ruolo di viabilità sovracomunale, collegando la Mira con la Rivana e la statale andrà declassata a strada urbana per l’intero tratto di Lizzana.
Da qui a 6 anni, seconda fascia, dovranno arrivare la variante di S.Ilario, il collegamento tra la rotatoria dello stadio Quercia e San Giorgio attraverso l’area della ex cava Torelli e via Cavalcabò e si dovrà realizzare il collegamento della grande viabilità col polo della Meccatronica. Due possibilità: o un sottopasso dell’intera stazione ferroviaria, che colleghi la statale, a quel punto interrata in piazzale Orsi, con via Zeni o con un sottopasso da via Pasqui fino alla nuova bretella tra Stadio e San Giorgio. La prima soluzione è quella sostenuta dalla Provincia, ma è costosissima e complessa. La seconda suggerita dal Comune: molti problemi in meno ed efficacia paragonabile.
Infine il lungo periodo: tra 6 e 10 anni. Finiscono lì le due ipotesi di tangenziale, e sempre come sola ipotesi. Per due ragioni. La prima è che i modelli matematici dimostrano, secondo gli esperti del Pum, che toglierebbero solo una quota tra il 5 e il 15 per cento del traffico attuale da via Abetone. Non risolvendo il problema. Il secondo è che realizzarle richiederebbe comunque almeno 10 anni, e 10 anni con le condizioni attuali non si può andare avanti.
La soluzione per l’immediato è in una serie di interventi «leggeri». L’interramento della statale in piazzale Orsi, appunto, ma ancora prima la fluidificazione del traffico sulla statale da ottenere eliminando il semaforo di via Maioliche (canalizzazione con obbligo sempre di svolta a destra sia in ingresso che in uscita da quella via) e con una nuova rotatoria per via Craffonara: sarà la prima ad essere realizzata, a febbraio. Una passerella sospesa per i pedoni e una rivisitazione dei tempi semaforici dovrebbero poi allentare il nodo di piazzale Orsi in attesa dell’interramento.
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